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Aggiornato il: 3 minuti di lettura

Matrimoni "lavanda": siamo (davvero) pronte ad avere un marito che si veste meglio di noi?

Elton John con la ex moglie Renate Blauel
Elton John con la ex moglie Renate Blauel  (getty)
Ok: sappiamo che non tutti i gay si vestono bene. Ma i matrimoni lavanda come argomento di conversazione sembrano tornati in hype, almeno sui social.
di Eugenia Nicolosi

Non sono una pazza novità del 2025, i matrimoni lavanda sono quelle unioni platoniche che esistono da millenni: accordi amichevoli, volendo, tra due persone che avevano bisogno di un espediente come questo per emanciparsi dalla casa di famglia o per nascondere la propria omosessualità.

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Ecco, stanno tornando in hype: il concetto di "famiglia" si è allargato abbastanza da contenere formazioni composte da amici, amiche e coppie non legate da sentimenti romantici né dal sesso. E comunque, il romanticismo, dopo un po' si spegne e pure la passione viene meno. Perché allora non scegliere di metter su casa con un amico gay? Non sarebbe nulla di avveniristico, ecco qui un po' di storie. Ci sono però dei "però". 

matrimoni lavanda: accordi vantaggiosi (sulla carta)

Occorre sempre avere una prosopettiva storica quando si parla di cose che sembrano "tradizioni" statiche e millenarie. Il matrimonio per come lo conosciamo è una pratica abbastanza recente, abbiamo iniziato a sposarci per i motivi più diversi e le unioni tra persone dello stesso sesso sono state non solo legali, ma anche incoraggiate già dal Medioevo. Anche i cosiddetti "matrimoni lavanda" esistono da secoli, sono subentrati come pratica quando sono state poste delle nuove condizioni alle vite delle persone e serviva inventarsi qualcosa. Insomma, quando la società si è fatta più stringente, le persone si sono adoperate per non avere rotte le scatole.

Questi matrimoni erano particolarmente diffusi in ambienti ed epoche in cui proteggere la propria immagine pubblica era centrale per sopravvivere, e solo un'unione eterosessuale poteva garantire la tenuta della propria reputazione e, spesso, la propria incolumità.

Come durante i primi anni del Novecento: la cerchia magica dei divi di Hollywood, in particolare, ha messo in atto numerosi matrimoni di facciata, tra cui uno dei più noti fu quello tra Rodolfo Valentino, icona del cinema muto e sex symbol degli anni Venti, e Jean Acker, attrice lesbica. Ma se l’accordo poteva sembrare vantaggioso sulla carta, la realtà si rivelò ben diversa: sembra che Acker si pentì molto presto della decisione di sposare Rodolfo Valentino e già la prima notte di nozze lo lasciò fuori dalla stanza d'hotel che li ospitava. Il loro matrimonio, come prevedibile, si concluse rapidamente con un divorzio. Valentino non aspettò il periodo richiesto per la finalizzazione prima di sposare la sua seconda moglie, l'attrice Natacha Rambova. Era lesbica anche lei.

sposarsi per amore, per amicizia o per convenzienza

La società contemporanea privilegia le persone sposate: dalle visite in ospedale, alle adozioni e fino ai bonus economici promossi di anno in anno dal governo. Non che sia sempre stato così, ma già da secoli il matrimonio è un’istituzione non tanto basata sull’amore, ma sulla necessità. Le donne si sposavano perché non potevano vivere da sole, perché era l’unico modo per avere sicurezza economica, perché non esisteva un conto in banca intestato a una signora senza marito (e ancora oggi il trenta per cento delle italiane non lo possiede). Gli uomini si sposavano perché una moglie serviva a definirsi "per bene", perché qualcuno doveva cucinare e svolgere il lavoro di cura che gli permetteva di continuare a vivere come fosse ancora tra le braccia di mamma.  

Poi, però, qualcosa è cambiato. Le donne hanno ottenuto il diritto di lavorare, di guadagnare, di votare, di avere un proprio appartamento, la propria carriera, la propria vita. Oggi, insomma, non hanno più bisogno di un marito che paghi l’affitto o il cibo e questo ha creato un grosso problema per i maschi etero, che nel frattempo non hanno aggiornato il software.

Sembra che la maggior parte delle donne etero non trovi un uomo che la sostenga senza opprimerla, che non pretenda di trasformarla nella propria madre o baby sitter, che, insomma, sia progressista quanto lei. E infatti ci sono molte più donne single di quanto non si sia mai verificato nella storia. E qui entrano in scena i matrimoni lavanda: sposarsi con l'amico gay. Ma perché? Perché avere qualcuno di speciale con cui condividere le cose è bello.

Cos’è un matrimonio lavanda oggi?

Un matrimonio lavanda è un’unione tra una donna eterosessuale e un uomo gay, basata su amicizia, condivisione e rispetto. È una scelta consapevole presa da entrambe le parti, non più abbracciata per tutelarsi dalla persecuzione politica e dalla gogna sociale ma più per costruire una famiglia senza le complicazioni derivanti dalle differenze tra donne etero e uomini etero. Ma la domanda è: le donne oggi guardano davvero a questa opzione?

Non lo sappiamo, sappiamo che se ne parla sui social. Quello che vogliamo sottolineare è però l'importanza di seguire il vecchio adagio, patti chiari e amicizia lunga. Sposare un uomo gay, sempre che lui voglia, significa capire che non si sta firmando per un marito, ma per un amico. Che a meno che non sia asessuale avrà tutto il diritto di frequentare degli uomini con il rischio, se non è aromantico, di innamorarsene.

Ma al netto di ciò, il matrimonio lavanda degli anni Venti del duemila è, allora, una scelta reale per le persone? Il concetto di matrimonio tradizionale è in crisi da tempo e sicuramente non è più l’unica opzione. Resta il desiderio di sentirsi parte di una famiglia, qualunque sia la sua composizione, in cui creare una dinamica condivisione di quotidianità e progetti, momenti felici e fiducia.

Se pensiamo che per secoli ci si sposava per motivi economici, sociali o semplicemente per obbligo sociale, perché oggi non dovremmo scrivere ancora una volta le regole del matrimonio? Un matrimonio lavanda può essere una risposta per molte persone stanche di uomini fragili e trogloditi. Ma certo, non è per tutti e tutte.