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And just like thatt Aggiornato il: 3 minuti di lettura

Se a mancarci davvero è Miranda

Il personaggio di Miranda in "Sex and the city, And just like that" è una copia sbiadita di quelle donne che lei, per prima, biasimava.
di Eugenia Nicolosi
Se a mancarci davvero è Miranda

Ovviamente: attenzione spolier. C'era una volta Miranda Hobbes, avvocata di Manhattan, con laurea presa in una Università della Ivy League. Miranda un giorno si innamora di Steve e dopo varie vicende, tra cui la nascita di Brady, decidono di sposarsi.

Miranda dove sei

Miranda allora si trasferisce a Brooklyn, molla lo studio legale di squali per cui lavora e si mette in proprio. Prima di Steve, Miranda ha avuto molti uomini tanto che ha anche litigato con Magda, la governante, per rivendicare - a nome di tutte noi - il diritto a non fare torte, a non volersi sposare e a tenere i preservativi nel cassetto del comodino. La stessa Miranda ha fatto da grillo parlante a Carrie, Samantha e Charlotte ogni volta che una delle tre, randomicamente, metteva sé stessa al secondo posto in una relazione o quando si facevano prendere dall'ingenuità sul lavoro, su questioni di soldi, di case, di accordi, di divorzi, legate alla maternità o alla cabina armadio.

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Quella che Sex and the City, And just like that ci restituisce dopo anni di affidabilità è una signora di mezza età che si sveglia ogni mattina alle 5, mente alla sua partner su dove andrà, corre nella sua vecchia casa coniugale e prepara la colazione al figlio ormai ultraventenne e all'ex marito Steve. E prima di questo triste teatrino ha pensato bene di seguire Che Diaz, appunto la sua partner (interpretata da Sara Ramirez) fino a Los Angeles. Sì, mollando tutto: Steve, Brady, la casa, le amiche, il lavoro e la città. E attenzione, non ci sarebbe niente di male a mollare tutto per amore, se non fosse Miranda. Una Miranda tutta nuova che è sbadata, insicura, che dice le bugie per coprire un istinto materno feroce (anche questa è una novità), per giustificare il fatto che si sia messa da sola al secondo, se non al decimo, posto nella vita di Che di cui è una banale comparsa. Peraltro maldestra, irritante, sospettosa e piagniucolona. 

and just like that

Eravamo convinte che a essere insostenibile sarebbe stata l'assenza di Samantha Jones e, in realtà, che non c'è si sente (e all'episodio 7 della seconda stagione ancora niente notizie del proclamato cameo di Kim Cattral). Non solo, abbiamo sopportato appena la morte di Mr Big e il vuoto lasciato da Stanford è ben visibile e osscuro. Ma non avevamo idea di quanto sarebbe stato difficile digerire la versione 2023 di Miranda Hobbes. Una Miranda sfiancante da vedere e da ascoltare, una donna ormai quasi Sessantenne che invece al contrario di quanto avremmo mai potuto immagire, invece di confermarsi la saggia, l'autodeterminata, la brillante, la a volte cinica, componente del quartetto d'oro si presenta come la copia sbiadita di quelle donne che lei per prima biasimava.

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E che ha dimenticato le regole base per stare al mondo. E non sappiamo se siamo pronte a perdonare tutto ciò agli autori e alle autrici di questo sequel di Sex and the city. E il motivo è esattamente questo: è il sequel di Sex and the city, E mentre tutte le protagoniste confermano sé stesse porgendosi con il garbo di una loro versione più adulta, il personaggio di Miranda è stato stravolto. Praticamente cancellato. E a sostenere il carico di aspettative di tutte noi fan sono le quattro nuove amiche di Carrie. Seema (Sarita Choudhury), Che (Sara Ramirez), Lisa (Nicole Ari Parker), e Nya (Karen Pittman). Oltre al sempreverde Anthony Marantino, al marito perfetto Henry Goldenblatt e al ripescato per miracolo Aiden. Niente "ma": eravate avvertite dello spoiler. 

specchiarsi in Miranda

Il problema è nell'occhio di chi guarda? Sicuramente lì fuori c'è un esercito di persone che ritiene che una quasi sessantenne non potrebbe comportarsi altrimenti, sono semmai le altre protagoniste a restare tristemente legate a dinamiche frivole. Lei no, Miranda è giusta, è coerente: calata nel suo tempo e nell'età che ha, nel post covid, nel post divorzio e nel post scoperta di non essere etereosessuale non può che fare la sessantenne (questo per chi sostiene che ci sia un modo giusto per fare le sessantenni, noi no). Miranda è allora ancora il grillo parlante della serie: mentre Carrie e Charlotte vanno ancora dietro ad abiti firmati(ssimi) tanto da far apparire l'intero show una gigantesca mazzetta delle più grandi maison di moda, mentre le nuove amiche conquustano uomini, fama, denaro e anche loro vestiti pazzeschi, Miranda è quella che probabilmente si avvicina di più a una sessantenne di New York. Dentro o fiuori Manhattan, poco importa. 

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Siamo d'accordo? No. Nella serie Miranda stona. E lo fa come stonerebbe una zuppiera di tortellini in brodo sulla tavola di ferragosto. E il suo stonare non è uno stonare utile a sollevare questioni o a costruire trame, come poteva essere stonato il personaggio di Charlotte nei suoi picchi di puritanesimo. Lo stonare di Miranda è solitario, fine a sé stesso e noioso.

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Aridatece Miranda chè ci serve

Miranda ci serviva perché le somigliavamo. Nel marasma di uomini, donne, carriere, pranzi domenicali, appartamenti da casa reale e abiti di lusso era Miranda a tenerci con i piedi per terra, era quella nella quale ci si riconosceva perché le capitavano le cose che capitano a tutte, niente amanti miliardari, niente psicodrammi, niente scocciature da adolescente mai cresciuta. Al conrtrario di oggi, che psicodrammi, amante miliardaria (e che non è adatta a lei) e scocciature da adolescente mai cresciuta sono ciò che le è stato cucito addosso. Con un atto di fede immenso restiamo in attesa dei prossimi episodi. Visto che pare che la stora con Che sia chiusa, le auguriamo almeno di trovare una casa tutta sua. E magari anche sé stessa.