Se si chiamava "happy" hour c'era una ragione: perché non andiamo più a bere dopo il lavoro?
Colpa dello smart working, della crisi economica e dei nuovi stili di vita, ma ci manca (più di quanto pensiamo)
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È impossibile non notare il cambiamento, da Milano a Palermo, da Verona a Pavia: le strade sono sempre più vuote (parlando di residenti) soprattutto all'ora dell'happy hour. Bar, enoteche e localini di quartiere che un tempo si riempivano nel post lavoro oggi sono tristemente deserti, così come le strade e le piazzette che un tempo brulicavano di gente a partire dalle 19 circa.
Ma perché sta succedendo? Le cause del tramonto dell’happy hour sono varie e tutte, ovviamente, intrecciate: smart working, costo della vita, poca inclinazione all'alcol da parte della Gen z e infine una riscrittura delle abitudini iniziata nel post pandemia (sì: ancora).
addio happy hour? dopo il lavoro non ci si diverte più
Iniziando dallo smart working e dal lavoro ibrido: con l’adozione massiccia di nuove pratiche, molte persone a fine giornata lavorativa non devono percorrere alcun itinerario per tornare a casa perché sono già a casa. E venendo meno anche la vicinanza fisica tra colleghi e colleghe, è ovvio che l’aperitivo post lavoro perde di senso: ci si dovrebbe accordare per vedersi e a quel punto è chiaro che si preferisce vedere amiche e amici. Insomma manca la prossimità. E che si tratti di persone con cui si lavora che di amici e amiche, in molti casi non si sa nemmeno più quando la giornata lavorativa degli altri finisce, il che rende più difficile organizzare uscite spontanee.
C'è un tema che ai millennial, ai boomer e alla Gen X proprio non va giù: la crescente attenzione alla salute e al benessere da parte della gen z che in pratica non beve. Sempre più giovani preferiscono attività più salutari come sport, terapia o generali momenti di relax piuttosto che brindisi a base di gin tonic. Infatti il consumo di alcolici è in calo: i giovani adulti bevono molto meno rispetto alle generazioni precedenti, anche per questo l'happy hour non è, diciamo, attrattivo per loro.
Come non menzionare l'aumento del costo della vita
Quando si fatica a pagare affitto e bollette, è chiaro che si rinuncia ai capricci: il prezzo di un drink e qualche stuzzichino in molte città italiane può superare i 15 euro. Il che andrebbe anche bene, non fosse che gli stipendi medi del Paese sono bassi. Per i millennials (fascia 25-44 anni) in Italia variano, ma tendenzialmente si aggirano tra i 27 mila e i 32 mila euro lordi annui, con i più giovani (sotto i 30) che guadagnano spesso sotto i 14 mila euro all'anno.
Molti giovani faticano ad arrivare a cifre abbastanza alte da permettersi l'abitudine di bere un paio di drink dopo il lavoro. Il rito dell’happy hour era una forma accessibile di socialità fino a qualche anno fa ma oggi è percepito come un lusso non necessario.
In generale stiamo assistendo a una desertificazione serale delle città, ma è l'effetto visibile di una trasformazione più radicale e che non riguarda solo il lavoro ma forse anche le priorità, i valori e lo stile di vita delle nuove generazioni. Complice, inevitabilmente, il trauma della pandemia.
Durante i lockdown e le restrizioni, bar e locali sono rimasti chiusi per mesi, impedendo di fatto la pratica dell’aperitivo. Quell’interruzione forzata ha spinto molte persone a ridefinire le proprie abitudini serali, scoprendo nuove forme di relax o socialità virtuale che però sono rimaste anche dopo la fine dell’emergenza.
perché l'aperitivo dopo il lavoro fa bene alla salute mentale
La pandemia ha influito enormemente sul piano psicologico, talmente "enormemente" che sono trascorsi cinque anni e ancora non abbiamo ripreso le vecchie abitudini. Il problema è che a scapito di quanto verrebbe da pensare, l'happy hour fa bene.
In primis favorisce la decompressione inserendosi tra casa e ufficio: avere un momento di socialità informale in cui staccare mentalmente aiuta il cervello a passare dalla modalità produttiva a quella personale. Fare casa-lavoro e lavoro-casa, non fa bene, anzi, un cambio di ritmo tra le due fasi sarebbe importante per prevenire il burnout, specialmente in contesti professionali ad alto stress.
L’happy hour rafforza i legami sociali e i legami sociali sono uno dei fattori protettivi più forti contro ansia, depressione e stress cronico. Secondo uno studio pubblicato sul Journal of Health and Social Behavior, la qualità delle relazioni informali con colleghi e colleghe è positivamente correlata al benessere psicologico generale.
Che ben venga allora questo momento di disconnessione controllata, senza social, senza parlare di lavoro, senza essere produttivi, in cui si interagisce davvero con altre persone. Chi può permetterselo, lo faccia.
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