L'Espresso nomina Elena Cecchettin persona dell'anno: "Le sue parole sul patriarcato una lucida analisi"
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Più di un mese è passato da quell'11 novembre che ha visto la fine della vita di Giulia Cecchettin per mano dell'ex fidanzato Filippo Turetta. La sua morte ha risvegliato le coscienze di tutti, generando una nuova ondata contro la violenza sulle donne. La prima a chiedere che Giulia fosse l'ultima vittima di femminicidio la sorella Elena Cecchettin, che è diventata la persona dell'anno per L'Espresso.
La lotta di Elena Cecchettin
Dopo il ritrovamento del corpo di Giulia Cecchettin, la sorella Elena si è rifiutata di rimanere in silenzio e chiudersi nel dolore. Piuttosto, ha voluto usare la sua voce, e il suo coraggio, per chiedere non solo che venisse fatta giustizia per la sorella, ma anche che fosse l'ultima ad essere vittima di un femminicidio.
Non lo è stata. Con la morte di Alessia Ballan - uccisa dall'ex che aveva già denunciato - le vittime di femminicidio nel 2023 sono arrivate a 110. Giulia era la vittima n. 105. Ma Elena Cecchettin, di fronte alle telecamere, alla stampa e a chi la accusava di mettersi troppo in mostra o di essere una satanista, ha risposto mettendo davanti agli occhi di tutti la verità.
E cioè che non era un amore malato e che Filippo Turetta non è un mostro, bensì il figlio sano del patriarcato.
La sua analisi della nostra società e delle cause dietro al femminicidio hanno posto l'opinione pubblica di fronte a una verità scomoda che molti ancora non vogliono vedere. E per questo, L'Espresso ha appena nominato Elena Cecchettin come persona dell'anno, dedicandole la copertina del 22 dicembre.
La motivazione de L'Espresso
"Perché le sue parole sul patriarcato e la cultura dello stupro di fronte a centodieci vittime di femminicidio sono una lucida diagnosi": così Enrico Bellavia, vicedirettore de L'Espresso, motiva la decisione di nominare Elena Cecchettin persona dell'anno 2023.
La spiegazione continua nell'articolo contenuto nel numero de L'Espresso di venerdì 22 novembre, che reca una foto della giovane sorella della vittima in copertina, con uno sguardo deciso e il volto serio. Lo stesso con cui ha messo di fronte a tutti la verità sui femminicidi, che ha definito "omicidio di Stato" perché lo Stato non protegge le donne:
"Con pacifica determinazione, Elena Cecchettin ce lo ha detto. E nel momento in cui ha impresso al proprio dolore lo stigma di una responsabilità collettiva, nel teatrino della rappresentanza è diventata immediatamente divisiva. E non solo per una questione di cliché non rispettati. La sozzura venuta fuori dal putrido retrobottega della politica e la danza dei saltimbanchi da talk show non aveva come fine ultimo quello di dettare un canone estetico, se non etico, al lutto. Puntava invece a ristabilire l’ordinaria regola della prevaricazione eletta a legge"
Le parole di Elena Cecchettin, accolte a grande maggioranza, sono servite a smuovere le coscienze dei più per agire e chiedere di porre fine ai femminicidi e alla violenza di genere. Conclude Bellavia:
"Le diecimila persone ai funerali di Giulia Cecchettin, le cinquecentomila al corteo del 25 novembre a Roma, raccontano però che c’è un Paese reale che dalle caverne è fuori già da un pezzo e non ha voglia di aspettare che chi ha delega per decidere smetta clava e pelliccia"
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