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Non esistono spazi sicuri, tutte siamo a rischio: le fonti del revenge porn sono inesaurabili

Girls of Vinted: i gruppi telegram di revenge porn
Girls of Vinted: i gruppi telegram di revenge porn  (getty)
I canali sono stati chiusi, ma ne aprono ogni giorno di nuovi: il reato di revenge porn si appoggia infatti a una inesauribile quantità di fonti. 
La verità è che non esiste uno stile di vita che tutela dalle molestie.
 
di Eugenia Nicolosi

Una inchiesta che ci piacerebbe definire "shock", ma non lo è, rivela come nessuno spazio è sicuro. "Girls of Vinted" era il titolo di uno dei molti canali Telegram popolati da migliaia di uomini che rubavano fotografie dalla popolare app di rivendita di abiti e accessori usati per condividerle e sessualizzarle. A portare avanti l'inchiesta sono stati congiuntamente NDR (Network Detection and Response, soluzione di sicurezza informatica), l'emittente tedesca WDR (Westdeutscher Rundfunk Köln) e il quotidiano di centro sinistra Süddeutsche Zeitung. 

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Not all men, but always a man: dove c'è un uomo c'è un pericolo?

Le ragazze, le ragazzine e le donne che condividono foto su Vinted per vendere vestiti finiscono inconsapevolmente al centro di gruppi Telegram come “Girls of Vinted”, dove le loro immagini vengono sessualizzate, ricondivise, commentate, aggredite verbalmente da uomini di ogni parte del mondo, sì: anche uomini e ragazzi italiani. Questa pratica non è nuova: da quando esistono le piattaforme esiste il revenge porn, ovvero rubare foto totalmente innocue ai social, ai forum, alle app perfino e trasformarle in bersagli di insulti e avances aggressive e addirittura in merce di cambio. 

Spesso le donne restano vittime inconsapevoli fino a che non si ritrovano sommerse di messaggi, minacce e richieste inappropriate da parte di chi le cerca - e le trova - tra canali privati e app di vendita di abiti, come Vinted. Spazi in teoria scevri da sessualizzazione, messaggistica a scopi relazionali o richieste di incontri ma che, grazie alla mentalità maschile predatoria, diventano insicuri e opprimenti.

Questa nuova forma di molestia digitale è paragonabile alla violenza di strada: invisibile, ma ovunque e in qualsiasi momento. Non c'è modo di evitarla: le foto rubate sono, per dire, anche di ragazze e donne completamente vestite, coperte da tute abbondanti o grossi maglioni. Non che se fossero state in biancheria sarebbe stato legittimo rubare le loro foto, ma è per spiegare quanto, davvero, nessuno spazio sia sicuro, nessuna donna sia al sicuro e non importa cosa faccia, come si vesta, dove vada. E non importa nemmeno se i profili sono chiusi perché a rubare le foto sono amche "amici", o che non si mostri il volto ma solo la parte del corpo necessaria a mostrare l'abito o l'accessorio.

gli effetti della mentalità predatoria maschile

L’effetto sulla salute pubblica e sulla percezione della sicurezza personale è devastante. Molte hanno cancellato i propri account, molte sono traumatizzate dalla quantità e dalla qualità dei messaggi ricevuti, come si legge sull'inchiesta. La responsabilità è delle piattaforme? Fino a un certo punto. È vero, ed è bene, che Telegram abbia rimosso il canale e il suo amministratore (ma solo dopo il boato mediatico scatenato dall'inchiesta). Ma è anche vero che per ogni gruppo o canale problematico che viene buttato giù o bannato, ne nascono altri dieci. E no, non è solo di Telegram il problema. Sono molte le chat come i subreddit traboccanti di fotografie rubate a donne e ragazze che si scattano selfie fuori dall'università o che giocano con il cane. Non c'è pace, non c'è sicurezza.

Dal canto suo, sappiamo dall'inchiesta che Vinted dichiara tolleranza zero verso messaggi sessualmente espliciti, ma nella pratica spesso blocchi e segnalazioni non bastano: le molestie continuano grazie all’uso di account fake e ricreati. E quando foto e dati personali fuoriescono da Vinted verso Telegram o altre piattaforme, la responsabilità della app cede il passo alla "consueta" e per questo estremamente pericolosa, mentalità predatoria maschile.

esiste uno stile di vita che tutela dalle molestie? No.

C’è una cultura sistemica che oggettifica i corpi delle donne e che ha spostato i confini della molestia dalla strada, alla casa, al club fino agli spazi personali del web e delle piattaforme. Quelle stesse piattaforme nate per facilitare l’economia circolare non sono immuni dal "maschio predatore" e la soluzione non è certamente evitare di usarle: equivarrebbe a barricarsi dentro casa.

Ma il dato di fatto è che le donne subiscono minacce, commenti umilianti, richieste sessuali senza consenso semplicemente cercando di vendere un paio di jeans. Not all men, but always a man: non tutti gli uomini sono violenti, ma è sempre un uomo l'autore di violenza. L'educazione digitale delle persone è allora urgentissima, come lo sono modalità di segnalazione più rapide e prese in carico, da parte delle piattaforme, tempestive.

La responsabilità della sicurezza, come dimostra la ladroneria di foto innocue, non può essere in carico alle vittime per il banale fatto che non c'è uno stile di vita che tutela dalle molestie e dalle violenze. Vinted e Telegram sono solo esempi, dietro di loro si muove una cultura che sfrutta ogni angolo (digitale, reale) per perpetrare la violenza maschile.