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Aggiornato il: 2 minuti di lettura

Tornare all’università a 40 anni: il boom che racconta i sogni rimandati

I quaranta sono i "nuovi venti" in tutti i sensi: è boom di iscrizioni alle Università italiane, con percentuali di matricole esplose negli ultimi anni.
di Eugenia Nicolosi

Per spiegare il boom di iscrizioni all'università da parte di "over 40", va sottolineato che a incidere prima di tutto è il lavoro (che è diventato meno lineare). Molti quarantenni e cinquantenni si trovano a dover cambiare ruolo, quindi anche a dover aggiornare competenze o rafforzare il curriculum. Ma non è solo questo, ovviamente.

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storie di scelte rimandate, sogni nel cassetto e libertà

In Italia, all’università, tornano gli adulti: nell'anno accademico 2023/2024 le nuove iscrizioni all'università degli over 40 sono state circa 5.500, l’1,7 per cento delle matricole. Ne emerge un fenomeno ancora minoritario, ma stabile e più visibile rispetto al passato. A spingere il ritorno in aula ci sono soprattutto carriere da ricostruire, lauree lasciate in sospeso e il desiderio di riprendersi un pezzo di vita rimasto indietro: sempre più spesso si ricomincia - o si inizia da zero - a studiare dopo i quarant'anni, quando alle spalle ci sono lavori, famiglie, mutui, percorsi interrotti e scelte rimandate.

È il portale Ustat del ministero dell'Istruzione che ci consente di osservare anche la distribuzione degli iscritti e delle iscritte per anno di nascita. Scopriamo così che nei grandi atenei la presenza degli studenti adulti è una realtà consolidatissima: alla Sapienza di Roma gli iscritti over 40 sono circa 5 mila, il 4,2 per cento del totale. All’Università di Bologna superano i 3 mila, intorno al 3,4 per cento.

Alla Bicocca di Milano sono circa mille, il 2,7 per cento. Sono numeri lontani, evidentemente, da quelli degli studenti in età classica, cioè appena usciti dal liceo, ma pur sempre sufficienti a modificare la composizione delle aule: accanto ai diciottenni e ai ventenni siedono lavoratori e lavoratrici, genitori, pensionati e pensionate, persone che avevano lasciato gli studi in sospeso o che scelgono un corso lontano dal mestiere svolto per una vita.

A Bologna il fenomeno è diventato anche una questione organizzativa. L’Alma Mater ha dedicato una serata agli studenti senior, raccogliendo più di 800 iscrizioni da varie parti d’Italia. C’è chi lo fa perché cerca una promozione che senza laurea non otterrebbe, chi vuole ricollocarsi nel mercato del lavoro, chi ha bisogno di una nuova qualifica. Ma ci piace pensare soprattutto a chi si iscrive all'università per recuperare un vecchio desiderio, una laurea lasciata a metà o per chiudere un cerchio rimasto aperto perché magari in passato non ha potuto farlo.

A vent’anni l’università è un passaggio praticamente obbligatorio per molte persone, che scelgono percorsi indicati dai genitori o dalle circostanze. A quarant'anni o a cinquanta diventa una scelta più consapevole e volendo identitaria.

Tanto è vero che le materie umanistiche attirano una quota consistente di studenti adulti, spesso mossi da interessi personali. Ma parlando di sogni rimasti a lungo nel cassetto, in ambito medico e scientifico i numeri sono più contenuti, ma non assenti: secondo le ricostruzioni disponibili, gli over 40 sono circa 315 nell’area medica e 140 in quella scientifica.

La matricola over 40 porta all'università un’altra postura

Se a vent'anni si è terrorizzate dall'esame, a quaranta no. Ma chi si iscrive all'università da adulto, da adulta, lo fa con tutto un altro spirito: pone domande con più serenità e più complesse, intreccia teoria ed esperienza, affronta le conversazioni con assistenti e prof con meno panico. Ed è qui che emerge secondo noi la dimensione personale. Molti adulti non si iscrivono solo per fare carriera, ma per chiudere un conto aperto con sé stessi, ora che si conoscono e scelgono di dedicarsi alle proprie reali attitudini e sogni.

C’è poi un fattore pratico: oggi studiare da adulti è più possibile rispetto al passato. Le piattaforme digitali, le lezioni online, gli atenei telematici, i servizi a distanza rendono l’università molto meno legata all’immagine dello studente ventenne che frequenta ogni giorno in presenza e forse più allineata con un nuovo modo di vivere i quarant'anni, e pure i cinquanta: forse non sono i "nuovi venti", ma di certo non sono i "vecchi 40". Bene così.