Parità di genere nell’Unione Europea: in arrivo il manuale per un linguaggio inclusivo
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L’Unione Europea si è appena dotata di una metaforica “cassetta degli attrezzi” per la promozione di un linguaggio inclusivo. Il fine? Sostenere la parità di genere a partire dalle stesse formule utilizzate da chiunque della lingua di tutti i giorni (specialmente quelle adoperata dagli organi ufficiali): il modo in cui ci esprimiamo, infatti, permea inconsciamente ed inevitabilmente filtra la nostra percezione sul mondo che ci circonda. Ad aver presentato il toolkit – un documento di 61 pagine che produce esempi di linguaggio inappropriato in uso e suggerisce alcune valide modalità alternative - è stato l’EIGE, l’European Institute for Gender Equality (l’Istituto Europeo per la Parità di Genere), un organismo indipendente dell’UE nato per la progressiva riduzione del gender gap.
Il toolkit promosso dall’UE per la parità di genere
Il Toolkit on Gender-sensitive Communication non è uno strumento di censura, ma un manuale che stabilisce alcune linee guida per un uso del linguaggio più consapevole. Poiché la lingua è uno strumento in eterna evoluzione, nelle sue pagine sono contenute delle ipotesi per sostituire certe formule della lingua che presentano retaggi sessisti. Per esempio, anziché utilizzare la formula “best man for the job” (“l’uomo più adatto all’incarico”) si può adoperare quella più neutra “best candidate for the job”, il candidato più adatto. L’immagine prodotta mentalmente a partire da questa struttura, infatti, non è quella di un individuo di genere maschile: ad essere l'esponente più adatto potrebbe infatti essere una donna o una persona non-binaria.
Alcuni esempi di linguaggio inclusivo
Un altro esempio di formulazione che sarebbe opportuno modificare ad essere stata inclusa nel documento è “no man’s land”, terra di nessuno, sostituibile con “unclaimed territory”, territorio non reclamato. Viene sconsigliato inoltre l’utilizzo di termini come “pushy” (“invadente”) e “shrill” (“stridulo”), storicamente aggettivi fortemente associati alle donne in senso spregiativo, che potrebbero essere soppiantati da “assertive”, assertivo, o “high-pitched”, acuto. Allo stesso modo, lemmi come “virile”, considerato fortemente associato solo agli uomini – non a caso deriva dal termine latino “vir”, "uomo" – non hanno ragione di non essere mutati in “strong or energetic” (“forte o energico”).
Le pari opportunità partono dal linguaggio
Per quanto riguarda i modi di dire come “king and queen”, re e regina, "brother and sister", fratello e sorella, “ladies and gentlemen", signori e signore, il toolkit propone di farne un uso pensato, provando a scambiare l’ordine delle parole - che vedono fisso al primo posto, in posizione prioritaria, sempre il termine maschile - oppure restituirle in modo più generico come “monarchs” (monarchi), “siblings” (figli dello stesso genitore senza connotazione di genere) o “distinguished guests” (gentili ascoltatori).
L’importanza di un veicolo di comunicazione positiva
Spesso iniziative come questa sono bollate su due piedi come sciocchezze, perdite di tempo o vengono minimizzate come questioni di nessuna importanza che non dovrebbero essere di certo all’ordine del giorno. Tuttavia, la comunicazione è uno strumento di potere e un vitale veicolo di cittadinanza, anche a detta del Consiglio dell’Unione Europea: il linguaggio, che è uno dei suoi dispositivi più importanti insieme all’immagine, può sia incoraggiare un comportamento positivo che divenire un veicolo d’odio, di esclusione e di discriminazione, come nel caso dell'hate speech, la violenza verbale. In più di un’occasione, le ricerche degli esperti hanno rappresentato un primo passo per una presa di coscienza nei confronti di problemi invisibili e per la successiva elaborazione di misure inclusive e trasformative nel campo della parità di genere.
Unione Europea significa unione a partire dall’uguaglianza dei suoi membri
Sul portale si legge: “L’Unione europea deve diventare un’unione di uguaglianza, in cui donne e uomini, ragazze e ragazzi in tutte le loro diversità siano liberi di seguire il percorso di vita che hanno scelto, abbiano pari opportunità e possano in egual misura fare parte delle nostre società, assumendo anche un ruolo di guida”.
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