Chi stabilisce che il calendario scolastico deve essere cambiato? La petizione per delle vacanze estive più corte
La petizione di WeWorld per ridisegnare il calendario scolastico italiano e ridurre la lunga pausa estiva è cruciale per affrontare le sfide economiche, psicofisiche e culturali che i lunghi periodi di vacanza comportano per gli studenti e le famiglie italiane. Con oltre 33.600 firme raccolte, la petizione propone aperture estive delle scuole con attività extrascolastiche e l'introduzione del tempo pieno per garantire un sistema scolastico più equilibrato e inclusivo. Ma quali sono le necessità a monte?
Le vacanze estive italiane: tre mesi, un totale di 13 settimane di stop. Secondo molti, troppe. I problemi causati dalla pausa scolastica tra giugno e settembre sono molteplici ed impattano tanto gli studenti quanto le famiglie. Per questa ragione l’organizzazione no profit WeWorld, insieme alle due autrici e attiviste del blog Mammedimerda, Francesca Fiore e Sarah Malnerich, ha lanciato una petizione per operare un cambio ufficiale nel calendario scolastico. Ma vediamo in che cosa consiste.
La vita precaria di una supplente
La petizione: chi stabilisce il calendario scolastico regionale e nazionale?
Il nome della petizione, lanciata su Change.org il 7 settembre dell’anno 2023 (sulla cresta dell’onda del rientro a scuola) è: “Ristudiamo il calendario! Un nuovo tempo scuola non è più rimandabile”. In 7 mesi è riuscita a raccogliere 33.600 firme ed è ancora in corso. Oltre alla richiesta di ristrutturare il calendario per ridurre la pausa estiva sono state avanzate due proposte concrete: l’apertura delle scuole anche nei mesi di giugno e luglio con attività extrascolastiche e l’introduzione del tempo pieno negli istituti per andare incontro alle famiglie che volessero farne richiesta.
Le due facce del problema: genitori e alunni
L’estensione del periodo di vacanza per un tempo così lungo può comportare a livello degli studenti una perdita di competenze ed un aumento delle disuguaglianze, oltre all’abbandono scolastico (un problema grave che si verifica nel nostro paese), soprattutto da parte di quegli alunni che provengono da contesti socioeconomici e culturali svantaggiati, e complicazioni economiche per le famiglie (ma soprattutto per le madri) che devono giostrarsi tra il lavoro, i costi richiesti dai campi estivi e l’aspetto della cura dei figli, che rende che di certo non possono essere abbandonati non far nulla per tutta estate.
Come trascorrere le vacanze estive in casa o a poco prezzo? Il problema dei campi estivi
Se d’estate i giovani non vanno a scuola, la maggior parte dei genitori si trova a dover bilanciare orari lavorativi e routine di gestione della casa senza abbandonare i ragazzi a sé stessi, parcheggiati sui divani o davanti a device tecnologici. Ma quando le scuole chiudono per troppo tempo, il peso di un servizio non obbligatorio come i campi estivi ricade sulle famiglie, che non magari non possono affidarsi ad altri parenti come i nonni (forse per via della distanza, forse per via delle condizioni di salute) né districarsi dagli impegni di lavoro. Ma per questi servizi le cifre hanno ormai raggiunto livelli che incidono pesantemente sul bilancio delle famiglie, soprattutto per quelle che hanno più di un figlio da gestire o un bambino disabile (che non può stare nei campus oltre un limite di sei settimane), rendendo di fatto impossibile considerarli una soluzione.
Quando durano le vacanze estive in Europa?
L’Italia è l’unica in Europa, insieme a Lettonia e Lituania, ad avere vacanze estive di una durata così estesa: 13 settimane contro le 10 di Svezia e Finlandia e le 6 di Germania, Danimarca e Regno Unito. Una pausa estiva più breve, in questi paesi, non indica un minor periodo di riposo rispetto alla scuola, ma una distribuzione di momenti di vacanza più piccoli più equilibrata durante tutto il corso dell’anno. Fino ad ora, la difficoltà che è stata presentata contro l’abbreviazione della pausa estiva è il clima italiano, che rende difficile prolungare le lezioni in periodi di grande afa senza creare condizioni di disagio negli studenti.
Gli effetti negativi di un sistema stressante
“Sappiamo che intervenire sul calendario scolastico è complesso,” ha affermato Francesca Fiore, autrice e attivista che ha dato il via alla petizione: “e che sono tanti i dubbi su questa questione, ma crediamo che per i bambini e le bambine e per le loro famiglie oggi sia fondamentale iniziare a parlarne e farlo seriamente. Perché il nostro sistema scolastico non solo è l’unico ad avere una pausa estiva così lunga, ma è anche uno dei più stressanti del mondo. Gli eccessivi carichi di lavoro concentrati nello stesso periodo di tempo comportano effetti negativi non solo sul rendimento scolastico, ma anche sul benessere psicofisico: bambini/e e ragazzi/e fanno fatica a trovare tempo per risposare, sono sotto pressione e possono arrivare a percepire la scuola come un peso, soprattutto se partono da condizioni di maggiore difficoltà socioeconomica”.
Le vacanze estive sono un moltiplicatore di disuguaglianze per gli alunni da contesti socioeconomici più fragili
Dina Taddia, consigliera delegata di WeWorld, ha spiegato: “Una pausa estiva così lunga si trasforma di fatto in un enorme moltiplicatore di disuguaglianze: non tutti i bambini e le bambine hanno, infatti, la possibilità di partecipare ad attività ricreative e di socializzazione, al contrario di altri che durante la pausa praticano sport, coding, imparano nuove lingue. Lo stesso si può dire delle vacanze, che non solo rappresentano un’occasione di svago, ma anche un’esperienza educativa a tutto tondo, e che nel nostro Paese quasi la metà delle famiglie con più di un figlio non può più permettersi. Rimodulare il calendario scolastico è fondamentale per poter garantire a bambini e bambine le stesse opportunità”, ha concluso.
Le proposte di WeWorld: tempo pieno e attività extra-scolastiche
Le proposte concrete avanzate dall’ONLUS WeWorld per ovviare a questi problemi, oltre all’accorciamento delle vacanze estive ad un periodo più in linea con la media europea, sono state due:
- La prima è l’apertura delle scuole anche nei mesi di giugno e luglio; ma non per fare lezione. Gli istituti dovrebbero offrire attività extrascolastiche formative e di svago per bambini e ragazzi.
- La seconda è l’introduzione obbligatoria negli istituti del “tempo pieno” (la possibilità di stare a scuola oltre l’orario di pranzo), dai 3 ai 14 anni. Questo permetterebbe di offrire alle famiglie degli studenti la possibilità di scegliere se usufruire del tempo pieno (al Centro-Nord la percentuale di ragazzi che sceglie questa opzione è poco meno del 50%) o di quello parziale, tornando a casa, appunto, all’ora di pranzo.