L’Unione Europea boccia la norma italiana sui sacchetti monouso
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La Corte di giustizia europea ha decretato, il 21 dicembre 2023, che la norma italiana in divieto alla vendita di sacchetti mono-uso non compostabili e non biodegradabili (i classici sacchetti di plastica utilizzati per la spesa) viola il diritto dell’Unione Europea. A vincere la causa è stata la Papier Mettler Italia, multinazionale specializzata in imballaggi. Una sentenza del genere può apparire all’esterno come un salto del passato, ma è davvero così?
Il caso scatenante: il decreto n. 73
Nel 2013, al fine di incentivare l'uso delle shopper compostabili ed ecologiche, l’Italia aveva scelto di vietare con il decreto n. 73 il commercio di sacchetti utilizzabili una volta sola fabbricati con materiali non biodegradabili o reciclabili. Il 18 marzo, il Ministero dell’Ambiente e quello dello Sviluppo Economico mettono il proposito in pratica: niente più borse che non rispettano certi criteri di sostenibilità. Papier Mettler, all’epoca specializzata proprio in imballaggi in polietilene e sacchetti di plastica per la spesa, non può che rivolgersi al Tar del Lazio per bloccare una norma che distruggerebbe il suo mercato di riferimento. A sua volta il Tar si rimette all’Unione Europea: il fatto è che tale disposizione, presa a livello nazionale, si trova ad essere più restrittiva rispetto alle direttive dell’UE, come la 94/62. Quest’ultima, infatti, segnala che le misure che gli stati membri possono prendere per incentivare l’utilizzo di materiali più ecologici possono includere la fissazione di obiettivi e percentuali, ma non l'abolizione delle vendite.
Un salto nel passato per l'ecologia?
Alla fine dei conti, però, l’intento lodevole e legittimo dell’iniziativa italiana è stato riconosciuto. La violazione della norma europea si verifica, infatti, solo se i sacchetti di plastica da commercializzare rispettano altri requisiti di riutilizzabilità e limitano al massimo i livelli di altre sostanze nocive o metalli. Il comunicato spiega che la presa di posizione italiana, pur ledendo un diritto generale, “può tuttavia essere giustificata dall'obiettivo di garantire un livello più elevato di protezione dell'ambiente, a condizione che essa sia basata su nuove prove scientifiche relative alla protezione dell'ambiente emerse successivamente all'adozione di una norma eurounitaria, e a condizione che lo Stato comunichi alla Commissione le misure previste e i motivi della loro adozione".
La Corte non risolve: la strada del biodegradabile è ancora aperta
Questo significa che il giudizio è solo rinviato. I giudici degli Stati membri dell’Unione potranno infatti interpellare la Corte per una valutazione del diritto continentale. Al giudice nazionale toccherà risolvere la causa, in conformità alle direttive date, vincolando con la sua decisione gli altri giudici nazionali ai quali venga sottoposto un problema simile. Lo spiraglio c’è: nel frattempo sono state approvate delle direttive europee in casi ancora più stringenti; a Bruxelles, ad esempio, nel 2015 si promulgò una norma analoga alla nostra senza incontrare ostacoli.
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