Ignazio La Russa vuole fare l'Etero Pride?
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Era il 2018 quando tra canti e cori contro la violenza di genere lo staff di UNICEF si è unito alla marcia dei cento uomini (erano oltre 4mila) attraversando la città di Pretoria, in Sud Africa, per mettere a fuoco il ruolo degli uomini nel macrotema della violenza sulle donne e sui bambini. Il prossimo 5 ottobre una marcia organizzata da uomini e per uomini contro la violenza di genere si terrà alle Hawai'i. In Italia abbiamo avuto alcune marce di uomini contro la violenza di genere: a Rimini dopo i fattacci del 2022, ma anche a Ravenna dove c'è il "corteo degli uomini in scarpe rosse", o ancora a Piacenza e a Roma. E gruppi di uomini che marciano contro la violenza sulle donne esisono in tutto il mondo, dall'India a Washington Dc. Insomma i maschi marciano contro la violenza. Ciò nonostante, la violenza non cambia e non diminuisce. Forse perché non ne parlano.
L'etero pride
Le donne manifestano contro la violenza sistemica che si scaglia su di loro a lavoro, in casa, nei prodotti mainstream, nei linguaggi e nelle idee. Le persone nere, latine, razzializzate manifestano contro il razzismo sistemico, le persone gay, lesbiche, trans, bisessuali e queer contro l'omotransfobia, le persone con disabilità contro un mondo che non si decide a diventare universalmente accessibile, nè logisticamente né culturalmente. Gli unici a non avere niente per cui manifestare sono gli uomini bianchi, etero e abili. Certo, ci sono i cortei contro posizioni e riforme dei Governi su questioni che riguardano decine di cose: istruzione, salute pubblica, lavoro, diritto alla casa, tasse o più recentemente l'invio di armi. Ma coinvolgono trasversalmente tutte le identità che si sentono unite da un sentimento di protesta, non persone che condividono il genere, l'identità di genere, il colore della pelle. Insomma niente che abbia a che fare col corpo. Il maschio, bianco, abile ed etero non ha un suo pride perché non ha bisogno di chiedere modifiche allo status quo, a differenza di tutte le altre soggettività. Del resto è una situazione che ha creato lui a sua immagine e somiglianza.
da un'idea di Ignazio La Russa
Da un'idea di Ignazio La Russa, presidente del Senato, sulla scorta dell'ultimo femminicidio (di Giulia Tramontano) che ha particolarmente inciso sul sentire comune per via del fatto che fosse al settimo mese di gravidanza, è arrivata sui tavoli delle istituzioni la proposta di organizzare una manifestazione con soli uomini per dire no alla violenza di genere. "Dobbiamo far capire a tutti che il femminicidio non è un problema solo di leggi o delle donne, ma piuttosto un problema legato al comportamento maschile", ha detto La Russa all'AdnKronos, per aggiungere che è anche pronto a farsi carico dell'organizzazione di questa manifestazione su strada, quindi di quello che è un corteo.
E sembrano tutti d'accordo con l'esponente di Fratelli d'Italia: quella che "un segnale deve partire da noi uomini" non è un'idea divisiva, anzi, oltre allo scontato sostegno dei colleghi di partito anche una folta schiera di personalità politiche di diversi schieramenti si è detta d'accordo.
Il grande assente
Premesso che fare cortei significa prendere il proprio corpo e attraversare con esso uno spazio per dimostrare non solo che si è pro o contro qualcuno o qualcosa ma anche per rivendicare il diritto a essere tenuti in considerazione, un corteo di soli uomini che occupano le strade contro una violenza che loro agiscono non aggiunge nulla a un mondo che già loro occupano in modo dominante. Non senza un percorso di autocoscienza, cioè parlandone. Riappropriarsi dello spazio, in senso fisico e in senso politico, è una pratica che serve alle categorie che accusano disagi di qualche tipo e che sono, ancora, tutte le persone tranne il maschio, bianco, etero e abile ("e benestante", cit.).
Che non è "il nemico" in senso assoluto: ma se ogni corteo è frutto di incontri, assemblee, elaborazioni su questa o quella istanza, è chiaro che se i maschi vogliono scendere in strada nessuno glielo vieta, figuriamoci, ma non basta che lo facciano perché accettano l'invito di Ignazio La Russa. Anche perché non avrebbe alcuna base: dove sarebbe la messa a tema di come, gli uomini, sono violenti con le donne (e non solo) ogni giorno e spesso senza nemmeno accorgersene? Perché se solo si parlassero dieci minuti scoprirebbero che basterebbe smettere di minimizzare le donne quando parlano di abusi di potere quotidiani, tra gender gap, diritto all'IVG, molestie sul lavoro, patriarcato e catcalling.
questione di alleanze
Per fare un (etero)pride ci vuole un percorso, l'autoanalisi, la capacità di problematizzarsi. E se gli uomini bianchi, abili ed etero facessero questo percorso si renderebbero conto che potrebbero serenamente schierarsi contro la violenza sistemica che loro perpetrano iniziando dall'ascolto.
Poi, certo, anche partecipando alle manifestazioni delle donne, delle persone lgbt+, di quelle razzializzate e di quelle con disabilità, invece che ignorarle o ostacolarne le proposte. Qualcosa che i femministi fanno già: uomini singoli e associazioni che, anche in Italia, si incontrano per parlare di come porre fine al loro approccio egemonico e oppressivo e partecipare - con consapevolezza - ai cortei femministi o ai Pride.
Dove peraltro partecipano tutti, tutti sono presenti gli uni ai cortei delle altre, ma anche agli incontri e alle conversazioni sui disagi da cui origina l'esigenza di manifestare, portando ciascuno il proprio vissuto. Insieme a Non una di meno c'è Arcigay, insieme ai precari ci sono Non una di Meno e Arcigay, ai Pride ci sono i gruppi di Disability e così via. Chi manca (a parte La Russa)?
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