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Aggiornato il: 3 minuti di lettura

Il privilegio di godersi l'estate

Scappare dal centro città, rinfrescarsi nel proprio giardino o su una barca, dormire fino a tardi ché fuori fa troppo caldo: l'estate è decisamente una stagione per persone ricche.
di Eugenia Nicolosi
Elizabeth Taylor, 1985
Elizabeth Taylor, 1985  (helmut newton)

Da dove iniziare? L'aria condizionata ha dei costi che non tutti possono permettersi (secondo Istat il 50% delle famiglie ha un condizionatore ma solo il 25% lo accende tutti i giorni). Andare al mare, o in piscina, significa poter non lavorare, a meno che non si svolgano dei lavori stagionali che si fanno al mare o in piscina, nel qual caso comunque non si può fare il bagno.

Allontanarsi dai centri delle città significa poitersi prendere delle vacanze o almeno fare dei lavori che consentono il lavoro da remoto. Ci sono poi famiglie di oltre 4 o 5 persone che abitano nei "bassi" dei centri delle città: non è lo stesso che abitare in una villa, in un attico con terrazza né in un appartamento finestrato.

E questo si aggiunge alla possibilità economica di affittare ville, barche, hotel, case vacanze immerse nel bosco o sulla spiaggia: qualcosa che non tutte le persone possono permettersi di fare. Insomma, l'estate è stupenda se sei una persona ricca.

L'estate è bellissima (se sei ricca)

Non si fa negazionismo qui: le alluvioni al nord Italia le abbiamo viste e vissute ma l'altro volto del cambiamento climatico sono le temperature record registrate a sud Italia. Con una aggiunta di incendi. E se negli anni Ottanta e Novanta, al netto di qualche estate bollente (mi dicono quella del 1982) comunque si poteva serenamente vivere, oggi no. Non senza preoccuparsi di come fare a dormire quelle ore di sonno necessarie a lavorare l'indomani. Perché chi è in città durante una estate la cui temperatura media è di 35 gradi è perché deve lavorare.

Come sarebbe il mondo con tre gradi in più

l'estate è la madre dei poveri

"L'estate è la madre dei poveri" è un antico proverbio che si riferiva al fatto che i mesi estivi, qui in Italia, erano una coccola per le persone meno abbienti che durante l'inverno avevano patito il freddo. A cominciare dalle giornate più lunghe che rendono le strade più sicure e fino alla cessata esigenza di coprirsi, l'estate per le persone povere era la "bella stagione". Lo era per tutte le persone in realtà, perché la sera rinfrescava e anche di giorno, stando all'ombra, non si soffriva. Oggi letteralmente si muore di caldo. L'estate 2022 ha visto l'Italia prima in una triste classifica europea per le oltre 18mila persone decedute tra il 30 maggio e il 4 settembre (in tutta Europa 61.672 persone). E vedremo le vittime di quella 2023. 

L'invenzione delle vacanze

L''dea delle vacanze estive - quindi di prendere una pausa dalla routine e dalle città per andare in posti freschi - è nata alla fine dell'Ottocento. Ed è stato per spirito di emilazione verso le persone aristocratiche che trascorrevano i mesi caldi (non caldi quanto ora) da ospiti presso le enormi tenute di parenti e amici. A copiare, persone ugualmente benestanti che non si spaccavano la schiena e che potevano andarsene dove volevano, quando volevano. Così tra gli anni Dieci e i Trenta del Novecento iniziano i racconti di vaporetti e treni - sempre di lusso eh - verso esotismi mediterranei, poi verso i lidi, poi verso i villaggi vacanze e le spiagge libere. E ogni livello ha il relativo confort e il relativo prezzo.

La gente non privilegiata d'estate lavora. Studenti e studentesse che non hanno alle spalle famiglie benestanti spesso trascorrono l'estate a lavorare, spesso all'aperto, per sostenersi o per sostenere l'economia della famiglia. Le persone che hanno la partita IVA sanno che i loro guadagni dipendono da quanto lavorano, quindi smettere è complicato. Tutte le persone che lavorano nel settore agricolo sanno che l'estate è la stagione della trebbiatura, della raccolta di alcuni frutti e alcuni ortaggi e della semina di alcuni tipi di verduira. E questo accade con 25, 35 o, come quest'anno, 45 gradi all'ombra

Climate inequality (report)

Gli economisti del World Inequality Lab della Paris School of Economics hanno recentemente pubblicato il Climate Inequality Report 2023, il cui obiettivo è proprio registrare' l'entità della disuguaglianza climatica sulla base di un'analisi dei Paesi a basso e medio reddito. Ma di fondo lo scopo è di sensibilizzare e quindi di sviluppare politiche economiche e sociali di contrasto alle disuguaglianze climatiche.

Ma tra i risultati del rapporto 2023 sulla disuguaglianza climatica anche la notizia che il 48% delle emissioni proviene dal 10% più ricco di "emettitori" e che il divario tra le emissioni di carbonio dei ricchi e quelle dei poveri all'interno di uno stesso Paese è superiore alla differenza delle emissioni complessive tra i Paesi.

Perdite agricole: i territori a basso reddito stanno affrontando perdite di produttività agricola pari o superiori al 30% a causa del cambiamento climatico (che aggrava la povertà e l'insicurezza alimentare). Povertà e cambiamento climatico: oltre 780 milioni di persone in tutto il mondo sono esposte al rischio di povertà combinata a gravi inondazioni e i Paesi a Sud del mondo sono oggi significativamente più poveri di quanto sarebbero stati in assenza del cambiamento climatico.

Si stima che le perdite di reddito dovute ai rischi climatici del 40% più povero siano superiori del 70% rispetto alla media delle perdite dei Paesi a basso e medio reddito: l'ndigenza economica:è sollecitata dalla crisi climatica in molti modi, come l'abbassamento della produttività agricola, la migrazione climatica dovuta a eventi estremi, ecc.

Non ultima, la salute mentale: un aumento di 1 grado Celsius delle temperature medie al mese aumenta i tassi di suicidio.