La maestra su Only Fans che ha rotto lo schema "santa vs poco di buono": dovremmo tutte stare dalla sua parte
Condividi su
La vicenda di Elena Maraga, maestra elementare di Treviso sospesa dall’insegnamento perché creatrice di contenuti su OnlyFans, non è soltanto l'ennesimo scandalo sessualizzato che rimbalza sui giornali, ma rappresenta un’occasione preziosa per riflettere seriamente sui confini tra vita pubblica e privata, sulle aspettative sociali e sul moralismo nemmeno troppo latente che evidentemente ancora domina il nostro piccolo, piccolo Paese, nel quale ogni donna, quando è ancora poco più che una bambina, deve scegliere se essere una santa oppure una put***-
elena maraga sospesa per un account only fans (e rischia il licenziamento)
In difesa della donna, i suoi legali sostengono che non abbia "mai prodotto foto o video a contenuto pornografico". Inoltre noi sottolineamo che la sua iscrizione alla piattaforma è stata resa nota dal genitore di un suo alunno, non certo pubblicizzata da lei. Soprattutto, di certo non è stata intercettata da un suo alunno o da una sua alunna.
Ancora Elena Maraga non ha fatto rientro in aula e non lo farà finché la questione non sarà risolta. Ma intanto la decisione del Ministero dell’Istruzione di sospendere la docente (forse senza stipendio) non sorprende, eppure sconcerta. Non sorprende perché è figlia di una tradizione culturale che vede il corpo femminile come oggetto problematico, che può esistere soltanto entro confini ben precisi, definiti da altri (che sono nella maggior parte dei casi uomini). Eppure sconcerta per la durezza e la rapidità con cui si è consumata la punizione di una professionista la cui colpa non è la qualità della sua didattica, ma semplicemente l'essere stata scoperta a coltivare una vita adulta autonoma, consapevole e retribuita al di fuori delle mura scolastiche. Viene punita la libertà sessuale delle donne? In generale sì, anche se con strumenti subdoli e velatamente. Ma se si è una maestra elementare la punizione diventa esemplare.
Quello che fa scandalo infatti non è ciò che Maraga fa nella sua sfera privata, perché diversamente ogni persona che possiede un account da creator su Only Fans darebbe scandalo e sarebbe "punita". A scandalizzare è che Maraga sia una maestra elementare che contemporaneamente ha un account Only Fans. A scandalizzare è l'abbattimento di un confine invalicabile: quello che delimita l'esistenza delle donne, tutte, o nell'insieme delle "sante" o nell'insieme delle "putt***".
La demonizzazione del corpo femminile è radicata in una cultura che da almeno duemila anni impone alle donne il binarismo della "santa" o della "putt**". Questa dicotomia esplode con particolare violenza nel caso di Elena Maraga proprio per il ruolo tradizionalmente santificato della maestra elementare, simbolo per eccellenza di purezza, dedizione materna e sacrificio. L'idea che una figura educativa possa contemporaneamente esprimere liberamente la propria sessualità manda in cortocircuito la nostra società, incapace di accettare la complessità umana, soprattutto quella delle donne.
la dicotomia delle sante vs "poco di buono": una gabbia per tutte
È un binarismo soffocante da cui tutte dovremmo voler uscire per poter finalmente affermare la possibilità di essere donne a tutto tondo, con libertà e dignità, senza dover rinunciare a nessuna parte di noi stesse. Ciò che dovrebbe essere chiaro, ma purtroppo non lo è, è che Elena Maraga non ha portato il suo lavoro su OnlyFans in aula, né ha mai suggerito che una cosa possa o debba contaminare l’altra. È il nostro sguardo moralizzatore e sessista che pretende di farlo.
La vicenda si inserisce nel solco di una retorica antica quanto persistente: la divisione delle donne in queste due categorie in una cultura che non concepisce vie di mezzo, sfumature o complessità. Una cultura che impone ruoli rigidi e binari, impedendo soprattutto alle donne di esistere nella loro autenticità e multidimensionalità. O sei la vergine da sposare, con un lavoro iperfemminile (come la maestra elementare), che si veste in modo appropriato e pudico, la ipotetica perfetta mamma dei futuri figli e figlie o sei il contrario. Sin da quando siamo piccole ci viene, sottilmente, insegnato a scegliere a quale delle due categorie appartenere. E che la vita delle donne sia ancora considerata un contest soggetto all'approvazione sociale (maschile) è chiaro ogni volta che qualcuno dice "con questo carattere nessuno ti sposerà". Per essere "brave", occorre condurre uno stile di vita che rientra perfettamente nei canoni prestabiliti, senza sbavature e senza valicare confini. Ed ecco che chi sceglie di diventare insegnante, deve rientrare nell'unica figura di maestra accettabile: quella ancorata a stereotipi anni Cinquanta intrisi di sacrificio, modestia, purezza, dedizione e anonimato. Diversamente, il nostro bel Paese rigurgita le vibes dei filmetti erotici con Gloria Guida ed Edwige Fenech.
elena maraga manda in cortocircuito uno schema antico
Elena Maraga rompe questo schema, e in risposta si scatena la censura morale, la condanna sociale (ma non da parte dei genitori dei suoi alunni e alunne) e, peggio, l’esclusione professionale.
Questo caso è anche un banco di prova per il femminismo contemporaneo: che si frattura spesso di fronte ai temi dell'autodeterminazione dei corpi e del lavoro sessuale. Ma è bene che qui si colga il cuore del problema: non si tratta solo di difendere il diritto di una donna a fare ciò che vuole col proprio corpo, ma di emanciparsi dalla retorica degli unici due modi concepiti di essere "femmina".
Aver ceduto così rapidamente alla pressione mediatica e all’onda moralista non è solo ingiusto nei confronti di Elena, ma pericoloso per tutte le donne. Se la logica della sospensione della maestra è quella di tutelare studenti e studentesse, allora dobbiamo chiarire che il vero pericolo per le giovani generazioni non è una donna che vive liberamente il proprio corpo, ma una società che insegna loro che tale libertà ha delle conseguenze.
riconoscere alle donne la complessità dell'essere umano
In un Paese che ancora fatica a liberarsi di retaggi patriarcali, questa vicenda deve ricordarci che la vera rivoluzione educativa passa anche da qui: dal riconoscere e accettare la complessità e la pluralità delle scelte individuali, senza ricorrere a punizioni esemplari e censura morale. Elena Maraga, più che sospesa, andrebbe ascoltata, perché è portatrice di una lezione fondamentale.
Del resto, se essere "maestra" significa educare, si deve parlare anche di educazione anche alla libertà e all'autenticità. Ed Elena Maraga potrebbe avere già dato la migliore delle lezioni possibili. Per chi le elementari le ha superate da un pezzo, proponiamo un compito a casa: come smontare, una volta per tutte, il moralismo sessista. Chissà che non si riesca finalmente a superare il pregiudizio, magari con una bella sufficienza piena.
Condividi su