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La battaglia di Maria Cristina Gallo, la prof che ha sfidato il silenzio della sanità, è giunta al termine

Morta Maria Cristina Gallo, la prof di Mazara del Vallo che denunciò i ritardi degli esami istologici a Trapani: attese otto mesi per il referto e il tumore era già metastatico
Morta Maria Cristina Gallo, la prof di Mazara del Vallo che denunciò i ritardi degli esami istologici a Trapani: attese otto mesi per il referto e il tumore era già metastatico  (profilo facebook di maria cristina gallo)
Moriva aspettando un referto arrivato dopo otto mesi. Maria Cristina Gallo, la prof che denunciò i ritardi negli esami istologici a Trapani, non ce l’ha fatta. Ma la sua battaglia continua.
di Maya Artusi Moro

È morta a Mazara del Vallo Maria Cristina Gallo, 56 anni, la professoressa che ebbe il coraggio di denunciare i ritardi nella consegna dei referti istologici da parte dell’Asp di Trapani. Il suo nome era diventato simbolo di una battaglia civile contro l’indifferenza di un sistema sanitario inceppato, dove la burocrazia ha finito per costare vite umane. Maria Cristina era malata di tumore e attese otto mesi per ricevere il suo esame istologico: quando arrivò, il cancro era già in fase metastatica. La sua storia aveva commosso l’Italia e scoperchiato uno dei casi più gravi della sanità siciliana degli ultimi anni.

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L’intervento e il referto arrivato dopo otto mesi

Tutto cominciò nel dicembre 2023, quando Maria Cristina fu sottoposta a un’isterectomia all’ospedale “Abele Ajello” di Mazara del Vallo per rimuovere un fibroma uterino. Come da protocollo, i medici eseguirono anche una biopsia per analizzare i tessuti prelevati. L’esame istologico, decisivo per determinare la natura della massa, non arrivò mai nei tempi previsti.

Per mesi la professoressa chiese spiegazioni, anche tramite il suo avvocato. “Mi era stato detto di stare tranquilla, ma ho inviato quattro mail per sollecitare il referto”, raccontava a marzo. Dall’altra parte, solo rassicurazioni di circostanza: “È tutto sotto controllo, ci vorrà ancora un po’ di tempo”. Ma il tempo, in questi casi, è tutto.

Nell’agosto 2024, dopo otto mesi di attesa, Maria Cristina ricevette finalmente il referto: “carcinoma maligno dell’utero con metastasi diffuse”. Troppo tardi per iniziare un percorso terapeutico efficace.

La denuncia e l’inchiesta della Procura di Trapani

La professoressa non tacque. Trasformò il dolore in una battaglia pubblica, presentando una denuncia che avrebbe innescato un’inchiesta destinata a scuotere la sanità siciliana. La Procura di Trapani, oggi titolare del fascicolo, ha iscritto dieci persone nel registro degli indagati – tra medici, tecnici e dirigenti – per lesioni personali gravissime legate al ritardo nella consegna dei referti. Dopo la morte di Gallo, l’ipotesi di reato potrebbe aggravarsi.

La vicenda mise in luce un problema sistemico: oltre 3.000 referti istologici risultavano consegnati con mesi di ritardo, alcuni addirittura dopo la morte dei pazienti. Lo scandalo provocò le dimissioni del direttore generale Ferdinando Croce e un’interrogazione parlamentare firmata dal vicepresidente della Camera Giorgio Mulè.

“Non è una battaglia contro qualcuno, ma per qualcuno: per i malati”, diceva Maria Cristina. “La nostra sanità è ridotta a una cecità morale, fatta di coscienze addormentate”.

Un simbolo di coraggio e giustizia civile

Maria Cristina Gallo era prima di tutto un’insegnante amata. Continuò a lavorare finché le forze glielo permisero, tra le aule delle scuole superiori di Mazara del Vallo. Chi la conosceva la ricorda come una donna tenace, animata da un profondo senso di giustizia.

“La sua storia è un esempio per gli studenti e per il Paese intero”, scrisse in una lettera Giuseppe Valditara, ministro dell’Istruzione. La sua voce, fragile ma ferma, aveva aperto la strada ad altri pazienti che decisero di denunciare casi simili.

Sui social, il cordoglio è unanime. “È andata via una guerriera”, scrive qualcuno. “Ti ho conosciuta quattro mesi fa, mi hai raccontato la tua storia e la tua forza. Adesso sarai un angelo”. Altri propongono di intitolarle scuole o piazze, per non lasciare che il suo nome cada nell’oblio.

La sanità che deve cambiare

L’eredità di Maria Cristina Gallo ha costretto istituzioni e cittadini a interrogarsi sulla qualità del sistema sanitario pubblico, sulle responsabilità individuali e sul diritto fondamentale alla cura tempestiva.

La sua vicenda ha fatto emergere un vuoto organizzativo e morale inaccettabile: laboratori sovraccarichi, carenza di personale, assenza di controlli sui tempi di consegna. Ma soprattutto, ha messo in luce quanto la burocrazia possa essere letale quando si sostituisce all’umanità.

Non c’è giustizia possibile che possa restituire a una comunità la sua professoressa, ma c’è la possibilità di cambiare le regole, di evitare che accada di nuovo. “Non voglio giustizia, voglio praticare la giustizia per il futuro”, diceva. E oggi quelle parole suonano come un testamento civile.

Una lezione che resta: "Una luce su un sistema malato"

Nel giorno della sua scomparsa, il sindaco di Mazara del Vallo, Salvatore Quinci, ha parlato di “giornata funesta per la comunità”. Ma anche di orgoglio: “Maria Cristina ha acceso una luce su un sistema malato. Ora tocca a noi mantenerla accesa”.