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in che senso "Pagine gialle"? Aggiornato il: 5 minuti di lettura

Cose che facevamo prima degli smartphone (e a cui i giovani non credono)

Prima degli smartphone le persone faticavano immensamente per fare alcune cose che oggi richiedono dai 30 ai 35 secondi.
E no, non parliamo solo di appuntamenti.
di Eugenia Nicolosi
Cose che facevamo prima degli smartphone (e a cui i giovani non credono)

La tecnologia è un'arma a doppio taglio, ormai lo sappiamo. Ma i benefici degli smartphone pare superino di gran lunga le controindicazioni e, in ogni caso, ormai non è immaginabile pensare a vivere totalmente senza. E quando si tratta di abitudini di procrastinazione? Pure. Da un lato lo smartphone ci fornisce infinite distrazioni e infinte opportunità per perdere tempo ma non è che prima fossimo 'ste macchine da lavoro. Gli smartphone d'altro canto vengono continuamente migliorati per rispondere a delle esigenze che noi, evidentemente, abbiamo (o che il marketing ci dice che dobbiamo avere). Inutile quindi demonizzare loro e tutti i dispositivi che oggi colpevolizziamo per quasi tutte le disfunzionalità umane: le nuove tecnologie hanno rivoluzionato il modo in cui le persone fanno praticamente ogni cosa e sono uno strumento realmente democratico. Ma le "cose" le facevamo anche prima.

Video - La realtà virtuale per persone disabili, una meraviglia!

cose che le persone facevano prima degli smartphone

Com’era la vita prima dei telefoni cellulari? Molto più complicata ma in qualche modo più interessante: non c'era tutto a portata di mano e a qualsiasi ora del giorno e della notte e, forse per questo motivo, alle cose, al tempo e alle persone si dava un valore diverso. È anche vero che i Millennial e le generazioni precedenti non sono persone nate nell'era digitale, quindi hanno vissuto uno strappo che la Gen Z per esempio non ha vissuto. E siamo sicure che anche la Gen Z sa dare il valore che meritano alle cose, al tempo e alle personeE noi pure perdevamo mille ore di tempo a fare le stesse fotografie che i giovani fanno oggi, quantitativamente parlando. Però la differenza è che noi le sviluppavamo. Oggi sembra che solo i fotografi professionisti utilizzino le vere macchine fotografiche per scattare foto mentre tutti gli altri usano lo smartphone. Prima era al contrario: tutti usavamo una macchina fotografica e anche quando i primi smartphone avevano la fotocamera integrata non la usava nessuno. Che fosse digitale, analogica o di carta quindi usa e getta (giuro), era normale portarsi dietro questo aggeggio se volevamo collezionare ricordi e condividerli. Anche con il tizio che poi sviluppava le fotografie, che oltretutto ci faceva aspettare giorni o, nei periodi caldi come Ferragosto o Natale, anche settimane.

E come venivano le fotografie? Malissimo. Sfocate, storte e con delle luci assurde che iperesponevano i soggetti e alla fine quello che si vedeva bene era solo un angolino. Non è che potevamo vedere l'anteprima.

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(getty)

C'era la musica (ed era una fatica pure quella)

Radio/walkman/lettori CD/iPod. In quest'ordine. Almeno per i Millennials. L’evoluzione dell’ascolto della musica è stata qualcosa di grandioso, anche soltanto per la velocità con cui si è verificata. La radio esisteva da sempre e poi all'improvviso stavi infilando le tue cassette preferite nel walkman (enorme) o nell'autoradio sperando che il nastro non uscisse tutto fuori e si ingarbugliasse. Altrimenti ti toccava prendere una penna, metterla in uno dei due buchi della cassetta e riarrotolare la micro bobina.

Poi è arrivato il futuro, ovvero lettore di Compact Disk da casa oppure portatile (enorme). All'inizio lo avevano solo le persone super benestanti. L'unica cosa di cui dovevi preoccuparti era che il cd non si graffiasse. E si compravano i "singoli", cioè la traccia di punta di un album che sarebbe uscito di lì a breve. Almeno accadeva prima di iniziare a masterizzare le proprie compilation scaricando musica illegalmente con LimeWire o Napster. Ma già parliamo del Duemila, quando è arrivato il computer nelle case (e con esso le chat). E poi l'iPod, che era una scatola magica per la musica in formato Mp3. Cose che oggi suonano pure un po' nerd ma all'epoca era normale saper scaricare, rinominare, salvare, ridurre e sincronizzare i dispositivi. 

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gli appuntamenti erano un salto nel buio

Dove ci vediamo? L'appuntamento veniva preso durante una telefonata fatta dal telefono fisso, quello "di casa" e di cui si sapeva il numero a memoria (il proprio e un'altra sfilza tra amici e parenti). Oppure l'appuntamento, prima dello smartphone, veniva preso a scuola, in ufficio, il giorno prima a una cena. E non c'erano certezze: ti dovevi fidare e basta, altro che "sto qui", "ti mando la posizione", "scrivimi quando arrivi che scendo". Fantascienza. Semmai, quando si viaggiava su lunghe distanze, le persone acquistavano mappe fisiche di carta per raggiungere una determinata destinazione. 

E piuttosto che la voce di un computer che diceva gentilmente a chi stava al volante dove andare, probabilmente c'era qualcuno seduto lato passeggero che teneva in mano una mappa e urlava. E si chiedevano indicazioni. E a differenza di oggi, quando si avvicinava qualcuno per strada non si sperimentava il terrore: il 90 per cento delle volte era qualcuno che cercava una via.

Lo stesso dicasi per i date: non è che si poteva fare una ricerca incrociata tra social, amicizie in comune, contenutin postati nei dieci anni precedenti per vedere se era un serial killer. Niente di tutto ciò: vi piacevate e a naso non ti sembrava un pericolo pubblico? Benissimo, si esce.

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Poi la consuetudine voleva che si sperasse di rientrare a casa e sentire qualcuno della famiglia dire "sappi che ha telefonato" per saltare di gioia. Ma senza farsi vedere. Le cose lunghe si scrivevano a mano o via mail. Ma la notizia è che si scrivevano cose lunghe. Ci si scambiavano tonnellate di pensieri e parole, altro che emoticons. Anche perché non esistevano e per alcuni anni gli sms si pagano a seconda della lunghezza. Per questo motivo alcuni boomer scrivono ancora "QND" al posto di "quando". Ci toccava risparmiare caratteri e alcuni di noi sono rimasti sotto. 

le telefonate a tre

Il teledono fisso aveva alcune issue: toccava condividerlo con il resto della famiglia. Se serviva a qualcuno si doveva chiudere la telefonata. Ma con la super tecnologia (questo ci sembrava) nelle case potevano essere installate due o più linee e soprattutto si poteva parlare al telefono con più di una persona. Una specie di Clubhouse antelitteram. Prima dello smartphone ovviamente se occorreva fare una chiamate - di solito per le urgenze - quando si era fuori casa si usavano le cabine telefoniche. Posti orrendi e sporchi come i bagni degli autogrill però utili. Queste reliquie di un tempo si trovavano in ogni della città e ancora ogni tanto capita di vederne qualcuna. Comprensibilmente, non mancano a nessuno.

toccavamo spesso (e odoravamo) La carta 

La stampa era oltretutto di gran moda. Prima degli smartphone non ci si informava sui social. Anzi, prima degli smartphone non si aveva la presunzione di ritenersi informate dopo 15 minuti di Facebook o Twitter. Tutti si abbonavano al giornale di riferimento per le notizie di cronaca e politica ma anche a una manciata di riviste rilevanti per i loro interessi. E le persone avevano scaffali pieni di libri. In ogni casa si potevano trovare pile di giornali, libri e riviste dedicate a qualsiasi cosa, dall'archeologia ai cani di piccola taglia. 

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perdevamo tempo ugualmente (forse di più)

Non è che senza gli smartphone non avessimo come perdere tempo. Le persone giocavano ai videogiochi mobili su un Gameboy o un Game Gear. E il lusso vero era che non c'erano acquisti in-app o banner pubblicitari. E c'erano i giochi da tavolo, come Scarabeo (sarebbe Ruzzle ma fatto di persona) o come Risiko! che il più delle volte finiva a urla e tabellone lanciato per aria. Le persone che non avevano voglia di fare niente potevano: erano libere di non fare niente. Per esempio senza smartphone, le sale d'attesa, erano stanza in cui si chiacchierava o ci si alienava. Si doveva stare in silenzio per lunghissimi periodi di tempo e non si aveva nessun tipo di "rifugio" tecnologico. Si stava sedute e basta. 

Quando qualcuno stava nella propria camera da letto, da sola, senza computer, televisione o cellulare, era veramente sola. Ma non era una solitudine scomoda o triste, era la normalità: si ascoltanva musica senza vedere nessun video (a meno che non ci fosse in camera un televisore da cui prendere Mtv), si scrivevano letterine alle amiche, si "perdeva tempo". Anche perché come detto, nelle ore serali il telefono di casa era un bene prezioso

quando uscivamo ci guardavamo negli occhi

Si usciva: le persone abitavano il mondo esterno come se avessero appena scoperto Narnia. Si andava per negozi, che fossero di vestiti, trucchi o dischi, si conoscevano le persone che ci lavoravano. Si camminava senza meta, senza mappe e senza chiedersi all'ultimo minuto "vediamo se in giro c'è qualcuno". Si parlava di tante cose e lo si faceva a lungo perché non c'erano smartphone con la connessione a Wikipedia per stabilire chi avesse ragione e chi torto. Le discussioni duravano ore. A volte finivano anche male. Ma era bello lo stesso. Anche perché non solo le persone erano più predisposte a socializzare, ma quando si stringevano la mano e si parlavano lo facevano guardandosi negli occhi. Fine del contenuto nostalgico.