Il "junk journaling" tra i trend: cara Gen Z, c'è chi conserva scontrini e biglietti dagli anni Novanta
Condividi su
Questo articolo potrebbe andare direttamente nel filone "diari di una millennial". Sottofilone: "cose che la Gen Z è convinta di aver inventato ma invece no". Per esempio adesso ha scoperto che si possono conservare gli scontrini dentro un diario e chiamare questa cosa "Junk journaling", ma c'è chi lo fa dagli anni Novanta.
Se nella vita si ha avuto un po' di fortuna, si possiede almeno una scatola che contiene cose. Cose inutili. Alcune pure ridicole. Una bustina di maionese presa da un chiosco sul mare, petali secchi dei fiori ricevuti "quella volta", biglietti da visita di un ristorante all'estero dove non si tornerà mai o cartoncini ormai gialli su cui c'era scritto qualcosa.
Junk journaling: la tendenza della Gen Z che sa di nostalgia
A un certo punto la Gen Z ha scoperto che si possono conservare gli scontrini e i ricordini cartacei. Così questa pratica coltivata per decenni - e da decenni - è sbarcata sui social sotto forma di video su TikTok con musica malinconica e mani curate che incollano biglietti del treno, ricevute di caffè, etichette di vini.
Nel frattempo, dentro a qualche armadio italiano, esiste una scatola con dentro una bustina di maionese del 1998 e ormai chiaramente radioattiva, carte di caramelle, foto stampate male, conchiglie, biglietti di negozi chiusi da secoli e ticket dei parcheggi. C'è, ovvio, almeno uno scontrino sbiadito. Diciamo che a chi questa cosa la fa non può che venire il trigger, a sentirlo chiamare "trend" e a vederlo totalmente coperto dall'estetica ipercurata dei social. Il junk journaling è una di quelle cose che sembrano una moda, ma che in realtà sono la vita vera.
"Junk", che significa letteralmente spazzatura, fa riferimento a roba che normalmente butteremmo con la differenza che quello scontrino lì, quella carta di caramella lì, non la vogliamo buttare. E non certo per manie da accumulo, per custodire il retaggio che si porta dietro dentro una scatola in cui il caos è necessario e fisiologico. Altro che fotina con i colori in palette da postare con la sua bella didascalia romantica.
Prima che arrivasse nelle mani della Gen Z il junk journaling era una cosa privatissima che con l'estetica non c'entrava niente, né con la condivisione con altre persone. La scatola - o cassetto - dei ricordini non doveva essere nelle disponibilità di qualcuno o gradevole alla vista: doveva essere reale e pure pieno di polvere. Pagine storte, strappi, sovrapposizioni, parti appiccicose per via di zucchero sciolto da vent'anni: la scatola dei ricordi è tutto l’opposto del minimalismo digitale.
Scontrini, biglietti, carte di caramelle: la memoria negli oggetti
Se vogliamo dirla in modo meno poetico e più scientifico: forse la Gen Z ha scoperto che mettere da parte le cose "fisiche" funziona perché coinvolge il corpo. Tagliare e incollare sul diario, piegare pezzi di lettere, toccare materiali insomma, attiva memoria sensoriale e memoria emotiva. Il cervello ricorda meglio ciò che ha manipolato.
E allora il motivo per cui conservare scontrini e bigliettini è diventato trend adesso è interessante. Viviamo come dentro a un archivio digitale in cui tutto c'è ma niente si può toccare: screenshot, note, chat, storie, fotografie. Ma se lo spazio virtuale non ha limiti, lo spazio fisico ne ha moltissimi. Il junk journaling allora reintroduce la scelta: cosa merita di restare e cosa no. Con le relative emozioni.
Quale giorno vale una pagina del diario, un posto dentro alla scatola? Questa selezione è già interpretazione della propria vita. La verità è che ogni generazione, a un certo punto, scopre la stessa cosa e la reimpacchetta. Ed è vero forse pure che abbiamo bisogno di conservare oggetti per arginare la paura tutta umana di dimenticare.
Conservare oggetti è un modo comunissimo di tenere a bada la paura di scolorire nella nostra stessa memoria. Non ricordare bene cosa abbiamo fatto è normale. Ma ci sono momenti, giornate, intere stagioni che è pure normale voler mantenere vive e nitide. E gli oggetti, che sono poi memorie di dettagli, servono proprio a questo: fanno da documento materiale per fornirci una versione completa. Uno scontrino, un biglietto del treno, una carta di lecca-lecca, sono in concreto pezzi di passato. Sono cioè l'unica cosa tangibile (appunto) di momenti andati per sempre.
Condividi su