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La "fawn response", essere gentile con l'aggressore: una strategia (di sopravvivenza) che usano in molte

Non solo scappare o contrattaccare: la fawn response consiste nel compiacere l'aggressore - o il partner violento - nel tentativo di ridurre i rischi.

Adattarsi e compiacere in alcuni casi diventa una strategia di sopravvivenza e molte donne lo sanno. Si chiama fawn response: non si scappa, non si controaggredisce, non si rimane in "freezing", si cerca di adattarsi e di essere gentili con chi sta aggredendo (verbalmente, fisicamente) nel tentativo di neutralizzarlo.

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le risposte umane alle aggressioni esterne (che le donne conoscono)

Nel panorama delle risposte umane allo stress e al trauma, si conoscono principalmente le tre reazioni principali: fight (attacco), flight (fuga) e freeze (blocco). Ma ne esiste una quarta, forse meno intuitiva ma altrettanto diffusa, soprattutto nelle dinamiche di violenza: la fawn response.

Il termine è stato reso popolare dallo psicoterapeuta Pete Walker, che l’ha descritta come una strategia di sopravvivenza basata sull’adattamento all’altro e ai suoi comportamenti percepiti come pericolosi. Invece di opporsi o scappare, la persona cerca di compiacere, placare e anticipare i bisogni dell’aggressore per ridurre il rischio di danno.

Non si tratta di debolezza o mancata percezione del rischio ma di un sofisticato sistema di difesa messo in atto dal sistema nervoso. Che cosa succede, in concreto? Che quando una persona entra in modalità fawn (in inglese "cerbiatto"), il cervello percepisce il pericolo ma sceglie in automatico una via alternativa rispetto alle reazioni più istintive.

Si attiva un comportamento di iper-adattamento che può manifestarsi in diversi modi: si cerca di soddisfare costantemente l’altro si anticipano bisogni, emozioni e possibili reazioni dell’aggressore, si evitano conflitti a ogni costo, si minimizzano o giustificano i comportamenti violenti, si mettono da parte i propri bisogni per mantenere una parvenza di sicurezza. 

La logica sottostante è abbastanza semplice: "se non posso scappare e non posso difendermi, cerco almeno di non essere colpito, colpita". La fawn response si sviluppa spesso in contesti in cui la persona non ha reali possibilità di fuga o di difesa. È particolarmente frequente quando: la violenza è cronica e sistemica (in famiglia, nella coppia, o in comunità chiuse), quando esiste una dipendenza dall’aggressore (economica, emotiva o sociale) o quando la relazione con chi esercita la violenza è inevitabile. Ma si può verificare sempre.

non si scappa dall'aggressore ma si "costruisce relazione" per calmarlo

Nei bambini e nelle bambine questo meccanismo è ancora più evidente: compiacere l’adulto, anche se aggressivo e violento, diventa una strategia necessaria per la sopravvivenza. Il problema è che, una volta appreso, questo schema può rimanere attivo anche in età adulta, persino quando il pericolo non c'è più o comunque non è oggettivo.

Per comprendere la reale specificità della fawn response, è utile confrontarla con le altre reazioni allo stress: a differenza di contrattacchi, fughe o immobilizzazione questa consiste nell'adeguarsi, cercando di calmare l'aggressore dimostrandosi innocue, innocui. La fawn è quindi l’unica risposta che passa attraverso la relazione: non allontana dal pericolo, ma si avvicina a esso cercando di gestirlo dall’interno.

la "fawn" può sembrare consenso ma non lo è

Uno degli aspetti più problematici della fawn response è che può essere facilmente fraintesa, soprattutto dall'aggressore stesso oppure quando e se un domani l'abuso approda nel sistema giudiziario. Dall’esterno, questi comportamenti possono sembrare slegati dalle forme di violenza ed essere equivocati con consenso e affetto autentico.

In realtà, si tratta spesso di una strategia di sopravvivenza mascherata da disponibilità. Questo equivoco è particolarmente pericoloso nelle relazioni abusanti o nei tentativi di approcci sessuali non graditi perché può portare chi li mette in atto a pensare che la persona "sceglie di restare" ignorando il fatto che sta semplicemente cercando di gestire il rischio nel modo che il suo sistema nervoso ha imparato.

In sintesi la fawn response non è né attacco né fuga: è restare, tentando di rendere l’altro meno pericoloso. Comprenderla significa leggere con maggiore profondità le dinamiche della violenza e riconoscere che alcuni comportamenti, apparentemente volontari, sono in realtà risposte adattive a condizioni di estrema vulnerabilità.