Lotta alla misoginia: l'Inghilterra del post "Adolescence" investe milioni per educare i ragazzi al consenso
I programmi anti misoginia nelle scuole inglesi: educazione affettiva, comprensione della pornografia, la "manosfera" e il piano del governo contro la violenza sulle donne.
Un totale di 550 milioni di sterline è l'ammontare dell'investimento annunciato dal governo britannico per la prevenzione della misoginia e all'educazione al consenso: programmi educativi nelle scuole, formazione per insegnanti, rafforzamento delle unità di polizia e sostegno alle vittime. Principalmente si parla di lotta alla misogonia che pare non possa né attendere né essere rimandata all'età adulta.
Il tuo fidanzato andrebbe a un corso di decostruzione della mascolinità tossica?
È questo il messaggio che arriva dal Regno Unito, dove il governo ha annunciato un investimento multimilionario per contrastare i comportamenti misogini già nelle scuole coinvolgendo ragazzi a partire già dagli 11 anni.
Al centro del programma c'è la differenza tra pornografia e vita reale, la decostruzione della mascolinità tossica e la promozione di relazioni sane basate sul rispetto e sul consenso. Un cambio di paradigma che nasce dai dati, allarmanti, emersi anche grazie alla serie Adolescence: la violenza contro donne e ragazze è ormai definita un’emergenza nazionale. E, come ha sottolineato il primo ministro Keir Starmer, «le idee tossiche stanno prendendo piede troppo presto e non vengono messe in discussione».
Pornografia, social e manosfera: il nuovo terreno educativo
I bambini e gli adolescenti di oggi crescono in un ecosistema digitale che molti adulti faticano a comprendere. Pornografia facilmente accessibile, deepfake, abusi sulle immagini, influencer misogini della cosiddetta manosfera – come Andrew Tate – contribuiscono a normalizzare il controllo, la prevaricazione e l’idea che l’empatia sia una debolezza.
Il nuovo approccio britannico parte esattamente da qui: non demonizzare gli strumenti ma educare all'uso e alla lettura critica dei contenuti online. I ragazzi impareranno a distinguere tra relazioni realistiche e rappresentazioni pornografiche, a riconoscere la coercizione, la pressione degli altri maschi e lo stalking. Non ultimo, impareranno a comprendere il significato del consenso. I moduli andranno a integrare il nuovo programma obbligatorio di Relazioni, Educazione Sessuale e alla Salute (RSHE), che entrerà in vigore nelle scuole statali da settembre 2026 e includerà anche l’alfabetizzazione all’intelligenza artificiale.
Mascolinità gentile: un messaggio politico e culturale
Le parole del ministro degli Esteri David Lammy sul tema sono state di grande impatto: «Voglio che i miei figli sappiano che la mascolinità può essere gentile e che mia figlia viva senza paura». Un’affermazione che ribalta l’idea tradizionale di forza maschile e mette in relazione diretta l’educazione dei ragazzi con la sicurezza delle donne.
La strategia del governo si articola su tre pilastri principali: prevenzione, contrastando l’influenza degli ambienti digitali misogini, repressione, con unità di polizia dedicate ai reati sessuali e ordini di protezione più efficaci e sostegno alle vittime, attraverso i finanziamenti. Le criticità non mancano, sebbene sia un progetto avanguardistico paragonato al nulla italiano: secondo alcune associazioni come End Violence Against Women, la strategia rischia di rimanere sulla carta se non sarà accompagnata da finanziamenti strutturali e duraturi per i servizi di supporto alle vittime.
Nicole Jacobs, commissaria per la violenza domestica, ha evidenziato che più formazione e più segnalazioni significano anche più persone che chiedono aiuto. Ma senza infrastrutture adeguate, le scuole e i servizi sociali rischiano il collasso.
Il rischio, dunque, è quello di creare aspettative che il sistema pubblico non è ancora in grado di soddisfare. Ma almeno si investe su programmi di educazione affettiva e sessuale in classe. Nonostante le criticità infatti l’iniziativa britannica ci dice che occorre riconoscere che la misoginia non nasce dal nulla, ma si costruisce nel tempo, spesso nell’indifferenza generale e nella normalizzazione. Per questo intervenire a scuola è fondamentale per agire prima che certi modelli vengano normalizzati. Ed è anche un messaggio chiaro per i Paesi che stanno ancora a guardare: la sicurezza delle donne passa inevitabilmente dall’educazione emotiva e relazionale degli uomini.