Insegnare ai boomer l'attivismo climatico
Forse sì: le ricerche dicono che più si è adulti e meno si "crede" alla crisi climatica in corso.
Però i giovani hanno degli strumenti che i boomer non hanno.
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Abbiamo parlato diverse volte del contributo che le giovani generazioni stanno dando alle lotte sociali. Chiaramente le più forti azioni di contrasto al cambiamento climatico le stanno facendo sempre loro: gen Z e (anche se meno) Millennial. Ridurre le emissioni globali di carbonio, stabilizzare il sistema climatico e affrontare le ingiustizie ambientali sono in cima alle proprità di eserciti guidati da attiviste come Greta Thunberg, Vanessa Nakate e Kelsey Juliana, insieme a organizzazioni come Sunrise Movement, Extintion Rebellion o Ultima Generazione che coinvoltgono milioni di persone in tutto il mondo negli interventi che vogliono sensibilizzare governi e aziende rispetto alle loro responsabilità.
differenze tra generazioni
Una narrazione comune emersa in parte dal successo dell’attivismo giovanile è che le generazioni più anziane sono resistenti al cambiamento e meno favorevoli rispetto ai più giovani a intervenire o a pretendere dai governi una forte azione di contrasto alla crisi climatica che, per chi vive sulla luna, è già manifesta negli eventi climatici estremi della scorsa estate e di questo autunno. Anche più di una ricerca supporta questa idea: che le differenze di età nelle opinioni sul clima incombono e rappresentano un ostacolo non da nulla rispetto alle possibili azioni per la tutela del pianeta. Il Pew Research Center nel 2021 rilevava che il 67% della Generazione Z (nati nel periodo 1997-2012) contro il 57% dei Boomer (1946-1964) e quelli più grandi, ritiene che il clima dovrebbe essere la massima priorità per garantire un pianeta sostenibile per le generazioni future. Allo stesso modo, il 45% della Generazione Z contro il 21% dei Boomer e degli anziani si è impegnato sui social media con contenuti sulla necessità di intervenire. È stato anche riscontrato che esistono molti divari di età nelle opinioni sul clima, sottolineando che le generazioni più giovani sono più disposte rispetto alle generazioni più anziane a impegnarsi nell’attivismo climatico, tra volontariato, divulgazione e donazioni di denaro.
cosa causa la crisi climatica secondo i boomer
Nel complesso, la maggioranza di tutte le fasce d’età concorda sul fatto che il riscaldamento globale è in atto, che è causato principalmente dalle attività umane e sulla necessità di essere preoccupati per il riscaldamento globale. Ma le differenze nelle opinioni per fasce di età restano enormi: opinioni che divergono maggiormente sulla questione della responsabilità delle attività umane. I boomer infatti non sono sicurissimi che il riscaldamento globale sia causato dall’uomo (sì, lo è).
insegnare ai boomer l'attivismo climatico
Data la profonda polarizzazione politica sul tema del riscaldamento globale, è giusto sottolineare che i Boomer e in generale le generazioni più anziane sono ancora al "potere": coprono ruoli politici di alto livello, guidano aziende e sostanzialmente occupano ancora moltissimo spazio nelle varie stanze dei bottoni. Ma perché hanno tutta questa resistenza nell'accettare il cambiamento climatico come una realtà in atto e, di conseguenza, perché non si attivano per contrastarne gli effetti?
In un articolo del 2011 su American Psychologist, il docente di psicologia dell’Università di Victoria, Robert Gifford, ha delineato sette tipi di barriere psicologiche che impediscono alle persone di interagire costruttivamente con il cambiamento climatico. E all'interno di queste categorie identifica 29 blocchi mentali specifici, che chiama "draghi dell'inazione".
E lo psicologo sociale Reuven Sussman, dell'organizzazione no-profit American Council for an Energy-Efficient Economy, aggiuge che capire esattamente con quale drago si ha a che fare può essere determinante. Per esempio, ci accomuna il dato biologico: i nostri cervelli si sono evoluti per rispondere a un pericolo chiaro e imminente, ma non siamo predisposti ad affrontare una minaccia che percepiamo come astratta e lontana. In tal senso, guardare film (come Don't look up) o documentari che suscitano sentimenti di urgenza potrebbe indurre le persone più reticenti a rispondere meglio. E prodotti diciamo pop possono aiutare anche se il drago è l'ignoranza.
se sono i giovani a dover guidare gli adulti
Giovani, giovanissimi e perfino bambine e bambini possono aiutare e guidare chi è più adulto di loro a mettere da parte i pregiudizi (spesso solo ideologici)? La risposta è sì. Numerosi esempi di movimenti per il cambiamento sociale (ad esempio, diritti civili e sociali, diritti Lgbt+, antirazzismo) suggeriscono che i giovani possono incitare gli adulti all'azione per muoversi tutti insieme verso un futuro più sostenibile e giusto. E ovviamente lo stesso può accadere nel contesto del cambiamento climatico. Dove non è già accaduto. In particolare bambine e bambini possono alimentare la preoccupazione per il cambiamento climatico tra i loro genitori e gli adulti che li circondano perché non sono percepiti come "politicizzati". In che senso: la crisi climatica è una questione politica. E come tutte le questioni politiche vedono le persone polarizzarsi - spesso anche ciecamente - da una parte o dall'altra e diffidare automaticamente da chi percepiscono come appartenente alla fazione opposta. Ma i bambini non fanno politica. Non volontariamente almeno. Per questa ragione se sono loro a parlare di cambiamento climatico sono percepiti come una fonte affidabile e ideologicamente neutrale. Inoltre, sono proprio le bambine e i bambini a risentire maggiormente degli impatti del cambiamento climatico. Noi non ci saremo più ma loro sì.
il ruolo di bambini e bambine
I bambini e le bambine sono già in grado di assumere un ruolo attivo nella lotta al cambiamento climatico e di trasformare la società in modi che saranno necessari per evitare gli impatti più catastrofici del cambiamento climatico. Questo processo forse potrebbe non essere fluido né immediato, ma non li aiutiamo di certo ignorando le questioni perché "non ci riguardano" dal momento che "tanto non ci saremo" o peggio, "che cosa cambia se faccio la differenziata, sono solo una goccia nel mare".
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