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not all men (ma la metà sì) Aggiornato il: 5 minuti di lettura

Se resti in una relazione violenta la colpa è tua: lo pensano 5 maschi su 10

Se resti in una relazione violenta la colpa è tua: lo pensano 5 maschi su 10
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Una survey tutta italiana rivela che la metà del campione maschile ritiene che la colpa sia della donna se rimane in una relazione violenta senza denunciare, suggerendo quindi che la responsabilità delle violenze subite sia di chi le subisce.
di Eugenia Nicolosi

La metà del campione maschile intervistato ritiene che la colpa delle violenze domestiche subite sia delle persone che quelle violenze le subiscono: in poche parole, se si rimane in una relazione violenta e se non si denuncia, si è responsabili delle violenze che il partner opera. Questa è solo la più shoccante delle notizie emerse da un’indagine di Eumetra, realizzata coinvolgendo donne e uomini tra i 16 e i 25 anni per conto di Telefono Donna Italia, il centro Antiviolenza attivo a livello nazionale.

Alexis Smith, Miss Kansas, denuncia il suo molestatore durante la premiazione: "È qui tra il pubblico"

Ma non solo: il 66 per centro delle giovani donne italiane ha il timore di vivere sulla propria pelle episodi di violenza e/o molestie e più di 6 su 10 mettono in atto strategie preventive, come evitare di prendere mezzi pubblici nelle ore serali e notturne o indossare abiti più coprenti

Secondo 4 ragazze su 10, i social influenzano negativamente l’immagine della donna e oltre la metà di loro ritiene che favoriscano comportamenti offensivi. La pensa diversamente il campione maschile: solo uno su 10 ragazzi attribuisce ai social la responsabilità della creazione di una visione negativa della donna e solo 2 su 10 ritengono che abbiano la loro parte nell’incoraggiare atteggiamenti sessisti. 

Anche i testi delle canzoni trap, secondo il 40 per cento delle ragazze, contribuiscono a veicolare un’immagine poco rispettosa delle donne, mentre sono solo 2 su 10 i ragazzi che la pensano allo stesso modo. Sembra quindi che i giovani uomini manifestino una sensibilità meno sviluppata sul tema e profonde differenze nella percezione e nell’esperienza nei confronti del tema della violenza.

se resti in una relazione violenta la colpa è tua

Parlando di denuncia e di reazione alle violenze, a fronte di un’idea condivisa che le donne scelgano di tacere per timore di ritorsioni, emerge che circa la metà del campione maschile ritiene la donna colpevole se rimane con un uomo violento senza denunciare, suggerendo implicitamente una sua diretta responsabilità nelle violenze subite.

La "giustificazione" della violenza domestica, incolpare la vittima se resta in una relazione violenta, è una questione di autoconservazione: la colpevolizzazione della vittima serve a creare distanza psicologica tra chi incolpa e la stessa vittima, serve a razionalizzare un fallimento collettivo perché chi incolpa fa parte di quella stessa categoria di persone che quella violenza la pratica. In pochissime parole: se incolpo la vittima, scarico via la colpa da "un me ipotetico", illudendomi che "a me non accade". Oltre, ovviamente, alla intramontabile cultura che giusitifica e normalizza la postura del maschio partner come "genitore", con il potere di punire la partner se esce dal perimetro (autonomamente stabilito sempre da lui).

"perché non lo lasci?": come funziona il ciclo della violenza in una relazione

“Il ciclo della violenza” a cura del Center for Hope & Safety (CHS) è una sintesi molto bem argomentata del come la violenza all'ìinterno di una relazione viene erroneamente, culturalmente, letta come uno sfogo legato solo al momento e alle circostanze. In realtà la violenza segue uno schema tipico, indipendentemente da quando si verifica o da chi è coinvolto. Lo schema, o ciclo, si ripete: ogni volta il livello della sua violenza può aumentare. In ogni fase del ciclo, l'abusante ha il pieno controllo di sé (non sono mai raputs: fossero raputs picchierebbe anche il suo amico) e sta operando quella violenza per controllare e isolare la vittima. Comprendere il ciclo della violenza è fondamentale perché le vittime riconoscano che il responsabile è solo l'abusante.

Il ciclo della violenza è costituito da sei fasi distinte: la preparazione, l'abuso, i sentimenti di "colpa" dell'abusante e la sua paura di ritorsioni, la sua razionalizzazione, il suo passaggio a un comportamento non violento e docile, le sue fantasie e infine i piani per la prossima volta in cui abuserà.

Prima fase: l'abuso può essere emotivo, fisico, sessuale, psicologico, economico e sociale (ecco tutti i tipi di abuso). Seconda fase: una persona non violenta sperimenta il senso di colpa in modo molto diverso da una persona violenta ma si sente in colpa per come ha influenzato la vita della persona che ha danneggiato (senso di colpa diretto alla vittima). Un abusante invece sperimenta un senso di colpa autodiretto: non si sente in colpa o dispiaciuto per aver ferito la sua vittima. Può scusarsi per il suo comportamento, ma le sue scuse sono progettate in modo da non affrontare le conseguenze o essere ritenuto responsabile. L'obiettivo della fase del senso di colpa è rassicurare se stesso che non verrà scoperto o per non dover affrontare le conseguenze.

“Il ciclo della violenza domestica”
“Il ciclo della violenza domestica”   (a cura del center for hope & safety (chs).)

Terza fase: la razionalizzazione dell'abusante che inventa scuse e incolpa la vittima per il suo comportamento. Le scuse più comuni di solito ruotano attorno al fatto che l'abusante era ubriaco o aveva subito abusi da bambino (l'uso di alcol e gli abusi subiti da bambino non rendono automaticamente una persona abusante e violenta). Le più comuni dichiarazioni di biasimo della vittima di solito si concentrano piuttosto sul comportamento della vittima. Ad esempio, "Se avessi pulito la casa, non avrei dovuto picchiarti" o "Se avessi cucinato la cena in tempo, non avrei dovuto picchiarti". L'obiettivo di questa fase è, ancora una volta, abdicare alla responsabilità del proprio comportamento

"va tutto bene": incolpare la vittima per educarla a restare

Quarta fase: il comportamento “normale” con lo scopo di riacquistare potere sulla vittima. L'abusante può comportarsi come se nulla fosse accaduto, come se tutto fosse normale. Ma se la vittima ha ferite visibili, dovrà spiegare - perfino a sé stessa - come se le è procurate. Il comportamento normale in tal senso è utile a mantenere la normalità della relazione per mantenere la vittima nella relazione e presentare la relazione come normale. Un'altra tattica che un abusatore può usare dopo aver scelto di essere violento è quella di diventare la persona premurosa, affascinante, leale e gentile di cui la vittima si è innamorata. Potrebbe portarla fuori a cena, comprarle dei fiori e convincerla che cambierà. Questo può essere un grande incentivo per le donne a rimanere o tornare dall'abusatore perché credono che questa volta cambierà davvero.

Quinta fase: fantasia e pianificazione. Nelle fasi iniziali, un abuser fantastica o ha un'immagine mentale della prossima volta che abuserà della vittima. Durante la fase di fantasia e pianificazione, l'abusatore è l'attore, il produttore, regista e protagonista.

L'abuser sperimenta il suo potere attivando la fantasia e la fase di pianificazione descrive in modo più specifico cosa l'abusante dovrà fare per abusare del/della partner: possono passare minuti, ore o giorni a fantasticare su cosa la vittima abbia fatto di "sbagliato" e su come gliela farà "pagare". Il più delle volte fantasticherà che lei abbia una relazione. La maggior parte delle donne abusate non ha il tempo, l'energia o l'interesse per avere una relazione ma resta l'accusa più comune (perché banalmente non è possibile provare di non avere una relazione).

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Fase finale: la pianificazione, il momento in cui l'abuser mette in atto il suo piano e "incastra" la vittima. Per fare un esempio del ciclo della violenza si può pensare a un uomo che abusa della sua compagna. Dopo averla picchiata o insultata prova un senso di colpa autodiretto che manifesta dicendo: "Mi dispiace di averti fatto male". Ciò che non dice è: "Mi dispiace perché potrei essere scoperto". Poi razionalizza il suo comportamento dicendo che la sua compagna ha una relazione con qualcuno. Le dice "Se non fossi una traditrice non dovrei insultarti". Poi si mostra contrito, rassicurandola che non le farà più del male. Poi fantastica, riflette sugli abusi passati e su come le farà del male di nuovo. Ha in programma di dirle di andare al supermercato a fare la spesa, per esempio, perché così ha un lasso di tempo sufficiente a sentirsi giustificato nell'aggredirla perché "Dove sei stata, hai una relazione con il commesso del supermercato". In questo modo la vittima viene, ancora, incastrata.

Violenza e parità di genere nella società e sui media: cos'altro dice la survey

Dalla ricerca emerge inoltre che, secondo le ragazze, il tema della violenza sulle donne è molto sottovalutato, soprattutto dagli uomini, dalla classe politica e dalla Chiesa; qualche critica di indifferenza sul tema è mossa anche a mass media, social e coetanei in generale. Diversa l’opinione dei ragazzi, secondo i quali se ne parla in maniera adeguata e, anzi, ragazze e mezzi d’informazione talvolta ne amplificano il reale valore.

La parità di genere è un altro ambito su cui le opinioni sono distanti: per oltre la metà delle ragazze non solo non è raggiunta, ma è ancora lontana, soprattutto nell’ambito della gestione dei figli, della casa o sul posto di lavoro. I ragazzi hanno un’opinione opposta: secondo il 60 per cento di loro, non solo sono stati fatti grossi passi in avanti, ma siamo molto vicini a raggiungerla.

La diversità di punti di vista tra ragazze e ragazzi trova conferma affrontando i temi dell’educazione affettiva e sessuale. Le ragazze si mostrano più coinvolte ed informate rispetto al tema dell’educazione affettiva, che consiste, secondo una loro definizione spontanea, nel “relazionarsi con rispetto alle persone ed imparare a gestire i sentimenti”. Le informazioni acquisite su questo tema derivano, in primo luogo, da internet ma, soprattutto tra le giovanissime (tra i 16 ed i 17 anni) ed i ragazzi, è presente anche la figura di insegnanti e genitori. Guardando, invece, al tema dell’educazione sessuale, gli adulti diventano un canale informativo decisamente meno prioritario: il passaparola e internet/social la fanno, in generale, da padroni ed in particolare la pornografia viene considerata un canale d’informazione da ben 4 ragazzi su 10 (a fronte di sole 2 ragazze).