2 minuti di lettura

Altro che "non luoghi": le biblioteche e le librerie tornano a riempirsi (anche merito dell'architettura)

Librerie e biblioteche tornano a essere spazi vivi: non solo libri ma anche socialità e attività condivise.
Il trend è in crescita soprattutto tra i giovani.

Dieci anni fa librerie e biblioteche venivano pacatamente salutate da pronostici terrificanti: i social le uccideranno, i libri digitali pure, le persone non leggono e non escono di casa. Ma questi spazi non sono per niente in ritirata: mentre fuori avanzavano e avanzano streaming, piattaforme digitali, coworking e locali pieni di laptop, loro non mollano e tornano a riempirsi.

"Cime tempestose", il trailer del film gotico romantico con Margot Robbie e Jacob Elordi

Spesso perché sono particolarmente belle o progettate per accogliere persone, non oggetti, e non c'è un altro modo di dirlo, così chi può ne occupa i locali e li trasforma in venue per eventi privati e pubblici, c'è chi va per leggere e c'è chi va per socializzare.

il "ritorno" alle librerie e alle biblioteche: spazi gratuiti di socialità

Che non sia un’impressione lo mostrano anche le ricerche. Negli Stati Uniti un report dell’American Library Association ha registrato un uso delle biblioteche pubbliche, sia fisico sia digitale, più alto tra Gen Z e millennial rispetto alle generazioni precedenti: più della metà delle 2.075 persone intervistate aveva visitato fisicamente, specifichiamo, una biblioteca o una libreria nei dodici mesi precedenti.

E il dato forse più colorato è che anche tra chi non si definisce lettore o lettrice, una quota sostanziale continua comunque a frequentarle. È il segno che il ritorno in biblioteca non coincide soltanto con la lettura, come anticipato. In realtà il fenomeno era visibile già anni fa. Nel 2017, una ricerca del Carnegie UK Trust, costruita su 10 mila interviste nel Regno Unito e in Irlanda, segnalava che in Inghilterra la fascia demografica che utilizzava più spesso le biblioteche era quella tra i 15 e i 24 anni.

I dati non chiarivano ancora del tutto per quali attività venissero frequentate (libri, computer, internet gratuito, studio, socializzazione?) ma registravano già che mentre la fruizione complessiva diminuiva, tra le persone più giovani emergeva una tenuta, in alcuni casi perfino una crescita, dell'uso di questi luoghi. Il segnale, insomma, c’era già.

Ma da allora la funzione delle biblioteche è ancora più visibile: non soltanto scaffali, ma spazi di permanenza, concentrazione e socialità attorno a tavoli occupati per ore, computer aperti, gruppi di studio, pause condivise, atri e giardini - quando ci sono - che diventano teatro di conversazioni fuori dal digitale. 

città prive di posti in cui le persone possono stare

La verità, forse, è che nelle città quasi ogni luogo richiede una consumazione o una spesa, allora la biblioteca, la libreria, restano uno degli ultimi spazi in cui si può entrare, sedersi e restare senza che nessuno chieda nulla in cambio. Anche l’architettura ha avuto un peso in questo ritorno.

Al netto della bellezza di alcune biblioteche storiche, negli ultimi anni molte di quelle nuove sono state progettate o ripensate come veri hub civici, spazi pubblici da vivere più che da attraversare in fretta, in solitudine e senza interazioni sociali vere, cioè "non luoghi". La Oodi Library di Helsinki, con studi di registrazione, laboratori e aree di lavoro, è uno degli esempi più citati dagli studi che stanno analizzando la questione.

La Dokk1 di Aarhus, seconda più grande città della Danimarca, è affacciata sul porto ed è stata immaginata come un’infrastruttura urbana aperta. La Binhai Library di Tianjin, in Cina, è diventata virale per il suo impatto visivo. È chiamata "The eye", l'occhio, per via della particolare struttura architettonica dell'atrio centrale che crea un'illusione ottica spettacolare. 

non solo libri: design e attività trasformano l'idea delle librerie

Accanto al design - che male non fa - conta anche il tipo di esperienza che la biblioteca rende possibile. Chi la frequenta cerca spesso una concentrazione che altrove è più difficile ottenere: meno rumore, meno distrazioni, meno pressione al consumo. 

In tutti questi casi il libro resta, ma smette di essere l’unica chiave di accesso o l'unico motivo per scegliere di andarci. Resta pure il bisogno di luoghi gratuiti, non commerciali, dove sia ancora possibile stare. Insomma per fortuna certe profezie sull’onnipotenza del digitale erano meno solide di quanto sembrassero: i social non hanno ucciso i libri (come la Tv non ha ucciso le star della radio) e soprattutto non hanno ucciso nemmeno gli spazi fisici della socialità