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Aggiornato il: 3 minuti di lettura

La differenza tra la realtà "reale" e quella dei social (che forse non c'è più)

La differenza tra la realtà reale e quella dei social (che forse non c'è più)
(getty)
I social creano dipendenza, confondono i piani e allontanano le persone dalle esperienze "vere" e dalla realtà.
Oppure quest'ultima cosa non è vera?
di Eugenia Nicolosi

I social media hanno molti aspetti positivi (sono un potente strumento di connessione e creano comunità). Ma esiste un fattore di dipendenza: usarli "troppo" può portare a un dissociamento dalla realtà. Ma forse, come società, commettiamo l'errore di riferirci al mondo fisico come al mondo "reale" sottintendendo che il mondo virtuale o digitale sia l'opposto, cioè "irreale". Ma se non fosse più così?

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la dipendenza dai social è un fatto

Gli effetti della dipendenza dai social sono paragonabili a quelli della tossicodipendenza: usare troppo i social innesca problemi di natura psicologica e relazionali e basta rendersi conto del tempo che passa mentre si guardano "reel" per capire che la cosa può sfuggire di mano a chiunque. Si apre un'app e un'ora dopo ci si chiede come abbia fatto a passare quell'ora.

Questo non significa necessariamente essere già dipendenti dai social: la dipendenza è l'uso compulsivo o eccessivo che determina appunto una forma di "dipendenza", a partire da una preoccupazione eccessiva nel controllo delle notifiche o di quanto accade alle persone che si seguono fino al punto di compromettere le altre aree della propria vita. La dipendenza da social si nutre di quello che viene chiamato "sistema di ricompensa variabile": ci si sente bene, per esempio ottenendo commenti e Mi piace, ma proprio perché non è certo che si otterranno si ha l'impulso di proseguire nel tentativo di procurarseli e ricevere la scarica di dopamina nel cervello.

Più si riceve questa sensazione più spesso si desidera riceverla. È lo stesso circuito neurale che le droghe e il gioco d'azzardo possono innescare per far sì che le persone tornino a drogarsi o a giocare. Fortunatamente la differenza fondamentale tra la dipendenza da droghe e quella dai social è che nel secondo caso basta una motivazione qualsiasi per ridurre o interrompere il circuito. A volte tale motivazione è, banalmente, qualcosa di improrogabile da fare. Sfortunatamente, le generazioni più giovani, non hanno conosciuto la vita prima dei social, motivo per cui è più difficile per loro comprendere la distanza tra la realtà di cose da fare, cose da conoscere, cose da vedere e la realtà filtrata attraverso il digitale.

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(facebook)

Una cosa è la "realtà", l'altra è il digitale. Oppure no?

Nel film Inception Leonardo Di Caprio ha una trottola che fa girare per capire se è ancora in sogno o se si è svegliato: se la trottola cade vuol dire che è sveglio. Come società, spesso ci riferiamo ai nostri ambienti fisici e alle nostre interazioni come "il mondo reale". Riferendoci al mondo fisico come al mondo "reale", stiamo quindi sottintendendo che il mondo virtuale o digitale sia irreale e gli precludiamo di essere reale. Questa etichettatura significa che non importa cosa facciamo o come ci comportiamo: ciò che accade nel mondo fisico è più reale di qualsiasi cosa accada nel digitale. Questo, naturalmente, non è vero per tutte le persone.

La realtà può verificarsi sia negli spazi fisici che in quelli digitali, pensiamo ai luoghi di lavoro online, con persone che interagiscono tra loro tramite Teams o Meet. Sono cose reali, anche se succedono su un piano digitale. Le operazioni bancarie, la psicoterapia e lo shopping ora avvengono online. Ciò significa che non abbiamo "davvero" speso quei soldi per la crema idratante? "Realtà" sta quindi diventando un concetto non esclusivo del mondo fisico.

Per quanto discriminate, le forme di socializzazione e di creazione di comunità sui social sono reali eccome. Ma la discriminazione resiste lì dove ci sono persone che credono che esista un modo “giusto” per socializzare, fare amicizia, e altri sbagliati. Pensiamo però alle persone disabili, che sono solo un esempio di una popolazione che può trovare comunità online, amicizia e anche modalità di lotta e rivendicazione. Dire a loro che ciò che stanno facendo non è "reale" è abilista ma soprattutto è negare la realtà, appunto, riservando il privilegio della "vera" socializzazione (o lotta, o amicizia) a chi si vede dal vivo. 

il problema della cultura che vede i social separati dalla realtà

Quando solo il mondo fisico è considerato la realtà e il digitale è quindi considerato una non realtà, oltretutto, alle persone viene concesso il tacito permesso di comportarsi in modo incivile online. Se continuiamo a dire alle persone che online non è reale, allora ci sono meno risorse per correggere i comportamenti come bullismo, molestie e trolling.

Le discussioni possono degenerare nel mondo fisico con conseguenze decisamente reali e perfino mortali, come nel caso di persone che si tolgono la vita o restano traumatizzate. Le interazioni fisiche e digitali sono la stessa cosa? Non per tutte le persone, ed è proprio questo il punto.

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(getty)

Telefonare e postare, camminare virtualmente lungo il corridoio del Louvre o tra le piramidi al Cairo, chiacchierare bevendo un caffè in videochiamata: sono esperienze che non occorre sminuire solo perchè avvengono digitalmente, sono "importanti" tanto quanto le interazioni faccia a faccia, i viaggi veri e le vere visite "vere" ai musei "veri" ma ovviamente offrono molta meno esperienza in senso stretto. Soltanto che per alcune persone, e non parliamo solo di persone disabili, è l'unica via per farla, quell'esperienza

Il tema è che con il tempo non ci sarà più differenza tra la realtà fisica e quella digitale. I bambini e le bambine di oggi hanno già imparato a sfruttare le interazioni digitali, ciò che imparano o fanno ha delle ripercussioni nel loro mondo reale e quasi conoscono i social come fonte primaria di apprendimento e intrerazione. Il sospetto è che quando saranno adulti e adulte questo articolo sarà del tutto irrilevante e perfino il concetto di dipendenza da social sarà rielaborato. Tanto vale farci i conti.