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Contro il logorio dell'Ai moderna è stato inventato un chatbot femminista (sì, era necessario)

Contro il logorio dell'Ai moderna è stato inventato un chatbot femminista (sì, era necessario)
(getty)

Una Chat AI femminista è necessaria perché risponde a limiti strutturali dell’intelligenza artificiale che spesso riproduce e amplifica disuguaglianze già presenti nella società.

di Eugenia Nicolosi

Per la serie "donne che inventano cose altrimenti nessun uomo lo farebbe", Antoinette Torres Soler è l’attivista, artista e ricercatrice femminista che ha fondato il progetto Feminist AI, con cui critica apertamente il modo in cui l’Intelligenza artificiale viene progettata e di conseguenza utilizzata.

La Chat AI femminista è al momento un progetto sperimentale che nasce con l’obiettivo di ripensare l’intelligenza artificiale da una prospettiva femminista, intersezionale e decolonizzata.

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cosa vuol dire "chatbot femminista"

Più che un semplice chatbot infatti si tratta di uno strumento politico-educativo che mette in discussione i modelli dominanti dell’AI. Allora, intanto, Feminist Ai non è un’assistente commerciale come ChatGPT o Alexa, ma una AI critica, sviluppata per mostrare come le tecnologie possano incorporare valori alternativi rispetto a quelli patriarcali, capitalisti e occidentali che spesso influenzano i sistemi di intelligenza artificiale tradizionali.

Antoinette Torres Soler ha concepito questo chatbot come uno spazio di dialogo, riflessione e provocazione più che come uno strumento che si prefigge di essere l'Ai neutrale. 

La Chat AI femminista funziona però in modo del tutto simile a un qualsiasi chatbot di testo ma con differenze sostanziali nel design e nei contenuti a cominciare dal dataset femminista e critico. Il sistema è addestrato su testi femministi, scritti di attiviste, teoriche del genere, studi post-coloniali e materiali che affrontano temi come disuguaglianze di genere, razzismo e colonialismo, giustizia sociale, diritti LGBTQIA+. A differenza delle AI convenzionali, questa chat non pretende di essere neutrale e non si professa come tale.

Al contrario, dichiara apertamente il proprio punto di vista politico e valoriale, mostrando che anche le tecnologie sono sempre culturalmente schierate (essendo un prodotto umano non potrebbero essere altrimenti). Le risposte allora che questo chatbot ci fornisce non mirano solo a colmare vuoti ma spesso pongono domande all’utente, problematizzano il linguaggio usato, invitano a riflettere su potere, privilegi e contesti sociali e insomma a mettersi in discussione.

Perché è importante che esista una Chat AI femminista

A cominciare dal fatto che nasce per dimostrare che l’AI può essere progettata con valori alternativi, Feminist Ai rende visibili i bias di genere e culturali presenti nelle tecnologie digitali e quindi apre un dibattito su chi progetta l’AI e per chi viene progettata

Allora il progetto (politico) di Antoinette Torres Soler è necessario perché risponde ai limiti strutturali dell’intelligenza artificiale che spesso riproduce e amplifica disuguaglianze già presenti nella società. La sua esistenza non è solo tecnologica, ma politica, culturale ed educativa. Sappiamo bene che l’AI non è neutrale, come non lo sono gli algoritmi: sono progetti di persone, addestrati su dati storici, inseriti in sistemi economici e culturali specifici.

Questo fa sì che molte AI tradizionali incorporino sessismo, razzismo, visioni eurocentriche, stereotipi di genere.

La Chat AI femminista rende esplicito ciò che spesso viene nascosto e cioè che ogni tecnologia riflette valori e rapporti di potere. Mostrare apertamente un punto di vista femminista, quando si parla di tecnologie, serve a smascherare l’illusione di oggettività delle AI dominanti. Ne consegue che l'intento sia nobilissimo: educare a un uso critico della tecnologia. Stimolare una consapevolezza digitale, insegnare a interrogare le fonti, mostrare come il linguaggio costruisca realtà sociali significa formare utenti non passivi, non passive, ma con capacità critiche