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Due (e più) ragioni per cui le anziane per il clima della Svizzera sono la svolta

Diritti umani e crisi climatica sono questioni inseparabili, lo scopriamo grazie alle anziane per il clima della Svizzera, che hanno ottenuto una sentenza esemplare e soprattutto vincolante per molti Paesi europei: i Governi sono obbligati a proteggere i propri cittadini dagli effetti del riscaldamento globale.

Con un’età media di 73 anni, le “anziane per il clima” hanno fatto notizia qualche giorno fa perché sono riuscite a portare la Svizzera davanti alla Corte europea dei diritti dell'uomo (CEDU). Come? Dicendo che le politiche ambientali stanno mettendo a rischio la loro salute e in generale i diritti umani, ricordando a tutte e tutti ma soprattutto ai Governi che crisi climatica e i diritti umani e civili non sono questioni slegate, anzi.

La tradizione delle nonne lavandaie

l'azione delle anziane per il clima: riassuntone

Le anziane per il clima hanno vinto la causa: la Corte europea dei diritti dell’uomo ci ha messo un anno ma ha emesso la sentenza che afferma che la Svizzera ha violato il “diritto al rispetto della vita privata e familiare” garantito dall’articolo 8 della Convenzione europea dei diritti dell’uomo. E la decisione fa sentenza per tutti i Paesi dell'Unione Europea (ragione per cui le anziane per il clima sono importantissime). Si tratta infatti di un importante precedente che da questo momento in poi sarà utile a stabilire se e come i Governi adottano politiche ambientali adeguate, quindi se e come i Governi proteggono i cittadini e le cittadine. Insomma, da questo momento in poi, i Governi che non proteggono i loro cittadini dal cambiamento climatico potrebbero essere accusati di violare i diritti umani secondo la Convenzione europea dei diritti dell’uomo che garantisce “il diritto degli individui a godere di una protezione effettiva da parte delle autorità statali contro gravi effetti negativi sulla loro vita, salute, benessere e qualità della vita derivanti dagli effetti dannosi e i rischi causati dal cambiamento climatico”.

La decisione è oltretutto arrivata nel giorno in cui il servizio meteo dell'Unione Europea ha definito marzo 2024 come il marzo più caldo mai registrato, oltre che il decimo mese da record consecutivo. E la sentenza è inappellabile, definitiva e vincolante per i 46 Paesi firmatari della Convenzione europea dei diritti dell'uomo. Anche per noi. Che potrebbe succedere? Per ora sappiamo che la Corte ha ritenuto che la Svizzera non abbia rispettato i suoi obblighi in materia di ambiente e deve riprogettare gli obiettivi della lotta al cambiamento climatico che si era data. Ma a questo punto qualsiasi realtà associativa di qualsiasi Paese firmatario della Convenzione può portare il proprio Governo alla sbarra.

non solo in Svizzera: il caldo minaccia i diritti umani

Le anziane per il clima in sostanza hanno fatto causa al governo svizzero per averle esposte a un maggiore rischio di morte a causa delle ondate di caldo, dal momento che non ha messo a terra abbastanza interventi utili ad arrestare il cambiamento climatico. Che poi è una storia comune a tutti i Paesi. La loro richiesta, quindi la base della causa da loro sollevata, è di porre dei limiti più rigidi alle emissioni dei gas serra, sostenendo che le donne anziane sono più vulnerabili al caldo estremo (che è vero). Il requisito della “vittima” dell’articolo 34 della Corte Europea dei diritti dell'Uomo, sancisce che per poter presentare un ricorso alla Corte, i ricorrenti devono essere “vittime di una violazione da parte di una delle alte parti contraenti dei diritti sanciti dalla Convenzione sui protocolli” (articolo 34 CEDU). La Corte ha stabilito che un individuo soddisfa il requisito di essere "vittima" se è "personalmente colpito" dalla violazione di un diritto e inoltre che la violazione deve essere già avvenuta. E il requisito della vittima può essere soddisfatto nei casi legati al cambiamento climatico: la Corte ha già stabilito che in casi eccezionali, "il rischio di una futura violazione può conferire lo status di vittima a un singolo richiedente (...) se questi produce prove ragionevoli e convincenti della probabilità del verificarsi di un violazione che lo riguardi personalmente”. E considerando gli impatti della crisi climatica - evidenti come mai prima d’ora – è assolutamente possibile dimostrare che i diritti umani sono e saranno violati dal riscaldamento globale.

Le anziane per il clima di Senior Women for Climate Protection Switzerland affermano di essere vittime dirette delle mancanze della Svizzera perché "hanno sofferto e continuano a soffrire personalmente di disturbi legati al caldo". Inoltre, esiste un legame abbastanza stretto tra queste mancanze e il rischio di mortalità e malattie legate al caldo che non può essere negato.

Il cambiamento climatico ha implicazioni reali per la vita di ognuno di noi (ecco lo studio). È stato dimostrato che ha un impatto sui nostri diritti, quindi sui diritti umani, compreso l’accesso all’acqua, al cibo, ai mezzi di sussistenza e al riparo. Nel caso delle persone anziane gli effetti del cambiamento climatico sono particolarmente deleteri (Consiglio per i diritti umani, 2021). La ricerca ha dimostrato che le persone anziane esposte a eventi estremi di cambiamento climatico sono vulnerabili sia mentalmente che fisicamente e, nello specifico, le persone anziane sono più suscettibili a malattie cardiovascolari e renali e a infezioni del tratto urinario a seguito dell’esposizione al caldo intenso e l’esposizione all’inquinamento atmosferico è stata associata a una maggiore incidenza di demenza. Ma l’impatto del cambiamento climatico sulle persone anziane non è solo di natura fisiologica. Il senso di colpa, la depressione, l'ideazione suicidaria e l'uso di sostanze sono alcune delle conseguenze emotive dell'esposizione a eventi meteorologici estremi che oltretutto pongono le persone anziane a un rischio maggiore di sviluppare disturbo da stress post-traumatico rispetto ai giovani.

Ci sono anche i risvolti pratici: le persone anziane corrono un rischio di morte maggiore a seguito di eventi meteorologici estremi e ai relativi tentativi di evacuazione. La maggiore suscettibilità degli anziani non dovrebbe essere attribuita esclusivamente all’età avanzata: è stato dimostrato che il supporto sociale gioca un ruolo chiave nella capacità delle persone di sopravvivere agli eventi climatici evidenziando il ruolo del capitale sociale nell’adattamento ai cambiamenti climatici. Negligenza, incapacità delle istituzioni e politiche economiche inadeguate a garantire la loro sicurezza sono i fattori di colpa dei Paesi – oltre alle scarse iniziative di contrasto al cambiamento climatico – che minacciano la vita e la salute delle persone anziane. Quindi non è solo l’età a mettere a rischio le persone, ma l’età in relazione ad altri fattori: lo stato socioeconomico, le condizioni di salute mentale e il funzionamento fisico o cognitivo.

Naturalmente riconoscere il pericolo in cui vivono le persone anziane è anche importante per riconoscere la loro responsabilità nella creazione delle circostanze in cui oggi tutte e tutti ci troviamo. I pochi studi che hanno affrontato questo argomento offrono diverse spiegazioni per la mancanza di impegno nella lotta alla crisi climatica tra le persone anziane. La mancanza di conoscenza, l’incredulità riguardo alle previsioni negative e la convinzione che “la scienza ci salverà” o che “una singola persona non può fare la differenza” sono le principali ragioni per cui le persone anziane tendono a non sentirsi coinvolte nella questione, quindi non adottano un atteggiamento pro-ambiente. Anche perché molte di loro non credono che il cambiamento climatico sia una cosa reale o che sia il risultato dell’azione umana. Di conseguenza la maggioranza di loro non si impegna nell’attivismo e scarica tutte le responsabilità sui Governi.

dalle anziane per il clima in poi: scenari futuri

Le anziane per il clima hanno iniziato a combattere nel 2016 dando vita all'associazione delle donne colpite dai cambiamenti climatici, costruendo uno spazio forti del loro vissuto da attiviste di lunga data. Decidono di concentrarsi sulla questione climatica iniziando a denunciare la negligenza del loro Paese rispetto all'obiettivo di limitare il riscaldamento globale a 1,5 gradi (come prevede l'Accordo di Parigi), una negligenza che mette in pericolo la salute dell'intera popolazione e in particolare quella delle persone anziane.

La loro organizzazione, oggi composta da 2500 donne, ha inizialmente portato il caso al Tribunale amministrativo federale e poi al Tribunale federale supremo ma senza alcun successo: i giudici sostenevano che le anziane per il clima non erano state sufficientemente e direttamente colpite dalle inadempienze di cui accusavano il Governo. Poi arriva il ricorso alla CEDU a novembre 2020 e il resto è ormai storia, per quanto recente. Adesso, con il sostegno di Greenpeace International, le anziane per il clima intendono portare il caso alla Corte internazionale di giustizia dell’Aia, dove le udienze dovrebbero iniziare nei primi mesi del 2025. Negli ultimi anni le azioni legali per il clima sono aumentate in tutto il mondo passando da 884 casi nel 2017 a oltre 2mila nel 2022.