i soldi fanno la felicità (?) 3 minuti di lettura

La vita sociale delle persone ricche spiegata dagli studi

Una scena del film "Saltburn" 

Le persone ricche a quanto pare passano più tempo con gli amici ma si sentono lo stesso più "sole"

Le persone ricche hanno più amici e sono più libere di passare del tempo insieme a loro. Ovvio, pensiamo. Ma non era vero che le persone ricche sono quelle più sole? Esistono due studi praticamente opposti sulla questione della solitudine collegata alla ricchezza: uno dice che i ricchi hanno più amici perché esternalizzano le attività domestiche (mentre quelle con meno possibilità economiche tendono ad aver bisogno dell’aiuto di familiari e vicini per un lavoro di cura reciproco). Il secondo studio dice che le persone ricche sono insoddisfatte dei loro rapporti sociali. Quindi si sentono sole.

Quante volte la paura di stare da soli ci spinge in relazioni sentimentali in cui non crediamo davvero?

Andando con ordine: che sia sotto forma di denaro, assistenza all’infanzia o assistenza agli anziani, o aiuto per spostare un mobile pesante, le persone che hanno bisogno di aiuto da parte di familiari e cerchia ristretta sono molte. A differenza loro, le persone con un reddito più alto tenderebbero ad allontanarsi dalla famiglia perché non necessitano di alcun sostegno di tipo pratico, andando a socializzare con persone nuove da inserire nella sfera amicale.

le persone ricche e il tempo libero

Lo studio che lo racconta, a cura delle ricercatrici Emily Bianchi della Emory University e Kathleen Vohs dell'Università del Minnesota e pubblicato su Social Psychological and Personality Science, ci dice quindi che potrebbero essere proprio i guadagni elevati a dare alle persone la possibilità di trascorrere più tempo con gli amici, nuovi o vecchi, e meno con la famiglia. Mentre le persone che classificheremmo come “ricche”, in relazione al reddito medio, escono dalla sfera familiare, le interazioni sociali di chi proviene da famiglie a basso reddito tendono a ruotare attorno ai familiari e ai vicini di casa. Oltre a osservare le serate trascorse a socializzare, le autrici hanno anche esaminato la giornata tipo di persone con diversi livelli di reddito: le persone con redditi più alti trascorrono circa 10 minuti in più da sole al giorno, 22 minuti in più con gli amici e 26 minuti in meno con la famiglia rispetto alle persone con redditi più bassi. Il comportamento sociale delle persone ricche è stato esaminato molte volte: studi precedenti hanno dimostrato per esempio che sono meno interessate alle interazioni sociali e meno compassionevoli rispetto alle persone con redditi più bassi. Ergo, più sole.

Leonardo Di Caprio in "Gatsby" 

il secondo studio sulle persone ricche (e la solitudine)

Il secondo studio è invece delle psicologhe Maike Luhmann e Louise C. Hawkley ed è stato pubblicato su Developmental Psychology. Si è concentrato sulla solitudine, che si ritiene sia l’esatto opposto dell’essere amati e del senso di appartenenza a una cerchia sociale (o a una comunità). La solitudine è dalle psicologhe associata a livelli inferiori di felicità in "una discrepanza percepita tra le relazioni sociali desiderate e quelle reali, una percepita mancanza di controllo sul numero e soprattutto sulla qualità del proprio impegno sociale". Ma un reddito alto è un deterrente per la manifestazione della solitudine: indipendentemente dalle altre variabili di vita, un reddito alto è collegato a un ridotto livello di solitudine.

Da questo studio è pericolosamente semplice concludere che una persona dovrebbe sentirsi meno sola man mano che la sua ricchezza aumenta visto che è il basso reddito a essere associato a livelli più alti di solitudine. La ricchezza quindi influisce davvero sulle relazioni sociali? Evidentemente. Ma anche al contrario: chi ha uno stipendio più alto trascorre meno tempo a socializzare (perché lavora), mentre chi ha un reddito più basso riferisce di sentirsi meno solo o sola. Forse le persone più ricche dedicano il loro tempo a relazioni sociali che sono anche strategiche per il miglioramento della loro stessa posizione sociale. Motivo per cui spesso non sono relazioni arricchenti dal punto di vista emotivo.

Alicia Silverstone in "Ragazze a Beverly Hills" 

E sempre le persone ricche potrebbero mettere gli “impegni familiari” o quelli con gli amici di vecchia data al secondo posto rispetto agli incontri sociali o alle reti professionali. E anche se lo studio non scandaglia questo preciso intreccio, è facile dedurre che trascorrere più tempo con la famiglia o con gli amici stretti significa sperimentare connessioni più profonde e autentiche. Quindi minori possibilità di sperimentare la solitudine. Per quanto, volendo aggiungere difficoltà al ragionamento, altri studi suggeriscono che le amicizie di “circostanza” fanno comunque molto bene a chi le coltiva. Quindi forse la solitudine si sperimenta quando le relazioni sociali si limitano a incontri interessati e non spontanei.

i soldi fanno la felicità oppure no?

C'è una conferma a cui appigliarsi per dire che i soldi fanno la felicità o per dire che avere più soldi smette di farti venire voglia di socializzare? Nessuno lo sa. Ma la maggioranza delle persone concorda sul fatto che quando le circostanze sono cattive, i soldi danno una grossa mano. Almeno per come abbiamo costruito questa società. Cure, cibo, casa: le tre C che senza denaro è difficile ottenere e avere ma che in una società realmente giusta sarebbero fornite gratuitamente o almeno, dal momento che sono considerate tutte e tre dei “diritti”, sarebbero garantite. E invece avere un piccolo tesoro è la garanzia di sicurezza che contribuisce eccome a “sentirsi felici”, volendo definire la felicità come “assenza di preoccupazioni”.

Ma forse la realtà è che siamo meno felici e basta: il politologo Robert Putnam ha scritto Bowling Alone, un libro uscito nel Duemila in cui sostiene che l’individualizzazione del tempo libero è in parte responsabile del declino della partecipazione civica. In sostanza siamo occupate e occupati ad arricchirci quindi siamo meno presenti nelle nostre comunità e intrecciamo meno relazioni sociali. Quindi non è tanto che i soldi non fanno la felicità: è il processo per avere dei soldi, o più soldi, che minaccia la felicità perché ci distrae dalle interazioni sociali.