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Dolcemente complicate (e parecchio incasinate): i personaggi femminili che fanno sentire capite

Dolcemente complicate (e parecchio incasinate): i personaggi femminili che fanno sentire capite
(getty)
Da Riverdale a Friends, tutti i personaggi femminili delle serie tv che con il loro caos ci hanno fatte sentire viste e soprattutto capite
di Eugenia Nicolosi

Le serie (tv o sulle piattaforme) ci hanno fatto un favore enorme quando hanno smesso di mostrarci personaggi femminili sempre coerenti, risolti, accudenti, capaci di scegliere la cosa giusta al momento giusto. Quelli ideati e scritti da uomini, in pratica.

Che cosa direbbe alle donne, oggi, Lidia Poët?

Molto più utile, e molto più consolante, è stato vedere sullo schermo personaggi di donne brillanti e scomposte, emotivamente geniali e sentimentalmente discutibili, incapaci di reggere il mondo, capaci però di sabotarsi con un messaggio mandato alla persona sbagliata

da "fleabag" a "sex and the city" (tranne samantha)

La regina recente di questa categoria è Fleabag (Phoebe Waller-Bridge), ironica, erotica, totalmente autodistruttiva e capacissima di trasformare il dolore in una battuta prima ancora di riuscire a nominarlo. Fleabag ha tolto alla fragilità femminile l’obbligo di essere elegante e ci insegna che si può soffrire malissimo, desiderare la persona sbagliata, ridere quando sarebbe meglio tacere, ubriacarsi fino a non capire dove si abita e restare comunque piene di senso. 

Prima ancora, in un registro molto più pop, c’era Rachel Green (Jennifer Aniston) di Friends: la ragazza che scappa dal matrimonio, entra al Central Perk con l’abito da sposa e prova a capire chi sia fuori dalla vita già apparecchiata per lei. Rachel è forse un po' viziata e incoerente, però la sua traiettoria ha parlato a molte: lasciare una strada comoda, cercare un lavoro, sbagliare totalmente amore, imparare a scegliersi con un ritardo clamoroso. Il taglio scalato ha fatto storia, certo ma il vero miracolo era sopravvivere alla propria confusione. Accanto a lei, la regina delle control freak Monica Geller (Courteney Cox) è l’incasinata che funziona benissimo finché si illude di riuscire a controllare tutto: pulisce, cucina, organizza, compete, sistema ma il suo caos rimane anche nascosto sotto l’efficienza.

vedersi emotivamente rappresentate significa sentirsi capite

Monica racconta una forma molto riconoscibile di ansia: quella legata al bisogno di essere impeccabili per sentirsi amate. Fa ridere perché esagera, resta addosso perché quella cronologia di traumi appartiene a tantissime (ciao, sindrome della sorella maggiore).

In How I Met Your Mother, Lily Aldrin (Alyson Hannigan) sembra la più stabile del gruppo ma invece è piena di crepe interessanti: vuole l’amore, la famiglia, la casa, però vuole anche essere artista, partire, sbagliare, sottrarsi ogni tanto alla parte di quella affidabile. Lily ha raccontato una cosa meno televisiva e molto reale, cioè che anche chi ha scelto una vita può sentirsi soffocare dentro quella scelta. Succede. 

Annalise Keating (Viola Davis) di Le regole del delitto perdetto è l’incasinata monumentale, quella che non entra in una stanza: la occupa. Avvocata formidabile, docente carismatica, manipolatrice  e potentissima, Annalise è un personaggio costruito su fratture enormi. Non è complicata nel senso grazioso del termine: è una donna che porta addosso trauma, ambizione, dipendenza, desiderio di controllo, paura, fame di amore e una lucidità feroce. Ci ha fatto sentire comprese non perché fosse facile identificarvisi (magari!), ma perché ha mostrato che una donna adulta può essere brillante eppure devastata senza obbligo di essere rassicurante, materna né eticamente pulita.

dal potere al caos sentimentale: siamo tutte Lorelai Gilmore

Poi c’è Lorelai Gilmore (Lauren Graham) di Una mamma per amica, che merita un posto altissimo nel pantheon delle donne incasinate: ragazza madre, figlia in fuga, donna brillante, sarcastica, iperverbale, affamata di indipendenza e insieme terrorizzata dall’intimità vera. Lorelai ha costruito una vita tutta sua, lontana dalla famiglia soffocante da cui era scappata, ma non ha mai smesso davvero di combattere con quella ferita. Straparla e fa battute quando dovrebbe fermarsi, fugge quando dovrebbe restare, trasforma ogni discussione in una scena da commedia perché il dramma può far paura.

Accanto a lei, Sookie St. James (Melissa McCarthy) sembra solo la migliore amica buffa, la cuoca geniale, la donna tenera e un po’ svagata. Sappiamo che è costruita sul tropo "dell'amica" ma il personaggio secondario in realtà è molto di più di questo, Sookie è il caos declinato all'amore e alla cura.

GIà che siamo a Stars Hollow parliamo di Lane Kim (Keiko Agena), forse una delle più sottovalutate di Gilmore Girls. Lane cresce dentro regole rigidissime e si costruisce una vita parallela sotto il pavimento della sua stanza: musica rock nascosta, cd proibiti, desideri non autorizzati. Il suo disordine è silenzioso, ma profondissimo. Deve continuamente negoziare tra chi è e chi dovrebbe essere, tra la figlia perfetta e la ragazza che vuole suonare, amare, scegliere. E infatti Lane ci ha fatto sentire capire perché a turno siamo tutte state Lane.

Dentro Sex and the City, invece, l’incasinamento femminile è praticamente un sistema narrativo a partire da Carrie Bradshaw (Sarah Jessica Parker): pensa troppo, desidera troppo e male, sbaglia spessissimo e trasforma ogni oscillazione sentimentale in una rubrica, con risultati alterni e scarpe sempre costosissime. È narcisista e brillante ma pessima nella gestione delle finanze, delle relazioni e talvolta delle amicizie. Però ha aperto un varco: ha messo al centro una donna adulta che racconta il desiderio, per quanto storto.

Miranda Hobbes ci insegna la frattura dell'indipendenza femminile

Miranda Hobbes (Cynthia Nixon) è l’incasinata razionale. Brillantissima, feroce e sarcastica, è quella capace di leggere la realtà meglio di quasi tutti gli altri, salvo poi leggerla troppo e irrigidirsi appena qualcuno le chiede di lasciarsi andare. Miranda ha il caos di chi si è costruita una corazza intelligente e poi scopre che la corazza protegge però pesa immensamente. È una donna che vuole essere autonoma senza diventare sola, alzi la mano chi è con lei.

Charlotte York (Kristin Davis) è l’incasinata della perfezione: vuole l’amore giusto, la casa giusta, il matrimonio giusto, la vita giusta. La sua confusione nasce proprio dalla precisione del sogno: più l’ideale è ordinato, più la realtà rischia di sembrare un guasto tecnico. Charlotte è stata spesso presa in giro per il suo romanticismo, ma il suo personaggio racconta una verità alla quale siamo tutte esposte: credere moltissimo nel lieto fine a volte significa baciare molti, molti rospi. L’unica davvero risolta, in quel gruppo, è Samantha Jones (Kim Cattrall). Ma le abbiamo dedicato uno spazio tutto suo

Dal territorio melodrammatico e ipercolorato di Riverdale arriva Betty Cooper (Lili Reinhart), la brava ragazza che brava non riesce a essere mai fino in fondo. Betty è costruita sul conflitto tra immagine e pulsione: ordinata fuori, inquieta dentro; diligente, intelligente, piena di rabbia trattenuta. In Riverdale è portato tutto all’eccesso, come se ogni adolescenza fosse scritta da un algoritmo sotto caffeina, però Betty intercetta una sensazione precisa: fuggire dal ruolo della figlia perfetta perché sotto alla superficie si muove tutt’altro. E poi Cheryl Blossom (Madelaine Petsch), sempre in Riverdale, la più teatrale delle incasinate: gotica e apparentemente crudele, elegantissima nel suo disastro emotivo. Cheryl trasforma il trauma in posa, la solitudine in cattiveria e rimane sopra le righe, praticamente assurda, però il personaggio funziona perché racconta che a volte l’arroganza è dolore (con un ottimo guardaroba) e questo ci serve per perdonarci.

i personaggi femminili sono costruiti esagerando storie vere. quindi noi

Come non parlare dell'eclettica e strategica Shiv Roy (Sarah Snook) di Succession visto che è la versione gelida e milionaria del disastro emotivo personificato?. Shiv ci ha fatto capire quanto possa essere feroce il bisogno di essere prese sul serio in ambienti che ti tollerano finché resti un passo indietro. E il nervo che tocca è quello: voler contare e scoprire che il gioco sul tavolo era truccato da prima.

Ci hanno fatto sentire capite e "viste" perché hanno spostato il baricentro: una donna può essere protagonista anche senza essere risolta anzi forse soprattutto senza esserlo.