Maternità: l'idea di una "età giusta" per farlo è legata a doppio filo con il contesto sociale
Ne parliamo con Francesca Bubba.
Condividi su
La risposta breve, quella che non piace a nessuno perché non è rassicurante, è "no". Non esiste un’età giusta in assoluto per diventare madri. Esistono tre orologi diversi che però sono sincronizzati raramente: quello biologico, quello sociale e quello personale. Il conflitto tra questi tre è uno dei drammi silenziosi che affliggono le ragazze occidentali. Anzi forse è il dramma.
In questo approfondimento abbiamo coinvolto l'attivista e divulgatrice Francesca Bubba, che precisa «L’età giusta è quando la tua vita, e il mondo che ti circonda, sono nelle condizioni di accogliere una nascita senza trasformarla in rinuncia. Senza chiamarti alla sottrazione e senza che la nascita della madre implichi la morte della donna, della buona amica, della moglie, della figlia, della lavoratrice, dell’appassionata di disegno» Non esiste l'età giusta, secondo Bubba, ma «la società giusta».
Se dovessimo ragionare per geografie, sapremmo - dai dati - che in Europa la maternità è tardiva: l’età al primo figlio è tra le più alte al mondo. Se in Italia si diventa madri a circa 31,6 anni, in Spagna a 31,7 e in Francia e Svezia a circa 29. Negli Stati Uniti l'età media al primo figlio è di 27,5 anni, ma con enormi differenze sociali (vedi sotto). In America Latina si va dal Brasile, dove si diventa madri attorno ai 26 anni, al Messico, 25 anni. Ma qui le gravidanze adolescenziali restano diffuse nelle fasce più vulnerabili della popolazione.
In Asia ci sono sia il Giappone, con i trent'anni tondi di media per la prima gravidanza, all'India e Indonesia dove avviene tra i 22 e i 24 anni. Nei Paesi dell’Asia orientale avanzata, maternità tardiva e natalità bassissima sono ormai strutturali. In Africa la maternità è precoce: In Nigeria tra 21 e 22 anni, in Niger ed Etiopia a circa 18.
l'età "giusta" per diventare madri non esiste
Se dovessimo ragionare socialmente, scopriremmo che le vere differenze sono legate alle classi sociali. Ed ecco che "l'età giusta" per diventare madri cambia a seconda di prospettive e istruzione all’interno dello stesso Paese e perfino della stessa città.
Per non rimanere sempre vincolate al racconto dell'Italia, prendiamo a esempio il caso degli Stati Uniti. Le donne con la laurea non hanno il primo figlio prima dei trent'anni. Quelle senza diploma a 23 anni sono madri e le gravidanze adolescenziali sono anche qui concentrate nelle fasce a basso reddito.
È chiaro che la maternità - la sua costruzione simbolica - segue due logiche opposte: nella classe medio-alta il ragionamento è "prima capitale umano, poi figli". Nella classe popolare la genitorialità è spesso fraintesa come tappa essenziale all’età adulta anche quando il contesto lavorativo è instabile. Anzi, forse proprio per sopperire a una mancanza di certezze sociali si costruisce qualcosa di solido nella sfera domestica.
Francesca Bubba "è il momento a dover essere giusto, non l'età"
Alla luce di questa sintetica ma chiarissima analisi di dati, è evidente che non esiste una età universalmente giusta. Non da una prospettiva sociale o geografica. Diverso è per la biologia (altrettanto evidentemente). «Non credo esista un’età giusta in assoluto per diventare madri. Certo, la biologia indica finestre più favorevoli, ma la cultura spesso le trasforma in ricatti», commenta l'attivista, divulgatrice e opinionista Tv Francesca Bubba. «Il mercato, a sua volta, le trasforma in colpevolizzazione, rimandando ad un senso di inadeguatezza costante».
«Per me esiste il momento giusto, più che l’età. E il momento giusto è quando non sei sola, quando puoi contare sulla sicurezza del reddito, sull’efficienza dei servizi e sulla comunità che ti sostiene. È il momento giusto quando disponi del tempo da dedicare alla cura. È il tempo giusto quando la maternità è una scelta, non un destino», continua.
Oggi «strumenti come il congelamento degli ovuli (ancora purtroppo inaccessibile ai più) possono ampliare la libertà di scelta, ma non devono diventare l’alibi di un sistema che rinvia tutto sulle spalle delle donne, ancora di più». E conclude «Dunque no, non esiste l’età giusta. Esiste la società giusta, ma su quella il mercato non può lucrare: non esiste l’integratore per contrastare la cristallizzazione della cultura. Ahinoi».
Condividi su