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Essere grate per non essere state uccise: la roulette russa per chi nasce donna e un femminicidio ogni dieci minuti

Non è un titolo sensazionalistico: davvero ogni 10 minuti una donna viene uccisa e secondo l'agenzia UN Women siamo davanti a un'emergenza globale ignorata dalle istituzioni.
E intanto si tagliano i fondi per combatterla.

Il 2025 si chiude con un bilancio impietoso: le violenze aumentano, i fondi diminuiscono, le strutture crollano e le leggi vanno avanti, ma pochissimo. Nei fatti restano indietro. Da questa prospettiva la violenza contro le donne sembra inevitabile e infatti è così che alle donne viene insegnato a guardarla: organizzati come puoi, guardati le spalle, valuta chi scegli come partner. E se alla fine della giornata sei ancora viva, ringrazia.

Ma la violenza di genere, in tutte le sue espressioni e manifestazioni, è evitabile eccome: farlo è una scelta politica, oltre che una responsabilità collettiva. E può essere fermata con educazione, prevenzione, protezione e fondi stabili. Non bastano le giornate internazionali, gli hashtag, le lacrime davanti ai femminicidi e le leggi propaganda. Serve un impegno strutturale, continuativo, soprattutto finanziato. 

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una ogni dieci minuti: a ucciderla è un uomo che conosce

Lo stato delle cose a fine 2025 è il seguente: è stato un anno segnato da diverse guerre, crisi politiche e migrazioni forzate, le donne e le ragazze continuano a morire, a subire violenze, a essere private dei diritti fondamentali. Secondo l'agenzia delle Nazioni Unite UN Women, nel 2024 una donna è stata uccisa ogni dieci minuti per mano del partner o dell’ex partner. Negli altri casi sono colleghi, amici, conoscenti, parenti.

Una media che equivale a circa 50mila femminicidi all’anno su scala globale. Ma il femminicidio - lo sappiamo - è solo la punta dell’iceberg. Secondo le stime dell’agenzia ONU, oltre 736 milioni di donne (una su tre) hanno subìto almeno una volta nella vita violenze fisiche o sessuali da parte di un partner. Nove su dieci conoscevano l’aggressore.

Quasi mai si tratta di sconosciuti in un vicolo buio. La violenza è quotidiana, domestica, economica ed endemica nelle relazioni. E questo accade ovunque, con le dovute differenze: nelle democrazie che chiamiamo "avanzate", nei territori di conflitto, nei contesti urbani e in quelli rurali. Nessun luogo è sicuro, nessuna donna è immune. Ma andiamo dritte: a Gaza oltre 28 mila donne, ragazze e bambine sono state uccise dal 2023. Una media di due ogni ora, secondo UN Women. Il sistema sanitario è al collasso: una donna incinta su tre affronta una gravidanza ad alto rischio. Non dimentichiamo certamente gli altri Paesi teatri di guerre: in Sudan i casi di violenza sessuale sono aumentati del 300 per cento. Lo stupro è, nei fatti, un'arma. Ucraina: 342 casi documentati di violenza sessuale in tempo di guerra in due anni. E sono numeri probabilmente sottostimati.

In Afghanistan, dal ritorno dei talebani, il Paese è diventato una prigione di genere e otto donne su dieci non studiano né lavorano e le vittime di violenza sessuale, fisica e domestica non hanno alcuna tutela legale. 

fondi tagliati in tutto il mondo: ecco la fine dell'era "woke"

Il paradosso è che mentre le violenze aumentano, si riducono gli strumenti per contrastarle. Nel 2025 UN Women ha pubblicato un rapporto intitolato "A rischio e sottofinanziati" condotto su 428 organizzazioni che si occupano di diritti delle donne in tutto il mondo. I dati sono allarmanti ma partiamo dall'Italia: nel 2024 ben 947 donne non hanno trovato un posto in un rifugio a causa della mancanza di risorse.

Globalmente, una organizzazione su tre ha sospeso o chiuso i propri programmi contro la violenza di genere. Il 40 per cento ha interrotto servizi salva-vita, come case rifugio, supporto legale, psicologico e sanitario. Solo il 5 per cento delle organizzazioni intervistate ritiene di avere fondi sufficienti per continuare oltre i prossimi due anni. 

Il 78 per cento ha visto diminuire l’accesso da parte delle vittime: meno donne si rivolgono ai centri, non perché la violenza sia diminuita, ma perché non trovano più accoglienza o risposte. Il 59 per cento dei centri ha registrato un aumento dell’impunità e della normalizzazione della violenza.

La Giornata internazionale del 25 novembre 2025 è stata dedicata alla violenza digitale. I dati raccolti da UN Women indicano che: l'85 per cento delle donne ha subìto o assistito ad episodi di violenza online. Solo 4 Paesi su 10 hanno una legislazione specifica contro molestie, stalking e diffusione non consensuale di immagini in rete (l'Italia rientra tra i pochi che l'hanno). I bersagli più colpiti sono attiviste, giornaliste e politiche: una giornalista su quattro ha ricevuto minacce di morte online. Ma quello che accade online non resta online, anzi gli abusi digitali entrano nella vita reale perché zittiscono, isolano e terrorizzano e più spesso di quanto non potremmo pensare precedono la violenza fisica.