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Laura Boldrini vittima di insulti sessisti: il caso Giovine e la rampante misoginia

Laura Boldrini vittima di insulti sessisti: il caso Giovine e la rampante misoginia
Laura Boldrini vittima di insulti sessisti: il caso Giovine e la rampante misoginia  (getty)
Caso Boldrini a Bari: il vicesegretario cittadino di Forza Italia definisce “pussy pass” la proposta sul consenso e scrive frasi sessiste sulla deputata Pd. Scoppia la polemica: ecco le dichiarazioni al centro della bufera.
di Maya Artusi Moro

Un post sui social intriso di un linguaggio offensivo e sessista scatena una polemica che in poche ore è diventata caso politico. Protagonisti: Laura Boldrini, deputata Pd ed ex presidente della Camera, e Alfredo Giovine, vicesegretario cittadino di Forza Italia a Bari. La deputata ha presentato una proposta di legge sul consenso sessuale, il secondo l’ha liquidata con espressioni degradanti e volgari che non hanno mancato di scatenare reazioni a catena: le scuse del dirigente azzurro, la condanna di Boldrini e le prese di distanza del suo stesso partito.

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La proposta di Laura Boldrini per una legge sul consenso

Tutto nasce da una proposta di legge. Laura Boldrini, deputata Pd ed ex presidente della Camera, ha presentato un’iniziativa legislativa che mira a introdurre in Italia una norma chiara: senza consenso esplicito, ogni rapporto sessuale diventa violenza. Un principio già adottato in Paesi come Svezia e Spagna, che riconosce il valore centrale del consenso come presupposto di libertà e autodeterminazione.
Una battaglia politica e culturale che avrebbe dovuto aprire un confronto serio, e che invece è stata trasformata in un attacco.

Il post social incriminato firmato da Giovine, dirigente di Forza Italia

Il vicesegretario cittadino di Forza Italia a Bari, Alfredo Giovine, ha bollato la proposta di Boldrini con un post offensivo, definendola con la creativa e offensiva espressione "Pussy pass". Due parole che riducono la questione del consenso sessuale a una caricatura volgare, svuotando di senso un tema che riguarda la dignità delle donne e la lotta contro la violenza di genere. Non ci illudiamo che si un semplice scivolone, quanto più il riflesso di una mentalità che considera accettabile ridicolizzare i diritti delle donne con linguaggio da bar.

Gli insulti sessisti che scatenano la bufera: "Boldrini buongustaia ha assaggiato il big bamboo"

Non pago, Giovine ha rincarato la dose nei commenti, scrivendo: “Boldrini buongustaia ha assaggiato il big bamboo”. A questo si è aggiunta l’emoji di scherno pubblicata da Sergio Fanelli, esponente locale di Fratelli d’Italia. 

La replica di Boldrini e la condanna del Pd

Immediata e dura la risposta della deputata Pd: “Odio che, quando riguarda le donne, diventa immediatamente sessismo volgare”. Boldrini ha denunciato pubblicamente l’accaduto, chiedendo a Forza Italia e Fratelli d’Italia di assumersi le responsabilità politiche.
Dal Partito democratico le reazioni non si sono fatte attendere. Il segretario regionale Domenico De Santis ha parlato di “attacco vergognoso”, mentre il presidente dei senatori Pd, Francesco Boccia, ha sottolineato come non si tratti di una gaffe isolata, ma del segno di una cultura patriarcale che continua a umiliare le donne.

“Boldrini buongustaia, pussy pass”:  esplode la polemica per le frasi sessiste del dirigente di Forza Italia a Bari
“Boldrini buongustaia, pussy pass”: esplode la polemica per le frasi sessiste del dirigente di Forza Italia a Bari  (getty)

Le scuse (in ritardo) che non servono a niente

Sotto la pressione mediatica, Giovine ha diffuso una nota di scuse: “Mi rendo conto di essere stato inopportuno, il mio è stato un caso isolato frutto dell’emotività da social. Chiedo scusa a Boldrini e a tutte le donne”. Ma le scuse non cancellano il fatto. Quei commenti sono stati scritti, pubblicati e condivisi. Non si tratta di emotività, ma di sessismo normalizzato. E per chi ricopre ruoli politici, non basta dire “mi dispiace”: serve assumersi la responsabilità delle proprie parole.

La presa di distanza di Forza Italia

Forza Italia non ha potuto ignorare la vicenda. Il segretario regionale Mauro D’Attis ha preso le distanze: “Quelle parole non rappresentano la linea e i valori del nostro partito. Saranno adottati i provvedimenti necessari per segnare la distanza da toni e contenuti che nulla hanno a che fare con Forza Italia”.
Un messaggio chiaro, ma che arriva dopo giorni di polemica e solo sotto la pressione dell’opinione pubblica. Ancora una volta, più che la fermezza preventiva, prevale la gestione tardiva di una crisi già esplosa.

Il caso Boldrini non è un episodio isolato. Da anni le donne in politica subiscono attacchi che non hanno nulla a che fare con le idee o i programmi, ma col loro genere. La gravità è accentuata quando questi attacchi arrivano direttamente dal rappresentante ufficiale di un partito.
Ed è proprio questo a rendere più grave la vicenda: perché il linguaggio sessista normalizzato dentro le istituzioni è un passo indietro per tutta la democrazia.