Il mondo è una scala di grigi: come in trent'anni ci hanno rubato i colori, dal cinema alle città
Dalle auto alle strade, dai palazzi alle serie tv e al cinema: il mondo si è appiattito su una scala di grigi, bianchi e neri. Ma perché?
Basta guardarsi intorno per notare che i colori sono spariti. Le auto sono tutte bianche, nere o grigie. I film al cinema e le serie sulle piattaforme, che siano storie di battaglie epiche o fantasy romantici e drammi familiari, sono così bianchi e contemporaneamente cupi da sembrare tutti indistintamente dei thriller.
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Il sospetto circolava da anni sui social, nei forum di cinema, nei video di arredamento, nelle conversazioni da bar: e a un certo punto la nostalgia per il vecchio mondo a colori c’entra poco, è ora di domandarsi perché.
Intanto una delle conferme più curiose arriva dal Science Museum Group, che ha usato strumenti di computer vision per analizzare fotografie della propria collezione e il risultato, con tutte le cautele del caso, racconta una trasformazione visiva netta: gli oggetti quotidiani sembrano diventati nel tempo più grigi e più squadrati.
dal cinema alle auto, il mondo è una scala di grigi
Il Creative Industries Policy and Evidence Centre, riprendendo quell’analisi, parla di un aumento sostanziale del grigio e di un calo parallelo del marrone e del giallo: meno legno, meno materiali caldi, meno colori pieni (e, ovviamente, meno pastelli), più plastica, metalli, schermi, superfici lisce. Il telefono volendo è l’esempio perfetto visto che per decenni è stato un oggetto domestico riconoscibile, con una sua forma, un suo colore che negli anni Sessanta poteva essere rosso, verde, azzurro, giallo, fluo ma oggi è una lastra nera.
Sulle strade la prova diventa ancora più evidente grazie al Global Automotive Color Popularity Report 2025 di Axalta, a livello globale il bianco è il colore più diffuso per le auto nuove, con il 29 per cento, seguito dal nero al 23 per cento e dal grigio al 22 per cento. L’argento che comunque è un grigio aggiunge un altro 7 per cento. In Europa il quadro è persino più netto: il grigio domina con il 26 per cento, seguito da bianco e nero. In pratica, gran parte del traffico si muove dentro una scala di grigi che va dal bianco sporco al nero lucido passando per tutte le versioni possibili della nebbia e del metallo.
ricordare il mondo come era prima amplifica la sensazione di vuoto
La ragione commerciale è spiegata dal fatto che un’auto grigia si rivende meglio, invecchia visivamente meno al contrario di una macchina gialla, verde, arancione o viola che richiede una personalità e una cura diversa.
Anche i locali pubblici hanno seguito la stessa traiettoria delle auto, partendo innanzi tutto dai locali standard di grandi catene di fast food che oggi sembrano tutti dei co working sovietici ma anche bar che vogliono smettere di essere "di quartiere", caffetterie alla moda, ristoranti, ovviamente spazi di coworking, hotel, studi medici, palestre boutique: tutto è in un'orrenda variante della combinazione di cemento resinato, legno chiaro, nero, pareti sabbia, piante in vaso e faretti caldi. Palermo, Milano, Lisbona, Berlino, Barcellona hanno tutte le stesse caffetterie, hotel e bar.
Ma perché il colore ha smesso di piacerci e di incontrare il nostro gusto? Il rosso è percepito come troppo forte, il giallo troppo allegro, il verde troppo dichiarato, il viola troppo strano. Il neutro passa per gusto e il nero diventa lusso.
Così anche gli esterni dei palazzi parlano questa nuova lingua del "neutro" e del "lineare", mentre le piazze vengono rifatte come fossimo a Berlino est, puntando su una durezza fuori luogo e arredi urbani respingenti. Perfino gli spazi gioco dei bambini sono inglobati in pavimentazioni antitrauma rosso spento, verde spento, blu spento. Ma perché i colori anche quando presenti, vengono addomesticati, trattati come rischio da contenere..
il "Diavolo veste Prada", l'emblema della perdita dei colori
La cosa più triste, possibilmente, è successa al cinema, cioè il luogo dove il colore dovrebbe poter fare qualunque cosa. Anche lì, invece, la desaturazione è diventata linguaggio di prestigio e lo vediamo in molti film e molte serie, in cui l’immagine sembra più realistica perché priva di colori. Il caso di confronto più recente arriva da Il diavolo veste Prada. Il primo film, uscito nel 2006, aveva i colori come era normale che fosse, il secondo, è diventato uno dei casi più citati da chi denuncia la grigificazione del cinema.
Le immagini del film hanno iniziato a circolare sin da prima che il lungometraggio uscisse, accendendo la discussione sul cosiddetto Netflix look: tutto più liscio, più chiaro, più uniforme da far sembrare tutto uno spot pubblicitario.
Allora, ci hanno rubato i colori oppure no? Forse siamo noi che li abbiamo ceduti un po’ alla volta salvo pentircene guardando sui social i reel nostalgici di un mondo che non c'è più.