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Aggiornato il: 3 minuti di lettura

Ego smisurato, social, incapacità cognitive: la Generazione Z potrebbe essere la più stupida di tutte

Ego smisurato, social, incapacità cognitive: la Generazione Z potrebbe essere la più stupida di tutte
(getty)
Si parla di "arretramento cognitivo" della generazione z: pare sia la prima a essere più stupida di quelle che la precedono
di Eugenia Nicolosi

Fisiologicamente le generazioni dovrebbero migliorare, non fosse altro che per darwinismo. Invece pare che la generazione z sia più stupida di Millennial, gen x, boomer. 

Abbiamo voluto approfondire una considerazione apparsa sul New York Post, nell'editoriale "Gen Z — the first generation officially dubbed dumber than the last": Gen Z - la prima generazione ufficialmente più stupida della precedente. 

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Non nutro più alcuna speranza per il futuro del nostro popolo se deve dipendere dalla frivola gioventù di oggi. Lo ha detto Esiodo, poeta nato nel 700 avanti Cristo, consegnandoci un esempio classico di come la lamentela sulle nuove generazioni sia un tema ricorrente nella storia umana.

Ma se storicamente è stato ampiamente dimostrato che le generazioni diventavano man mano più intelligenti e scaltre delle precedenti, oggi assistiamo a una specie di inversione, di certo un rallentamento nel pensiero e nell'attenzione: molti studi dimostrano che la generazione z è più "stupida" delle precedenti. Ed è la prima volta.

tecnicamente si parla di "arretramento cognitivo"

Il progresso cognitivo medio delle nuove generazioni è stato considerato una costante: dai primi test standardizzati del Novecento fino ai primi anni Duemila, ogni fascia generazionale tendeva a superare la precedente in competenze logico-matematiche, capacità di lettura e quoziente intellettivo medio.

Oggi questo andamento mostra una frattura, sostenuta da dati e osservazioni che si rafforzano a vicenda. Le rilevazioni del programma PISA -  un'indagine internazionale promossa dall'OCSE per misurare le competenze degli studenti e delle studentesse dei 38 Paesi aderenti all'OCSE - hanno registrato il calo più marcato mai osservato in matematica, accompagnato da una flessione anche nella lettura.

I test NAEP (National Assessment of Educational Progress), noti anche come "The Nation's Report Card" (la pagella della nazione perché è il principale programma di valutazione delle competenze degli studenti negli Stati Uniti, descrivono un andamento simile, con arretramenti nella comprensione del testo e nella capacità di ragionamento.

Non si tratta di episodi isolati, dal momento che coinvolgono interamente Europa e Stati Uniti, ma di una tendenza che attraversa più sistemi educativi. A questi numeri si affianca un cambiamento evidente nei comportamenti cognitivi quotidiani della generazione z. L’uso massiccio dei social media ha introdotto un modello di fruizione basato su stimoli rapidi, contenuti brevi e ricompense immediate. Modelli che si applicano anche alla fruizione di prodotti di intrattenimento come film e romanzi, ma anche libri di testo. 

"non riesco più a guardare un film intero": stimoli immediati, ricompense immediate

Diversi studi di psicologia cognitiva infatti mostrano che questo tipo di esposizione riduce la soglia dell’attenzione sostenuta e rende più difficile mantenere la concentrazione su attività lunghe e lineari. Un esempio è pure tra le "abitudini culturali": sempre più docenti e ricercatori segnalano difficoltà diffuse nel portare a termine la lettura di testi complessi o anche semplicemente nel seguire un film per intero senza interruzioni, senza guardare contemporaneamente i social per avere "ricompense".

L’esperienza narrativa lunga richiede continuità attentiva e capacità di elaborazione profonda, competenze che appaiono debolissime in una parte consistente della popolazione legata alla gen z.

Il problema, evidentemente, non riguarda soltanto il tempo libero. Anche l’ambiente scolastico sembra aver perso parte della sua efficacia. In molti contesti, la scuola fatica a mantenere standard rigorosi e a trasmettere strumenti cognitivi solidi. L’introduzione spesso disordinata della tecnologia in classe, unita a una progressiva semplificazione dei contenuti e a una riduzione delle richieste di impegno, contribuisce a creare un sistema sempre meno esigente e sicuramente meno formativo.

E non solo: ricerche raccolte attraverso archivi accademici open access e database come Google Scholar indicano una correlazione tra uso intensivo di dispositivi digitali e difficoltà nella memoria di lavoro, nella concentrazione prolungata e nella comprensione dei testi.

telefonini e falsi miti: la generazione z è la più stupida 

L'OCSE (Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico) ha inoltre evidenziato come l’uso frequente di dispositivi per attività non didattiche durante le lezioni è associato a risultati scolastici bassi. 

Il quadro che emerge è orribile ma coerente: diminuzione delle performance nei test standardizzati, trasformazione delle abitudini cognitive, riduzione della capacità di attenzione e la colpa è anche dell'indebolimento delle istituzioni, in primis quelle educative. Sono elementi diversi che finiscono per convergere nello stesso punto: la tesi secondo cui la Generazione Z sia più "stupida", perché rappresenta un punto di arretramento rispetto alle precedenti non appare più come una provocazione, ma come una lettura supportata da dati e indicatori.

Il cambiamento è nelle modalità con cui si pensa (o non si pensa), quanto a lungo si riesce a mantenere l’attenzione e con quale profondità si elaborano le informazioni. Resta aperta la questione delle cause, perché se è davvero tutta colpa dei social abbiamo un problema gigantesco, e delle possibili risposte.