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Chiara Ferragni e Fedez: lasciati o no, sappiamo di chi è la colpa

Chiara Ferragni e Fedez: lasciati o no, sappiamo di chi è la colpa
Lo scoop di queste ore: Chiara Ferragni e Fedez si sono lasciati.
A Milano, tra passerelle e dintorni, si vocifera da tempo di una separazione della coppia 
di Eugenia Nicolosi

Nel suo ultimo video su TikTok parla di capelli, nel penultimo si dice “piena di tutte le sfighe di questo periodo”: entrambi i post non sono più antichi di 30 ore rispetto a oggi, giorno in cui esce lo “scoop” della separazione da Fedez. Chiara Ferragni e il rapper, stando a rumors (che non hanno ancora confermato ufficialmente), si sarebbero lasciati. E la gente cerca conferma sui social ma non la trova, mentre la notizia si arricchisce di dettagli: domenica 18 febbraio Fedez sarebbe andato via dalla casa dei due a City Life. A Milano si vocifera da tempo di aria di divorzio, di silenzi, di visite da avvocati divorzisti e quant'altro. E questo interesse sugli affari privati di Chiara Ferragni e Fedez ci dice molto più di noi e della nostra affezione ai fatti privati delle persone che dello stato della relazione tra Chiara Ferragni e Fedez. E lo stesso hanno fatto le vicende del Pandoro-gate, del Codacons, dello scorso Sanremo e la lettera alla piccola Chiara. Lo stesso ha fatto la nostra reazione al rimbrotto che Ferragni ha ricevuto a mezzo social da una dodicenne, poi si scopre campionessa di equitazione e influencer.

Le convinzioni sbagliate che limitano le nostre relazioni

"chiara ferragni e fedez si sono lasciati" e noi siamo pronte

Nell'attesa di domenica 3 febbraio, quando Ferragni sarà ospite di Fabio Fazio a "Che tempo che fa", possiamo ragionare attorno alla cosa. Non è troppo faticoso da decifrare: c’è un evidente corto circuito di natura logica che ci spinge, ci ha spinte e ci spingerà – se, come è probabile, Ferragni e Fedez confermeranno pubblicamente che si sono lasciati – a scaricare tutta la responsabilità delle cose che capitano a Chiara Ferragni su Chiara Ferragni anche se sono coinvolte altre persone: partner, aziende, bambini e le loro madri. I motivi sul perché sono senz'altro un paio e c'entra ovviamente il fatto che è una donna. Una donna che proprio perché famosa a livello mondiale deve rispettare il perimetro della perfezione: noi la abbiamo messa su un piedistallo immaginario fatto di promesse (che lei non ha mai fatto, era tutto nella nostra testa) che quando vengono infrante (sempre, perché lei non ha idea) scatenano le macchine del fango.

Essere una donna famosa, in Italia (forse anche fuori, ma qui parliamo di noi) a quanto pare implica obblighi di natura morale, pedagogica, etica: Chiara Ferragni non ha però stretto alcun patto con noi, italiane e italiani, rispetto ai suoi doveri morali, pedagogici ed etici. Il che ovviamente non ha nulla a che vedere con il legittimo disappunto che si prova davanti alle notizie di indagini o davanto a clamorosi "errori di comunicazione" (come il "video delle scuse gate"). Ma quello che va ben oltre il disappunto legittimo è la reazione. Una reazione dovuta al fatto che sono le nostre aspettative distorte a venire disattese da una persona che non si è mai proposta come maestra di vita né come esempio di moralità. Esattamente come qualsiasi altra persona, pubblica e non, protagonista di cronache giudiziarie. Soltanto che Ferragni, senza saperlo ha vissuto sotto ricatto da quando ha iniziato a occupare spazi pubblici. Lo scopo del gioco però pare essere diventato buttarla giù da quel piedistallo (sulla quale l'abbiamo messa noi!).

odiare chiara ferragni è facile (e utile)

Punto numero due: odiare Chiara Ferragni e urlarlo a gran voce sui social è funzionale a ottenere visibilità e followers, odiare il pandoro invece no. Vale lo stesso per “i Ferragnez”, un brand a tutti gli effetti che però si poggia sull'identità e l'intimità di due persone, una coppia, e le loro dinamiche familiari e guazzabugli romantici. La maggior parte delle persone che ha ammesso di guardare la serie sui Ferragnez lo ha fatto per spargere veleno su un reality familiare di cui l'utilità mi sfugge ma piace, tanto è vero che non è nemmeno il primo reality familiare della storia della televisione. Lo show ha attirato su di sé una pioggia di critiche feroci e che ovviamente hanno colpito in modo particolare Chiara Ferragni. “È fredda”, “è finta”, “sfrutta i suoi bambini”, “è calcolatrice”. Chiara Ferragni resta una donna giudicata rispetto a come o quanto è una brava madre, se lavora molto o troppo, se si fotografa in biancheria. Ed è diventato fisiologico, nell'endemia social, spaccare i capelli in quattromila parti per scandagliare la vita e la psiche di un personaggio pubblico, che però è sempre una persona che può temere lo sguardo altrui, il nostro. Sebbene sia vero che lo cerchi: ma cercare lo sguardo altrui – è su questo che Ferragni ha basato il suo modello imprenditoriale – non significa essere impermeabili alle derive di astio che abbiamo imparato a normalizzare. Anche perché nel corso degli anni le critiche su chiunque sia un personaggio pubblico si sono estremizzate e moltiplicate rispetto al più sereno approccio del “se non mi piace non lo guardo”. E la violenza con cui siamo capaci di godere degli scivoloni veri o presunti, con cui la aggrediamo e con cui ravaniamo nel privato di Chiara Ferragni è una responsabilità nostra e non sua. Anche se dovesse venire giudicata colpevole - non dal furor della pancia del popolo ma dai tribunali - di uno, cento, mille reati. Saremo sempre noi i responsabili del veleno che spargiamo. Così come ogni persona è responsabile della violenza che pratica, non chi la subisce. 

ferragni se l'è andata a cercare

E se siamo brave a lavorare per scardinare la mentalità dell'andarsela a cercare, parlando di una sopravvissuta a una violenza sessuale, dobbiamo imparare a lavorare sul senso di andarsi a cercare le critiche quando al centro della scena c'è un personaggio pubblico e che il nostro “guardare” , anche se con quello sguardo ci lavori e ci compri le case e le vacanze, non deve essere sinonimo di giudicare, insultare, accanirsi e massacrare. Si tratta di maschilismo interiorizzato? È parecchio probabile: uomini, donne e persone non binarie che si accaniscono contro Chiara Ferragni hanno – consapevolmente o inconsapevolmente – adottato la posizione misogina e maschilista di chi si aspetta che Ferragni debba costantemente dimostrarsi all'altezza dello spazio immenso che occupa. Nessuno e nessuna di noi si sognerebbe di osservare così minuziosamente l'operato di Tommaso Zorzi o di Damiano David (il cantante dei Maneskin) per poi gonfiarci il petto ed esplodere di rabbia se fanno qualcosa che non rientra nel perimetro. Perché Zorzi e David semplicemente un perimetro non l'hanno: sono maschi e hanno tutto il diritto di sbagliare, di fare cose che non ci piacciono, di essere freddi, cinici, di lasciarsi con i loro o le loro partner. E ovviamente come loro questa libertà l'ha anche Fedez, verso il quale abbiamo sempre mostrato grande empatia e simpatia anche quando ha fatto letteralmente le stesse cose di Chiara Ferragni. Reality familiare compreso. Anzi, è stato facile identificarlo come povero succube della strega che, facciamoci caso, non viene criticata quasi mai per un fatto specifico (no, nemmeno per il pandorogate) ma sempre sulla base di quanto si allontana dalla gabbia che noi le abbiamo costruito attorno.