Labubu posseduti su TikTok (o è il demone del consumismo?)
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Li abbiamo visti ovunque: attaccati alle borse delle celebrity, nelle vetrine dei pop-up store, tra le mani dei collezionisti impazziti. I Labubu, pupazzi dalle orecchie lunghe, denti aguzzi e colori pastello nati dalla mente dell’artista Kasing Lung, sono stati il fenomeno pop della scorsa primavera. Ma oggi, qualcosa è cambiato. O almeno, così dice TikTok.
Ora i Labubu sono posseduti
Da pupazzo virale a feticcio inquietante di TikTok: la seconda vita dei Labubu
Solo poche settimane fa erano l’ossessione kawaii più virale del web. File interminabili nei pop-up store, borse delle celebrity decorate con pupazzetti dai denti aguzzi e colori pastello, e una domanda globale da collezione alimentata dalle blind box. Ma ora i Labubu, creature del designer Kasing Lung, sono al centro di una narrazione completamente diversa: quella della possessione demoniaca.
Negli ultimi giorni, la piattaforma è stata invasa da video in cui i Labubu vengono definiti “posseduti”, protagonisti di episodi inspiegabili: si muoverebbero da soli, cambierebbero posizione in casa, causerebbero eventi “strani”. Il tutto documentato da creator italiani e internazionali, con tanto di invito a sbarazzarsene (dopo tutto lo sforzo fatto per accaparrarseli! Incredibile).
Pupazzi maledetti? Su TikTok inizia la paranoia collettiva
“Ho visto Labubu camminare”: le testimonianze inquietanti su TikTok
“Questo è il mio Labubu e finisce dritto nella spazzatura, perché da quando l’ho comprato mi succedono cose strane”, dice ttommasodestefano, che in un video diventato virale racconta: “Da quando ho comprato quella schifezza mi stanno succedendo eventi paranormali. E ve lo dice uno che non ci crede”. Il momento decisivo? “Mi sono svegliato alle 4 con una sete assurda. Giuro che ho visto letteralmente Labubu camminare”. C’è chi giura di averlo lasciato su una mensola per poi ritrovarlo in un’altra stanza.
Dall’estero, uno dei video più discussi è quello in cui una donna tenta invano di bruciare il suo pupazzo: la fiamma non prende, quindi decide di strapparlo a pezzi.
Altri utenti rilanciano con testimonianze inquietanti, come una madre che nei commenti racconta: “L’altro giorno mia figlia è corsa via dalla camera piangendo. Diceva che il suo Labubu aveva girato la testa e la guardava. Io e mio marito non le abbiamo creduto. Ma adesso inizio a farmi qualche domanda”.
Demoni nordici, folklore e malintesi: le vere (e false) origini dei Labubu
Molti video fanno riferimento a un presunto “demonio nordico” di nome “Lazuzu”, ispirazione oscura alla base del design di Labubu. In realtà, Labubu nasce da un disegno di Kasing Lung per la serie The Monsters, legata al racconto illustrato The Story of Puca. L’ispirazione è sì fiabesca e mitologica, ma non satanica.
L’aspetto — orecchie da coniglio, ghigno tagliente, occhi spiritati — evoca una creatura ambigua, ma il personaggio è stato descritto dall’autore come gentile e caotico, non malvagio. Il design potrebbe ricordare personaggi di The Simpsons o mostri folkloristici, ma non ci sono conferme né da Lung né da Pop Mart, l’azienda cinese che ha trasformato Labubu in un brand da miliardi.
L'utente stranberri scrive nei commenti: “Ho letto che questi Labubu sono ispirati a un demone chiamato Lazuzu. Potrebbe essere tutto e niente... ma nel dubbio meglio non comprarli!”. C’è anche chi reagisce con ironia. Sailor_Irene scrive: “Pazuzu è un demone che protegge dai peggiori. L’unica cosa che probabilmente cammina, sono le fantasie nella vostra testa”.
Bruciarli, regalarli o tenerli? Le reazioni (estreme) dei fan
In risposta alla narrazione demoniaca, molti utenti stanno bruciando o smembrando i propri Labubu, filmando il tutto per i social. L'utente アスカ con ironia propone: “Se anche i vostri Labubu sono posseduti, non buttateli... potrebbero vendicarsi. Mandateli a me. Li amerò, e quando saranno abbastanza ne farò un esercito per rovesciare il governo”.
Da Lisa delle Blackpink al business da miliardi (e le blind box): l’origine della Labubu mania
Ma com’è iniziata davvero questa storia? La Labubu mania era esplosa a inizio estate, complice l’effetto celebrity. Tutto è partito quando Lisa delle Blackpink ha mostrato il suo Labubu in un’intervista a Vogue, definendolo “my baby”. Da lì, un effetto domino che ha portato i pupazzi ovunque: dalle Fashion Week alle bacheche TikTok, dagli zaini dei bambini ai cataloghi del lusso, fino al fiorente mercato dei falsi, i famigerati “Lafufu”.
Le blind box da 20 euro sono diventate oggetti del desiderio compulsivo, con alcune edizioni speciali vendute a oltre 4.000 dollari. Il fondatore di Pop Mart, Wang Ning, è oggi il decimo uomo più ricco della Cina, con un patrimonio di 22,1 miliardi di dollari.
Il vero demone? È quello del consumismo
Dai corridoi dei pop-up store alle braci delle grigliate social, Labubu ha attraversato tutte le fasi della cultura virale: desiderio, hype, e ora rigetto. Ma se c’è un demone in questa storia, forse non è quello nordico. È quello del consumismo.
Prima la corsa all’acquisto compulsivo, le file chilometriche, le spese folli per un pupazzo di plastica alto pochi centimetri. Oggi, la psicosi inversa: bruciarli, distruggerli, gettarli nella spazzatura come fossero oggetti maledetti. Ma a pagare il prezzo, oltre alla nostra lucidità collettiva, è anche l’ambiente. Ma siamo sicuri che non stiamo solo esorcizzando il senso di colpa per aver ceduto all’ennesimo trend da social?
Ogni Labubu è racchiuso in un packaging in plastica, spesso multistrato, con inserti colorati, inserti in carta, bustine sigillate, scatole esterne. A questo si aggiunge l’intera filiera logistica e produttiva globale: dalla fabbricazione in Asia, al trasporto via nave o aereo, fino alla distribuzione retail e al consumo finale. E ora? Un’intera ondata di prodotti appena comprati rischia di finire in discarica, inutilizzati e smaltiti male, in un gesto di “esorcismo pop” con effetti tutt’altro che simbolici.
Quanto inquina la viralità?
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