La cantante Levante racconta del suo stalker e parla della depressione post-partum: "A me è andata bene, sono viva"
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La cantante Levante racconta di una dolorosissima esperienza vissuta dieci anni fa: la storia di come il suo ex-compagno è diventato il suo stalker, il disagio della denuncia ed il senso di inadeguatezza che ne è seguito. Intanto ritorna su un tema che le è molto caro e che sta affrontando con le canzoni come Vivo e con il progetto di Levante 23 – Anni di voli pindarici: la depressione post-partum che ha attraversato dopo la nascita della figlia, Alma Futura.
Com’era Levante prima? La storia del suo stalker
Claudia Lagona, il vero nome della cantante conosciuta come Levante, ci ha messo dieci anni per trovare la voce ma ancora cerca le parole per raccontarlo: “Sì. Anche io ci sono passata. Non posso più continuare a dire di sapere che cosa provano certe donne senza confessarlo.” In passato, l’artista ha avuto una relazione con un uomo che non ha accettato il suo “non ti amo” e che ha iniziato ad avere comportamenti persecutori nei suoi confronti.
Levante: chi è il compagno di oggi e chi è stato il suo stalker?
Oggi, Levante ha un compagno amorevole, l’avvocato siciliano Pietro Palumbo, e una figlia piccola di due anni, Alma Futura. Non sempre però la sua vita e i suoi legami sono stati sereni. Perché narra oggi di un evento tanto drammatico che l’ha segnata così tanti anni fa? “Il tempo, la maturità e anche l’essere diventata madre mi hanno aiutata a elaborare, a non vergognarmi più di chi sono stata,” confessa la donna: “A perdonarmi. E a voler uscire allo scoperto.” Un periodo di intenso travaglio emotivo: “Qualcuno stupidamente si domanda: “Ah, perché quella ci ha pensato vent’anni prima di denunciare che è stata stuprata?”. Perché 19 le sono serviti per perdonare sé stessa e l’ultimo per trovare il coraggio. E poi, chi è che ama parlare dei propri fallimenti?” Una delle conseguenze emotive del trauma affrontata è stata, infatti, il senso di colpo: “Per tanto tempo ho percepito quell’esperienza come tale, un errore che ha portato dolore anche ad altre persone.”
Cosa è successo a Levante?
La cantante di Caltagirone inizia dal principio: dieci anni fa si era infatuata di un uomo, fin dal principio molto geloso. Il tipico compagno che controlla tutto ciò che fai, dove vai e che scatena scenate se non rispondi. “Il più delle volte mi ero solo addormentata sul divano e non avevo sentito il cellulare. Eppure, in una sorta di meccanismo malato, dovevo giustificarmi con lui. Erano segnali, sia i suoi sia i miei.” La relazione è durata poco, ad ogni modo, perché Claudia si è accorta piuttosto in fretta di non essere innamorata di lui. “Gliel’ho detto. Non potendomi più avere ha perso le staffe”.
Violenza fisica e violenza emotiva contro le donne
L’uomo non l’ha mai picchiata. Questo non significa che il suo comportamento fosse accettabile: “Ha tentato di ricattarmi: aveva dei nostri filmati, file privati. Mi chiamava in continuazione: “Sto male”, mi implorava, e così passavo ore al telefono a cercare di tranquillizzarlo. Mi ha scritto 980 mail nel giro di un mese, che significa circa 30 ogni giorno.” Ma se tutti, famigliari e amici, temevano per la sua incolumità, lei non era abbastanza spaventata in quel momento. Non pensavo che arrivasse a farmi del male, temevo più per lui, come raccontava alla sorella Giulia Cecchettin, Elena.”
A volte l’orrore di quello che le sarebbe potuto le ritorna come un’onda, infatti, sfogliando i giornali che riportano i nuovi casi di femminicidio, che in Italia sono in media uno ogni quattro giorni, e i “reati spia” che lo precedono: atti persecutori, stalking. La cantante conferma: “Non riesco a non immedesimarmi.” E sui parallelismi con Giulia Cecchettin: “A me, a differenza sua, è andata bene. Sono viva”.
Il tortuoso itinere della denuncia per stalking
La vergogna è stato un sentimento paralizzante per molto tempo: “Mi sentivo stupida: non sapevo come gestire la situazione che proseguiva da un paio di mesi. Fino a quando un amico avvocato mi ha consigliato di denunciare”. Ma anche questo passaggio, come è noto, non è una procedura facile e che fila sempre liscia come l’olio. Levante si è presentata in questura armata del “malloppo” di e-mail, stampate. “C’era una donna carabiniere, fredda, che mi riempiva di domande: immagino che sia la prassi, però ero terribilmente a disagio, sono scoppiata a piangere. Mi ha indirizzata a un’altra questura. Lì l’unica cosa che percepivo era il giudizio del carabiniere di turno, il suo minimizzare: “Signorina, deve stare attenta! Perché non è stata attenta? Se ne sentono di storie così”. Del resto, il nostro è un mondo di maschi, che protegge i maschi. Alla fine, hanno vietato a quella persona di avvicinarsi a me, per quanto possa valere.”
Dov’è lo stalker di Levante oggi?
Claudia racconta che, nonostante il divieto di avvicinamento, i messaggi non sono del tutto scomparsi. Ogni tanto, l’uomo ancora le scrive: “Mi chiede scusa. Ci ha tenuto a dirmi che gli hanno diagnosticato un disturbo bipolare e che ha iniziato un percorso di psicoterapia. Io non gli rispondo e allora cancella i messaggi.” Si augura inoltre che rilasciare un’intervista sull’argomento non sia di stimolo per ricontattarla.
Levante sul padre e sulla psicoterapia
Nonostante tutto, la cantautrice ammette di averlo perdonato: “Ho capito di non averlo incontrato nell’amore, ma nel dolore. Il suo e il mio. Questa persona ha rivelato anche un mio grande problema e cioè l’attaccamento a un certo tipo di uomo: mio padre Rosario, che ho perso quando avevo nove anni. Per quanto l’abbia conosciuto e lo ricordi, non era violento, però era duro, severo, intransigente. Per diverso tempo sono stata affascinata da persone che gli somigliavano.” L’ha affrontato con la psicoterapia, un percorso che negli anni ha interrotto e ripreso: “Dovevo curare le mie stanze buie: avere gli strumenti per capire sé stessi aiuta a capire chi hai di fronte e non lasci che i suoi traumi triggerino i tuoi.”
Dove vedere Levante 23 – Anni di voli pindarici?
Negli ultimi anni, l’impegno dell’artista a normalizzare la fragilità si è intensificato: dal brano Vivo, performato anche al Festival di Sanremo dopo il radicale cambio look, al documentario Levante 23 – Anni di voli pindarici, ora su Paramount+, che parla della sua depressione post-partum. “Tanti oggi parlano di depressione. Sembriamo tutti depressi, forse perché lo siamo. E allora diciamocelo. Ecco, lo dico: sono triste e prendo i farmaci.” Questi episodi l’hanno accompagnata tra l’altro fin dall’infanzia: “Tra l’altro, ancora oggi le persone meno sensibili non capiscono bene la depressione: non sanno che chi ne soffre possa non rendersene conto. Per me è stato così.”
Levante racconta la depressione post-partum
Questa condizione si è acuita non appena Claudia è diventata madre. “Non ne avevo contezza: ero felice per l’arrivo di Alma e volevo buttarmi dalla finestra. Oscillavo tra la gioia di aver dato la vita e la tristezza di non avere più me.” Nessuno l’aveva preparata ad affrontare una cosa simile: non aveva saputo interpretarla, dando la colpa agli ormoni. “Quando mi sono ripresentata dalla psicoterapueta, mi ha chiesto: “Claudia, perché non sei venuta prima?”. Chi riusciva a spingermi fuori di casa e ad allontanarmi da Alma, continuamente attaccata al seno?”
Quando Levante ha partorito?
Alma Futura, la figlia di Levante e di Pietro Palumbo, è nata a febbraio del 2022, due anni fa. “Segui il corso pre-parto e non ti danno gli strumenti per affrontare il post, senza considerare che il corpo ce la fa comunque, è il cervello a non farcela.”
La famiglia di Levante e gli impegni per il futuro
“Mi verrebbe voglia di aprire un consultorio che sostenga le donne proprio dopo la gravidanza,” dice la cantautrice improvvisamente: “Perché io le giuro che pensavo a quella finestra.” Ad averla salvata è stata, in un certo senso, la stessa Alma: essendo Claudia cresciuta senza il padre, non sarebbe riuscita ad infliggere a sua figlia la sofferenza di vivere senza una madre. La cantante non ha paura che la sua bambina, crescendo, legga di ciò che lei stessa ha raccontato nelle interviste sulla depressione post-partum: “Di certo glielo racconterò prima io. Avevo anche cominciato a tenere un diario onesto per lei, per spiegarle certi momenti.”
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