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Mentono sapendo di mentire: le bugie di madri (e nonne) sulla realtà della gravidanza

Solo durante la gravidanza si scopre come è davvero essere incinta: da quando siamo bambine ci mentono senza pietà, raccontando solo i lati migliori e tacendo su quelli più veri, disagianti e fastidiosi (quando non dolorosi)

Quando la mia migliore amica è rimasta incinta, anni fa, mi ha detto: "Non ci dicono niente, non ci dicono quanto è fastioso, disagiante e spaventoso perché se lo facessero ci guarderemmo bene dal farlo o almeno ci penseremmo milioni di volte prima". Quando poi ha partorito, continuava a ripetere che "non è per niente vero che il dolore del parto e i fastidi della gravidanza si dimenticano: se lo dicono mentono sapendo di mentire".

Abbattiamo i tabù del sesso in gravidanza e post parto con l'ostetrica Dalila Coato

Ed eccoci: nonne, zie, madri, cugine "grandi" tacciono sui lati oscuri della gravidanza e del parto perché vogliono proteggerci dalla paura? Perché egoisticamente vogliono un/una nipote? Perché sanno che non resteremmo mai incinte se ci dicessero la verità? In ogni caso si tratta di bugie, manipolazioni e infantilizzazioni (oltre che di distorsione della realtà per secondi scopi): no, non c'è una sana via di mezzo tra il sapere come sono davvero la gravidanza e il parto e una dose di ignoranza necessaria a farlo senza pensieri. In un mondo giusto, la scelta di diventare madri sarebbe libera e consensuale e, per esserci lucido e felice consenso, occorre avere chiaro verso cosa si sta andando.

Un silenzio che si tramanda di generazione in generazione

Crescere in un mondo in cui la maternità è considerata un dovere più che una scelta significa essere educate, fin da bambine, a un destino che ci precede. Ma la società intera, quindi dai prodotti pop alla famiglia, esercita pressione sulle donne affinché si riproducano in modo strategico: si guarda bene, cioè, dal raccontare la verità sulla gravidanza, sul parto e su tutto ciò che riguarda il corpo femminile.

Il risultato? Generazioni di donne impreparate, spaventate e spesso traumatizzate da esperienze che avrebbero potuto affrontare con più consapevolezza, se solo qualcuno avesse avuto il coraggio di parlare. A cominciare dalle donne della loro stessa famiglia che, invece, edulcorano la pillola raccontando di gravidanze e parti assolutamente romanzati e favolistici, in cui il dolore del parto si dimentica subito quando addirittura non si sente niente! e in cui la gravidanza è un sogno lungo nove mesi, in cui tutti ti dicono che sei raggiante e più bella che mai. E le bugie anzi, i silenzi iniziano con le mestruazioni: le ragazze, le bambine, scoprono le mestruazioni da sole con il menarca e imparano a gestirle in fretta, con una vergogna immensa e senza troppe domande.

In molte famiglie e culture, il percorso biologico delle donne sembra essere scritto a priori: crescere, sposarsi, avere figli. Non che vengano buttate fuori casa se decidono di non fare queste cose (si spera), ma è oggettivamente un dato di fatto che l'aspettativa generale sia questa. Questa narrazione ovviamente riduce l’identità femminile alle sue capacità riproduttive, ma per qualche ragione la "scelta", che scelta non è, della maternità va sostenuta con bugie e mistificazioni.

la violazione dei diritti riproduttivi di milioni di donne

Il che ha storicamente proibito delle discussioni aperte su gravidanza, parto, post parto e anche mestruazioni sia in casa che fuori. Infatti, per quanto ci si possa sforzare di comprendere l'imbarazzo di una madre impreparata ad affrontare discorsi legati al corpo, non si comprende perché questi silenzi non vengano riempiti da programmi di educazione sessuale che spieghino alle ragazze come funzionano i loro corpi anche attraverso testimonianze realistiche di donne che hanno avuto figli. Anzi sì che si spiega: se fossimo davvero consapevoli di ciò a cui si va incontro, quante di noi sceglierebbero comunque di restare incinte?

E invece cosa accade? Cosa succede quando questa fantomatica, romanzata e favolistica gravidanza si manifesta nei suoi lati più reali e crudi? Cosa accade quando il parto è un’esperienza traumatica, quando il post-partum si trasforma in un buco nero di solitudine e disagio, spesso proprio perché ci si sente "diverse" e "sbagliate" perché non si sperimenta quell'ondata di gioia millantata dalle altre madri ma anzi si sperimentano dolore e rabbia? Ancora silenzi, in un circolo vizioso di vergogna e connivenza. 

dilettanti allo sbaraglio per "troppa protezione" e ignoranza

Le bisnonne, le nonne e le madri, zie, cugine grandi e amiche grandi tacciono. Non si parla della nausea debilitante, dell'aerofagia, dei dolori, dei gonfiori, della stanchezza cronica, del dolore del parto, dei punti di sutura, della violenza ostetrica, della depressione post-partum. "Soffrirai un po’, ma poi dimenticherai tutto", dicono al massimo, con una leggerezza quasi offensiva. Di certo infantilizzante. Una rassicurazione che è, in realtà, una bugia. Perché sì, molte donne dicono di dimenticare il dolore fisico, ma è incredibile che abbiano dimenticato l’impatto emotivo e psicologico di un’esperienza che può essere sconvolgente, anzi che lo è a livello organico e mentale.

E perché questa omissione? Per proteggere le giovani donne? Per non spaventarle? O per continuare a perpetuare il ciclo della maternità obbligata, senza che nessuna possa mai dire davvero "io non lo voglio"? In molti casi, queste bugie sono un modo per giustificare le proprie esperienze e tramandare la stessa ignoranza che si è subita. Dire la verità richiederebbe uno sforzo di autocritica che troppe donne non vogliono affrontare.

Ma il problema potrebbe più profondo perché i silenzi riguardano tutto ciò che interessa il corpo femminile. Le mestruazioni, esperienza biologica fondamentale nella vita di ogni donna, vengono spesso scoperte nel momento in cui arrivano, come se non fossero naturali e fisiologiche ma qualcosa di malato, strano, di cui non si deve parlare e che non si deve vedere.

Chiaramente, e non è secondario, una gigantesca coltre di silenzio avvolge il piacere sessuale femminile. Non sorprende, quindi, che molte donne scoprano tardi – o non scoprano affatto – di avere diritto al piacere sessuale, così come al controllo consapevole della propria fertilità. Ma non è questo il tema, per ora. 

dalla gravidanza al post parto: consapevolezza e consenso

Come detto, non esiste una via di mezzo tra la menzogna dura e pura perpetrata da madri, nonne e zie e una forma di consapevolezza. In un mondo giusto, le donne non dovrebbero avere alcuna ragione per evitare di raccontare come è davvero essere incinte e come è davvero partorire. O per mentire davanti a domande dirette. L’unico antidoto alla perpetrazione di questi inutili e pure pericolosi tabù è una solida educazione sessuale che non si limiti a insegnare anatomia, ma che parli di emozioni, diritti e consapevolezza. Le giovani donne devono sapere cosa significa davvero una gravidanza, quali sono i possibili rischi, i possibili fastidi, quali sono gli strumenti a loro disposizione. Devono conoscere il proprio corpo ed essere preparate.

La cultura del diritto alla salute riproduttiva è ancora troppo fragile. Ma almeno è nata. Oggi molte donne hanno accesso a informazioni corrette sulla contraccezione, sulla gestione del ciclo mestruale, sulla sessualità, sulla gravidanza fino al post parto grazie al lavoro di attiviste che con lo scopo di creare consapevolezza fanno un lavoro quotidiano. Ma le madri e le nonne devono iniziare a dire la verità alle figlie, senza paura e senza la pretesa di "proteggere" attraverso l’omissione.  Perché sapere è potere. E per troppo tempo il potere sulle donne è stato esercitato sul loro silenzio.