Le città italiane sono Non Luoghi: parchi giochi per turisti e miliardari, senza identità e senza relazioni umane
Banalmente, nessuno può permetterselo.
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Negli ultimi anni il volto delle grandi città italiane è cambiato drasticamente. Il recente scandalo legato alla sovra-urbanizzazione a Milano — in cui ogni angolo utile sembra diventato pretesto per costruire grattacieli, studentati di lusso o residenze extralusso — ha sollevato almeno due domande cruciali: per chi sono pensate le città di oggi? E, dove abitano le persone?
i "non luoghi": spazi in cui tutto è effimero, nulla resta, nulla si costruisce
In urbanistica esiste il concetto di "non luogo": secondo la definizione di Marc Augé si riferisce a spazi che non sono considerati luoghi antropologici, nel senso che sono luoghi privi di identità, relazionalità e storicità. Sono spazi di transito, consumo e comunicazione come aeroporti, centri commerciali, autostrade. Sono attraversatissimi, ma contemporaneamente, umanamente, deserti in un perenne anonimato.
Un tempo le città erano progettate — con una mole inverosibile e criminale di discriminazione — per rispondere ai bisogni di chi vi abitava: servizi pubblici (mai del tutto accessibili), una quota di edilizia popolare, parchi, trasporti. Oggi il baricentro si è evidentemente spostato verso logiche speculative che trasformano i centri urbani in "turistifici", ovvero contenitori di esperienze temporanee da vendere a chi può permettersele, o in "miliardarifici", vetrine verticali per investimenti immobiliari. Il cittadino, la cittadina, residente resta ai margini di città-non città, economicamente e fisicamente.
città tutte uguali, da vedere ma non da vivere
Dove sono i calzolai, i ferramenta, i frutta e verdura? Nel nuovo modello di città che esclude i residenti, le attività commerciali sono una infilata di vetrine di brand di lusso o low cost, catene di fast food e botteghe di souvenir improbabili che si replicano all'infinito. Cambia solo la scritta sulle magliette: se non è "MiIano" è "Palermo", in una economia dell'omologazione che inizia con le t-shirt e finisce con i centri delle città più grandi che sono indistinguibili gli uni dagli altri.
Ma la crescente inaccessibilità abitativa non colpisce tutti allo stesso modo. Le donne per esempio, pagano un prezzo doppio: non solo sono mediamente retribuite meno degli uomini (a parità di mansioni), ma sono anche sovrarappresentate nei contratti part-time e nei settori meno pagati. In una città in cui un monolocale seminterrato e in periferia costa mille euro al mese, parlare di emancipazione femminile senza considerare l’accesso alla casa suona ipocrita.
Ma la questione va oltre il genere. Una generazione intera, i quarantenni di oggi, si trova con un patrimonio dimezzato rispetto ai propri genitori alla stessa età. La promessa di mobilità sociale attraverso il lavoro, un tempo fondamento del patto tra cittadini e Stato, sembra ormai disattesa.
abitare nella città in cui si lavora è un intollerabile privilegio
Di fatto, abitare in città anche se in quella città si lavora, è una sfida, anzi: è un privilegio. Se la città non è più lo spazio dell’abitare, ma del profitto, allora viene meno la sua funzione pubblica e democratica. Un paio di anni fa avremmo parlato di "rischio" di trasformare i centri urbani in scenografie per chi passa, escludendo chi resta. Oggi parliamo di dati di fatto: le città non sono più dei cittadini, ma dei turisti, degli imprenditori miliardari, dei collossi dell'immobiliare.
Se non puoi permetterti di spendere 1.200 euro per un bilocale senza essere almeno in due - con ciò che comporta quando si vorrebbe interrompere una relazione - o se non hai 8 euro per un caffè e brioche in zona Isola, semplicemente non sei più benvenuto, benvenuta.
E ciò nonostante centinaia di loft e appartamenti vuoti nei nuovi complessi residenziali e centrali, perché restano proprietà di fondi speculativi. Vivere in città non sta diventando un privilegio di classe, è un privilegio di classe. E quando abitare diventa un lusso, allora smette di essere un diritto. A quel punto non siamo più cittadini, cittadine, ma comparse in una scenografia da buttare su Instagram, pensata per chi può permettersela.
cosa sta succedendo a Milano (in sintesi)
A Milano è in corso un'importante inchiesta urbanistica che coinvolge il Comune e diverse figure legate all'edilizia, con accuse di corruzione e irregolarità nella gestione del territorio. L'inchiesta, che ha portato a richieste di arresto per diverse persone, tra cui un assessore e un imprenditore edile, ruota attorno a presunti illeciti nella pianificazione urbanistica e nell'assegnazione di permessi edilizi.
Si parla di un "sistema" che avrebbe favorito alcuni progetti, modificando le regole e creando un "piano ombra", con favoritismi e irregolarità e con il sindaco di Milano, Sala, indagato per false dichiarazioni su qualità personali e concorso in induzione indebita. L'inchiesta ha avuto origine da un esposto di alcuni cittadini, che avevano sollevato dubbi su presunte violazioni urbanistiche.
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