Mentre il mondo brucia noi pensiamo alla morning shed: la (ennesima)"arma di distrazione di genere"
Quando Naomi Wolf ha scritto che gli standard estetici sono uno strumento utile a tenere le donne occupate, così che non invadano i posti di potere, non poteva immaginare che nascessero trend come la "morning shed". Eppure forse ne anticipava rischi e pericoli.
Dormire come se dovessimo essere riesumate all’alba, con il proposito di svegliarci perfette e unboxare il nostro stesso viso per la gioia dell’algoritmo. È questo, in sostanza, la morning shed, la nuova tendenza virale che su TikTok ha già milioni di adepti e adeptissime (ed è inutile fingere: sono quasi tutte donne). Sempre loro, sempre noi, inchiodate all’ennesima liturgia estetica, sempre un passo indietro dalla libertà, dalla presa di controllo su noi stesse.
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la morning shed, unico pensiero: svegliarsi "più belle"
Il nome è quasi poetico, “morning shed”, liberazione mattutina. Ma la realtà è un’altra: la prigione comincia la sera. Si tratta di un vero e proprio rituale costrittivo, che trasforma il momento più intimo e vulnerabile della giornata – il sonno – in una performance estetica da rivelare l'indomani mattina. Una specie di sarcofago domestico dove si stratificano sieri, creme, maschere, nastri per il viso, bendaggi, cuffie, fasce stringenti. Ci si benda la bocca per respirare meglio (dicono), ci si fascia il mento per cancellare il doppio mento, si avvolgono i capelli in stoffe di seta per proteggere la piega. Il tutto in nome di una promessa: svegliarsi "belle". O almeno migliori di ieri, perché l'unico interesse del genere femminile pare debba essere proprio rivolto a come si appare.
E, soprattutto, belle come chi? Come le ragazze con la pelle perfetta che ogni mattina si desarcofagano davanti a una webcam, pronunciano frasi da mantra – “più sarai brutta quando vai a dormire, più sarai bella al risveglio” – e raccolgono like da centinaia di migliaia di utenti. Questo trend non è solo un’esagerazione estetica. È l’espressione plastica – letteralmente – di un problema molto più grande, culturale, sociale e politico.
È il risultato di decenni di narrazione che ha educato le donne a dedicare ogni momento della propria vita al controllo del proprio aspetto, ma non della propria vita, al contenimento ma non all'espansione di sé, e alla gestione del proprio corpo ma non del proprio tempo. Naomi Wolf, nel suo libro Il mito della bellezza, lo aveva previsto già trent’anni fa: “Avremo già fatto un passo avanti sotto il profilo politico quando avremo respinto il concetto propinato ostinatamente secondo cui l’aspetto esteriore di una donna è il suo linguaggio, e quando ci ascolteremo a vicenda al di là del mito della bellezza””.
i beauty trend sono armi di distrazione di genere?
Gli standard di bellezza, oggi veicolati attraverso trend iper costrittivi - come pare stia diventando costrittivo seguire tutti i trend - sono uno strumento di controllo, un dispositivo di annientamento del tempo e delle energie delle donne (e delle persone). Un'arma di distrazione di massa ma soprattutto un'arma di distrazione di genere.
Il patriarcato, fallite le vecchie forme di controllo – la famiglia, la Chiesa, la sottomissione – ha costruito un nuovo tipo di lavoro non retribuito: quello sul corpo femminile.
La beauty routine non è più un piacere personale, ma un obbligo sociale. È diventata un lavoro full-time: skincare diurna, skincare notturna, depilazione, haircare, make-up, palestra, alimentazione controllata, manicure, cerette, lifting temporanei, e ora anche la mummificazione notturna. Ogni ora dedicata a sé stesse non è più libertà, ma un dovere.
Mentre il mondo letteralmente brucia – guerre, disoccupazione, violenze, crisi climatica, attacchi ai diritti civili, arretramento misogino – noi siamo lì, con la faccia coperta di cerotti e la bocca sigillata, concentrate sulla posizione esatta dei bigodini morbidi per ottenere onde “da sirena” senza rovinare la chioma con il ferro caldo. E sia chiaro: nessuno sta demonizzando la cura di sé. Il problema non è volersi bene, ma essere costrette a dimostrare di volerci bene solo attraverso rituali che vanno rigorosamente resi pubblici, in favore di telecamera e - dicono gli/le esperti ed esperte - totalmente inultili quando non dannosi per la pelle.
Esatto: dermatologi e dermatologhe smentiscono il valore della morning shed e in generale dell'impiastricciarsi il viso con prodotti, uno sull'altro, che potrebbero non aver alcun effetto e che non lasciano respirare la pelle. L’eccesso di stratificazione può anche danneggiare la barriera cutanea, causare irritazioni, ostruire i pori.
la catena infinita dei trend da seguire
Eppure eseguiamo, compriamo, pubblichiamo. Ci adeguiamo senza fiatare, circondate e circondati da video virali in cui persone che non conosciamo si spalmano sieri in faccia e poi si mummificano con bende e maschere. È questo il paradosso del nostro tempo: ci promettono libertà, ci vendono empowerment, ci vendono cura, ma ci consegnano continuamente nuove catene che indossiamo volontariamente: cose da comprare, cose da provare, cose da pubblicare. Sono catene più morbide, più luccicanti, ma sempre catene.
La morning shed quindi, per la sua particolare inutilità rispetto ai risultati che promette, è lo specchio perfetto della nostra alienazione. È il tentativo disperato di controllare qualcosa – il nostro aspetto – in un mondo che ci chiede di performare su qualsiasi aspetto della nostra esistenza, dalla scrivania del lavoro alla colazione. Ma, più grave, questo particolare trend ci costringe a performare in momenti che gli uomini trascorrono a dormire, riposare, leggere, giocare ai videogiochi. Mentre gli uomini dormono, le donne si bardano come guerriere di una battaglia all'ultima crema antirughe che nessuno ci obbliga a combattere.