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Sport e inclusione Aggiornato il: 3 minuti di lettura

Valentina Petrillo: la prima atleta transgender alle Paralimpiadi è italiana!

Chi è Valentina Petrillo, figli, età, malattia, vita privata, transizione: la prima atleta transgender alle Paralimpiadi di Parigi
Chi è Valentina Petrillo, figli, età, malattia, vita privata, transizione: la prima atleta transgender alle Paralimpiadi di Parigi  (getty images)
Affetta dall'età da 14 anni da una malattia che l'ha resa ipovedente; un coming out nel 2019 che ha fatto di lei la prima atleta transgender ai campionati paralimpici italiani: oggi Valentina Petrillo, 46 anni e un figlio, è pronta a fare la storia partecipando alle Paralimpiadi di Parigi 2024 e portando avanti la bandiera dell'Italia. Ecco la sua storia.
di Maya Artusi Moro

Valentina Petrillo è una pioniera: a 46 anni sarà la prima atleta transgender della storia a competere alle Paralimpiadi. L’Italia, dopo tutta la polemica su Imane Khelif, porterà la prima sportiva italiana a competere nell’atletica leggera paralimpica nella classe T12, riservata agli atleti ipovedenti. Il viaggio di Valentina verso Parigi 2024 però continua a sollevare domande sulla partecipazione degli atleti transgender nello sport competitivo: facciamo dunque un po’ di chiarezza insieme. 

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Chi è Valentina Petrillo, prima atleta transgender alle Paralimpiadi? Età, vita privata, figli, matrimonio

Valentina Petrillo è pronta a fare la storia: a 46 anni, sarà la prima atleta transgender a competere alle Paralimpiadi. Nata a Napoli, la donna è specializzata nell’atletica leggera paralimpica nella classe T12, riservata agli atleti ipovedenti. La sua partecipazione segna un momento significativo, non solo per lo sport paralimpico italiano, ma anche per il dibattito globale sull’inclusione e l'equità di genere nello sport. Valentina si è sposata e successivamente ha divorziato; da quell'unione, nel 2015, è nato suo figlio Lorenzo.

Che cos’è la sindrome di Stargardt, la malattia di cui soffre Valentina? 

Valentina ha scoperto presto quanto può essere dura la vita, quando a 14 anni le è stata diagnosticata la sindrome di Stargardt, una malattia degenerativa che l'ha resa ipovedente. Questo non ha fermato la sua passione per lo sport. 

Come ha iniziato Valentina Petrillo? Un talento nello sport fin da giovane 

Prima della transizione, Valentina aveva già fatto il botto, vincendo undici titoli nazionali nell’atletica e giocando nella nazionale italiana di calcio per ciechi. Dopo la transizione, ha continuato a fare quello che sa fare meglio: vincere. Si è portata a casa nuovi titoli e ha segnato un'altra prima volta: la prima donna transgender a partecipare ai campionati italiani paralimpici, portandosi a casa anche un quinto posto agli Europei paralimpici 2021 e due medaglie di bronzo nei successivi mondiali. La sua ispirazione? Pietro Mennea, l'atleta che ha vinto l'oro olimpico a Mosca nel 1980, un momento che ha segnato profondamente la sua vita. 

Quando gareggerà Valentina Petrillo alle Paralimpiadi 2024 e dove vederla? 

Segnatevi questa data: 28 agosto 2024. Valentina sarà in pista a Parigi per i 200 e 400 metri, pronta a fare scintille. Il Comitato Italiano Paralimpico l'ha scelta per rappresentare il Paese, e la sua partecipazione non è solo una questione di sport, ma un momento simbolico per l'inclusione nello sport a livello globale.  

Perché Valentina Petrillo può gareggiare alle Olimpiadi? Le regole per gli atleti transgender 

Il dibattito sugli atleti transgender nelle competizioni femminili è più acceso che mai, viste le controversie divampate con la partecipazione (e vittoria) della pugile Imane Khelif alle Olimpiadi di Parigi, che pure transgender non era. Ma le regole sono regole: il Comitato Internazionale Paralimpico (IPC) lascia alle federazioni la decisione finale, e World Para Athletics ha detto sì a Valentina: chi è legalmente riconosciuto come donna può competere nella categoria corrispondente, purché rispetti i requisiti ormonali. Valentina lo farà. 

Come è stata accolta la partecipazione di Valentina Petrillo? Lo sport tra discriminazioni e sfide 

Dire che è stata una passeggiata sarebbe una bugia: abbiamo già assistito di recente ad esempi di discriminazione nell’ambito dello sport competitivo. La partecipazione di Valentina Petrillo non è stata accolta senza polemiche. Alcune atlete hanno espresso preoccupazioni sulla sua partecipazione, sostenendo la solita posizione, “che la sua struttura fisica le conferisca un vantaggio ingiusto”. Durante i Campionati italiani di Ancona nel 2021, un gruppo di 30 atlete ha persino cercato di impedirle di usare gli spogliatoi femminili. E come se non bastasse, durante i World Masters Athletics in Polonia, ha ricevuto insulti e minacce. 

Quando un atleta transgender può partecipare alle Olimpiadi? Le linee guida del CIO 

Il Comitato Olimpico Internazionale (CIO) ha aperto la strada nel 2015: la partecipazione degli atleti transgender alle Olimpiadi e Paralimpiadi è regolata dalle linee guida, che stabiliscono che gli atleti transgender possono competere nella categoria corrispondente alla loro identità di genere, a condizione che i loro livelli di testosterone rimangano sotto una certa soglia. Inizialmente fissata a 10 nanomoli per litro di sangue, la soglia è stata poi ridotta a 5 nanomoli da World Athletics. Queste regole si basano su studi scientifici che dimostrano come la terapia ormonale renda le prestazioni delle persone transgender comparabili a quelle delle donne cisgender. 

"Non si può semplicemente presumere che un uomo sia sempre più forte di una donna,” ha dichiarato Valentina: “Laurel Hubbard, la sollevatrice di pesi neozelandese, è stata la prima atleta transgender a partecipare alle Olimpiadi di Tokyo. Tutti pensavano che avrebbe vinto, ma non è nemmeno arrivata in finale. Non si può dare per scontato un vantaggio solo perché una persona è nata maschio." 

Valentina Petrillo: un passo avanti per l'inclusione nello sport competitivo

Valentina si è di recente espressa sul grande significato simbolico della propria partecipazione alle Paralimpiadi: "La mia presenza è un importante momento di riflessione per tutti, può essere d'aiuto anche sul fronte del linguaggio. C'è un modo corretto di parlare con le persone disabili, con le persone del mondo LGBT, con tutte le persone per così dire "diverse". Spesso il linguaggio lascia molto a desiderare, certe convenzioni fanno male alle nostre vite, come ad esempio usare il nome della nostra precedente vita (dead name). C'è discriminazione dal punto di vista linguistico verso le persone trans e disabili".