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cosa memiamo a fare Aggiornato il: 4 minuti di lettura

La classifica delle donne più belle secondo ChatGpt ("avanguardia pura")

La classifica delle donne più belle secondo ChatGpt (avanguardia pura)
L'intellligenza artificiale di ChatGpt ha fatto una classifica delle dieci donne più belle del mondo e, nessuna sorpresa, replica gli standard di bellezza degli (uomini) umani.
di Eugenia Nicolosi

Se ChatGpt replica gli standard di bellezza limitanti ed eurocentrici che esistono già è un problema (e non solo per le donne). "Avanguardia pura", direbbe con tono sarcastico Miranda Priestley. Ma partiamo dall'inizio: siamo tutte inorridite quando è uscita la notiza della classifica delle "ragazze trofeo" che gli studenti del liceo Visconti di Roma hanno appeso in classe. Ma gli adulti fanno le stesse cose e ora le fa pure l'intelligenza artificiale. Chat Gpt, programma di intelligenza artificiale in grado (diciamo) di avere conversazioni ha stilato la classifica delle dieci donne più belle del mondo e basta scoprire chi sono le "favolose dieci" per rendersi conto che sono sempre le stesse, donne bellissime ovviamente, e che l'AI non fa altro che replicare, rispecchiare e alimentare gli standard di bellezza già esistenti.

La nostra "chiacchierata di genere" con l'intelligenza artificiale: ChatGPT è sessista?

l'avanguardia pura della classifica di chatgpt sulle dieci donne più belle

E quindi chi c'è nella classifica? L'attrice indiana Aishwarya Rai Bachchan che ha vinto il concorso di Miss Mondo nel 1994, le attrici Grace Kelly, Scarlett Johansson, Angelina Jolie e Audrey Hepburn, la cantante Beyoncé, l'immensa Sofia Loren, l'immortale Marilyn Monroe, l'attrice keniota-messicana Lupita Nyong'o e la vincitrice di Miss Mondo 2000 Priyanka Chopra che ha sbancato Bollywood e Hollywood. 

Ora, è evidente che l'intelligenza artificiale ha un'idea molto precisa del concetto di bellezza di una donna: viso giovane, occhi grandi, pelle liscia, naso piccolo, zigomi da contouring, capelli lunghi e morbidi, seno rotondo, labbra carnose, vita sottile. E infatti troviamo italiane degli anni Sessanta, indiane contemporanee e giovanissime keniote-messicane che, nonostante le differenze di epoca di appartenenza e origini etniche, hanno molte, forse troppe, cose in comune. Nel senso: le dieci donne più belle secondo ChatGpt si somigliano tutte perché ricalcano alla perfezione lo standard di bellezza a cui "tutte le donne devono aspirare" (se la Natura non è stata generosa dovrebbero almeno sforzarsi con il make up e il parrucchiere). 

Priyanka Chopra
Priyanka Chopra  (instagram)

L'ideale di bellezza secondo Chatgpt (e tutta l'AI)

I lineamenti del viso e le forme del corpo "perfetti" secondo l'intellingenza artificiale sono perfettamente visibili nelle sue stesse creazioni: non scordiamo le modelle virtuali – che sono sempre di più – che, a parte il colore dei capelli o degli occhi, sono l'una la copia dell'altra. E non scordiamo cosa disegna l'AI quando le si chiede di definire le "bellezze" canoniche di ogni Paese: mentre gli uomini sono di età differenti, con corpi differenti e fanno cose considerate tipiche del Paese che rappresentano (l'italiano mangia spaghetti), le donne sono tutte somiglianti al netto di costumi tradizionali (come se si indossassero nel quotidiano) e, appunto, il colore dei capelli.

È sorprendente che ChatGpt definisca la bellezza in modo così stereotipato? Niente affatto. Non dovevamo aspettare l'intelligenza artificiale, e nemmeno Internet, la moda, i concorsi di Miss Italia o Mondo, le pubblicità, il cinema, la fotografia, le riviste, l'industria cosmetica e la chirurgia estetica per sapere che esistono dei canoni molto rigidi rispetto alla definizione di chi, oggi, è una bella donna e chi no. Il canone di bellezza è sempre esistito, pensiamo alla Grecia Classica o al Settecento, con le sue pratiche di make up tossiche che rendevano il viso bianco e giovane (siamo ossessionate dall'estetica della purezza perché è sintomatica di alta moralità). La novità di oggi è l'intensità (e la radicalizzazione) con cui ci viene proposto e imposto il canone.

Lupita Nyong'oe
Lupita Nyong'oe  (getty)

L’Intelligenza Artificiale può davvero giudicare i canoni di bellezza umani? Evidentemente no: la classifica di ChatGpt che - solo sulla carta - abbraccia la cultura della diversity, mette solo in evidenza quanto sia ancora standard la bellezza considerata universale e quanto siano standard i suoi canoni oggettivi. Ma la spiegazione è semplice: non è ChatGpt a dover essere incolpata: l'intelligenza artificiale si nutre di fonti (contenuti che trova online, tra giornali, blog, commenti, social media) e le fonti le creano gli esseri umani. Evidentemente ChatGpt ha solo raccontato chi sono le dieci donne più belle del mondo, non l'ha stabilito.

chatgpt (e tutta l'AI) registra e racconta, non decide niente

Gli esseri umani vivono immersi nei pregiudizi e i pregiudizi esistono in molte forme e su vari livelli, dalle preferenze personali banali che non danneggiano nessuno (come la scelta di bere decaffeinato) fino a forme di schieramento estremamente dannose e offensive tra cui il razzismo, la misoginia e la transfobia. Siamo ancora all'alba di tutto ciò che potremo fare con o far fare all'intelligenza artificiale ma i programmi attualmente disponibili dimostrano già tutti i segni della forte influenza di pregiudizi. E i pregiudizi sono una contaminazione umana, essendo l'AI un prodotto umano. Il che non è solo detestabile perché appunto l'AI "crea" modelle e influencer con volti e corpi di una perfezione inarrivabile ma è soprattutto preoccupante perché l'AI è già utilizzata in campi tra cui sanità, finanza e sistema giudiziario. Oltre a quelli di natura razzista, classista e omofobica, le potenziali ricadute sociali dei pregiudizi di genere dell'intelligenza artificiale sono enormi. 

La storia la scrivono i vincitori, i programmi di AI li scrivono i maschi (bianchi ed etero)

Anche con i filtri più sofisticati possibili e utili a eliminare gli input che non si adattano più alla sensibilità moderna, dai documenti storici razzisti all’incitamento all’odio su Twitter anzi, su X – i pregiudizi persistono nel mondo e nei programmi di intelligenza artificiale. Oltre il 50 per cento della forza lavoro che progetta l’intelligenza artificiale in questo momento è di sesso maschile. E sono sempre loro, i maschi, che "allenano" l'AI rispetto a donne, persone transgender e binarie, persone razzializzate, persone con disabilità. Un noto esempio di pregiudizio di genere nell'intelligenza artificiale può essere trovato nelle assistenti degli smartphone: Siri, Alexa e Cortana. Tutte sono femmine, tutte hanno nomi femminili e voci femminili. Quando hanno debuttato, ogni assistente presentava la voce di una donna come impostazione predefinita perché sono state progettate come "assistenti" e la scorciatoia mentale dei programmatori è assitente uguale femmina.

Tanto è vero che un rapporto dell’UNESCO del 2019 ha concluso che Siri, Cortana e Alexa così progettate incoraggiavano gli stereotipi di genere presentando le donne come subalterne, servizievoli e compiacenti. Ciascuna di queste assistenti vocali è stata allora aggiornata e ora offre una serie di opzioni vocali diverse, ma la domanda rimane: perché l'assistente vocale predefinita si presentava come una donna? Conosciamo la risposta. L'altra domanda è: come ovviare? Semplice: man mano che ci si allontana dal centro dei privilegi – in questo caso, si presume che la maggior parte dei programmatori siano maschi bianchi eterocis e perché no, residenti negli Stati Uniti – aumenta la probabilità che i programmi vengano modellati in modo più neutro, in modo che che riflettano sempre meno la visione del mondo dei programmatori.