“Vietato l’ingresso agli antiabortisti": Non Una di Meno blocca l’accesso ai consultori
Il 22 maggio 2024, il movimento femminista e transfemminista fiorentino ha protestato simbolicamente contro l'emendamento che accoglie associazioni pro-vita nei consultori. I cancelli delle strutture pubbliche sono stati chiusi con nastro bianco e rosso e cartelli con l'appello: “Fuori gli antiabortisti dai consultori, sui nostri corpi decidiamo noi.”
La sezione fiorentina del movimento femminista e transfemminista Non Una di Meno ha messo in atto nella giornata del 22 maggio 2024 una protesta simbolica contro l’emendamento che accoglie nei consultori le associazioni pro-vita e antiabortiste: i cancelli d’ingresso di tutte le strutture pubbliche sono stati chiusi con il nastro bianco e rosso usato per la segnaletica. I cartelli lanciano un unico appello: “Fuori gli antiabortisti dai consultori, sui nostri corpi decidiamo noi.”
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L’emendamento che accoglie i pro-vita nei consultori pubblici
Che cosa sta succedendo tra i consultori e le associazioni antiabortiste? Ve ne abbiamo parlato nel dettaglio in questo articolo, che spiega passo per passo che cosa è cambiato con l’ultimo emendamento approvato dal governo. Riassumendo, ora a ricevere i finanziamenti statali per organizzare i servizi nei consultori non sono tutti gli enti esperti di gravidanza ma i pro-vita. Questo ha giustamente scatenato un’ondata di proteste in tutta Italia, che vede sempre più messa in discussione la libertà sul diritto d’aborto, per altro già di tale difficile applicazione visto il numero di medici obiettori di coscienza presenti negli ospedali.
La protesta di Non Una di Meno Firenze: nastri segnaletici sulle entrate dei consultori pubblici
Il movimento femminista e transfemminista di Firenze ha deciso di far sentire la propria voce sull’argomento, bloccando simbolicamente i cancelli d’entrata proprio a queste realtà, dichiarando: “Vogliamo attraversare gli spazi della salute senza paura, senza giudizio e senza abusi, confidando nella tutela del sistema sanitario pubblico e laico, senza interferenze sulle nostre decisioni. Ribadiamo ancora una volta che nessuno può decidere su di noi: né la Chiesa né lo Stato.”
Il post di Instagram di Non Una di Meno
Ad accompagnare il forte gesto, un post di Instagram che illustra gli intenti del movimento: “Questa mattina tutti i consultori pubblici di Firenze si sono svegliati con un messaggio chiaro: VIETATO L’INGRESSO AGLI ANTI-ABORTISTI! SUI NOSTRI CORPI DECIDIAMO NOI! Il nastro rosso e bianco chiude simbolicamente i cancelli d’ingresso dei consultori, per ribadire che nonostante gli emendamenti e le decisioni delle Regioni, tutti i presidi di salute devono garantire le libertà di scelta e l’autodeterminazione, e vietare invece l’ingresso a tutti quei gruppi che attaccano la libertà di scelta e l’autodeterminazione.”
Una situazione tragica e la mancanza di fondi ai consultori pubblici
Il post così continua così: “La legittimazione nazionale delle associazioni antiabortiste per operare nei consultori si colloca in una realtà già tragica: i finanziamenti pubblici ai consultori privati gestiti da associazioni cattoliche e antiabortiste esistono da tempo in Piemonte, Lombardia, Veneto, Umbria, Marche, Friuli Venezia Giulia mentre quelli pubblici vengono chiusi, svuotati di personale, inglobati nelle case della salute, privandoci di strutture socio-sanitarie gratuite, laiche, aperte e accessibili a tuttə.”
Non solo contro le donne: perché l’emendamento impatta le persone transgender e non-binarie
“L’attacco al diritto all’aborto va di pari passo con la messa in discussione della salute delle persone trans e non binarie: a gennaio l’ispezione al Carreggi sull’uso della triptorelina e la successiva creazione di un tavolo tecnico per la valutazione dell’uso di questo farmaco non lasciano dubbi sul fatto che queste iniziative portino anche la firma di organizzazioni antiabortiste come Provita e Famiglia.”
25 maggio: giornata di mobilitazione nazionale per il diritto all’aborto
Il testo si conclude, infine, ricordando a tutti che il 25 maggio sarà una data di mobilitazione nazionale in tutta Italia: cortei, passeggiate e sit-it di protesta: “Perché vogliamo di più e lo vogliamo ora: attestandoci alle linee guida dell’OMS, l’aborto farmacologico dovrebbe essere possibile fino alla dodicesima settimana di gravidanza nei consultori e a casa. Siamo ben lontanə da questo traguardo, e a rimetterci è la nostra salute.”