Lingua e costumi 2 minuti di lettura

Parità di genere nell’Unione Europea: in arrivo il manuale per un linguaggio inclusivo

Il toolkit dell'Unione Europea per un linguaggio più inclusivo  

L’Istituto Europeo per la Parità di Genere ha preparato un toolkit, un documento con alcune linee guida per l’utilizzo di un linguaggio più rispettoso e meno connotato: niente più “il miglior uomo” ma piuttosto “il miglior candidato”. La lingua è uno strumento potente per dare forma alla nostra percezione del mondo e i nostri modelli di comportamento: ecco cosa potrebbe cambiare. 

L’Unione Europea si è appena dotata di una metaforica “cassetta degli attrezzi” per la promozione di un linguaggio inclusivo. Il fine? Sostenere la parità di genere a partire dalle stesse formule utilizzate da chiunque della lingua di tutti i giorni (specialmente quelle adoperata dagli organi ufficiali): il modo in cui ci esprimiamo, infatti, permea inconsciamente ed inevitabilmente filtra la nostra percezione sul mondo che ci circonda. Ad aver presentato il toolkit – un documento di 61 pagine che produce esempi di linguaggio inappropriato in uso e suggerisce alcune valide modalità alternative - è stato l’EIGE, l’European Institute for Gender Equality (l’Istituto Europeo per la Parità di Genere), un organismo indipendente dell’UE nato per la progressiva riduzione del gender gap

L’arma più potente contro pregiudizi e razzismo? La conoscenza

Il toolkit promosso dall’UE per la parità di genere 

Il Toolkit on Gender-sensitive Communication non è uno strumento di censura, ma un manuale che stabilisce alcune linee guida per un uso del linguaggio più consapevole. Poiché la lingua è uno strumento in eterna evoluzione, nelle sue pagine sono contenute delle ipotesi per sostituire certe formule della lingua che presentano retaggi sessisti. Per esempio, anziché utilizzare la formula “best man for the job” (“l’uomo più adatto all’incarico”) si può adoperare quella più neutra “best candidate for the job”, il candidato più adatto. L’immagine prodotta mentalmente a partire da questa struttura, infatti, non è quella di un individuo di genere maschile: ad essere l'esponente più adatto potrebbe infatti essere una donna o una persona non-binaria.

La parità di genere passa in primo luogo attraverso un linguaggio più aggiornato e consapevole 

Alcuni esempi di linguaggio inclusivo 

Un altro esempio di formulazione che sarebbe opportuno modificare ad essere stata inclusa nel documento è “no man’s land”, terra di nessuno, sostituibile con “unclaimed territory”, territorio non reclamato. Viene sconsigliato inoltre l’utilizzo di termini come “pushy” (“invadente”) e “shrill” (“stridulo”), storicamente aggettivi fortemente associati alle donne in senso spregiativo, che potrebbero essere soppiantati da “assertive”, assertivo, o “high-pitched”, acuto. Allo stesso modo, lemmi come “virile”, considerato fortemente associato solo agli uomini – non a caso deriva dal termine latino “vir”, "uomo" – non hanno ragione di non essere mutati in “strong or energetic” (“forte o energico”).

Le pari opportunità partono dal linguaggio

Per quanto riguarda i modi di dire come “king and queen”, re e regina, "brother and sister", fratello e sorella, “ladies and gentlemen", signori e signore, il toolkit propone di farne un uso pensato, provando a scambiare l’ordine delle parole - che vedono fisso al primo posto, in posizione prioritaria, sempre il termine maschile - oppure restituirle in modo più generico come “monarchs” (monarchi), “siblings” (figli dello stesso genitore senza connotazione di genere) o “distinguished guests” (gentili ascoltatori).

L’importanza di un veicolo di comunicazione positiva 

Spesso iniziative come questa sono bollate su due piedi come sciocchezze, perdite di tempo o vengono minimizzate come questioni di nessuna importanza che non dovrebbero essere di certo all’ordine del giorno. Tuttavia, la comunicazione è uno strumento di potere e un vitale veicolo di cittadinanza, anche a detta del Consiglio dell’Unione Europea: il linguaggio, che è uno dei suoi dispositivi più importanti insieme all’immagine, può sia incoraggiare un comportamento positivo che divenire un veicolo d’odio, di esclusione e di discriminazione, come nel caso dell'hate speech, la violenza verbale. In più di un’occasione, le ricerche degli esperti hanno rappresentato un primo passo per una presa di coscienza nei confronti di problemi invisibili e per la successiva elaborazione di misure inclusive e trasformative nel campo della parità di genere. 

L'Istituto Europeo per la parità di genere ha prodotto una serie di linee guida per un approccio più cosciente al linguaggio 

Unione Europea significa unione a partire dall’uguaglianza dei suoi membri 

Sul portale si legge: “L’Unione europea deve diventare un’unione di uguaglianza, in cui donne e uomini, ragazze e ragazzi in tutte le loro diversità siano liberi di seguire il percorso di vita che hanno scelto, abbiano pari opportunità e possano in egual misura fare parte delle nostre società, assumendo anche un ruolo di guida”.