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Finalmente un trend che (forse) può salvarci: borse, stanze e vite tornano "analogiche"

Atmosfere morbide per stanze che favoriscono il rallentamento mentale e oggetti che stimolano il tatto per le borse che ci portano a una vita analogica.
Ecco finalmente un trend che ha senso.

Nel vortice di assurdi e inutili - o perfino tossici - trend finalmente forse ne è arrivato uno che torna a farci sperare nella salvezza della civiltà: le analog bag e le analog room sono spazi (borse e stanze) in cui si ricrea una vita analogica.

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Se nelle borse "analogiche" troviamo cruciverba, romanzi, diari bianchi da riempire a penna, macchine fotografiche, nelle stanze "analogiche" non troviamo smartphone poggiati sul comodino né altri dispositivi elettronici ma giochi da tavolo, vinili e i segni dell'esistenza di hobby tattili come il lavoro a maglia o passatempi come il sudoku.

Dalle analog bag alle analog room: la vita torna tangibile

Il senso di questo trend è ovviamente nella fisiologica reazione al sovraccarico digitale e all'iperconsuimo, iperconnessione e iper modernizzazione delle cose e della vita. Abbracciare la vita analogica significa promettersi di spegnere e disconnettersi per riconnettersi con il qui e ora e rimanere offline il più a lungo possibile. 

Il giornalista canadese David Sax (New York Times, Vanity Fair) ha pubblicato un saggio dal titolo The Revenge of Analog: Real things and why they matter la "La vendetta dell'analogico (perché le cose reali hanno importanza)". E dice: «L'idea che possiamo semplicemente assumere la posizione del loto e immergerci in uno stato di beatitudine meditativa è irrealistica per la stragrande maggioranza di noi. I nostri telefoni hanno tutto ciò che potremmo mai desiderare, quindi abbiamo bisogno di un'alternativa a portata di mano per colmare il vuoto». Ed ecco la analog bag, con le sue parole crociate e i suoi libri che ci tengono le mani impegnate e il cervello pure.

perché la Gen Z (e non solo) abbraccia il trend offline

È evidente che la stanchezza nei confronti di questo (millantato) progresso tecnologico che tanto progresso non sembra, sia diffusissima. Dell'ascesa dell'AI siamo già esauste ed esausti, della relativa spazzatura che ha invaso quasi ogni piattaforma pure, la sensazione di resa e abbandono è collettiva e, come detto, fisiologica.

Dopo due decenni in cui la vita digitale sembrava inevitabile, stiamo assistendo a un’inversione di tendenza, probabilmente, frutto di istinto all'autoconservazione. Un rallentamento reale che ci serve per sopravvivere, per non soccombere definitivamente alla dittatura dei social e della performance. Perché forse finalmente abbiamo capito che dell’opinione di trecento sconosciuti su un tema a caso, prima ancora di  fare colazione, non ci interessa davvero.

Il ritorno all'analogico è il miglior digital detox che potevamo immaginare perché è uno status culturale e non una parentesi. Nel senso, non è "un momento" di disintossicazione dopo l’ennesimo burnout da connessione. Il graduale ritorno all'analogico è iniziato ormai da un po' ed è un nuovo codice culturale perché le persone non stanno solo cercando relax: stanno cercando realtà.  

Un mondo più piccolo ma più vero: l’era post-digitale inizia ora

Infatti secondo uno studio del Financial Times dal 2022 il tempo sui social media è in calo nei Paesi più "tecnologicamente avanzati" con un decremento del 10 per cento. Questo perché stare sempre online non è più sinonimo di connessione, ma di immersione in una dimensione piena - pienissima - di spazzatura, tra le piattaforme ormai diventate impersonali nel flusso di sconosciuti scelti dall'algoritmo per massimizzare la nostra permanenza e la fine del racconto personale.

Dove ci porterà tutto questo? Probabilmente verso un mondo più piccolo ma più reale, quindi migliore. Il 2026 forse sarà l’anno del ritorno al mondo vero, fatto di persone che si parlano, si toccano e sperimentano dal vivo e non nel digitale: circoli di lettura, passeggiate, eventi e incontri. Internet non sparirà, evidentemente. Ma sarà sempre meno frequentato da umani perché gli umani saranno tornati a fare cose umane. Finalmente.