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Tartan mania: la stampa scozzese che fa subito autunno 

Tartan Mania
Tartan Mania  (getty images)

Il motivo a quadri dall'allure disinvolta e in perfetto stile Highlands viene rivisitato in una chiave inedita dalle collezioni fall-winter 2023/2024

di Arianna Chirico

Immune alla caducità delle tendenze passeggere, il tartan domina le stagioni più fredde da decenni, invadendo ogni guardaroba che si rispetti, non appena le temperature iniziano a precipitare. Sarà che i motivi check matchano bene con l’idea del plaid con cui scaldarsi sul divano nelle giornate più pigre o che le palette colori di questi tradizionali tessuti di origine scozzese richiamano il foliage e si abbinano perfettamente all’atmosfera natalizia, ma è opinione unanime che non esistano periodi migliori dell’anno dell’autunno e dell’inverno per sfoggiare le molteplici versioni della stampa tartan.

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L'inesauribile capacità di trasformazione del tartan

Nella sua storia, il tartan è stato simbolo dell’identità nazionale scozzese, ma anche di ribellione e di lotta contro le oppressioni, fino a diventare uno spunto interessante per i designer di tutto il mondo che hanno riconosciuto in questa trama una capacità inesauribile di rigenerazione semantica e stilistica, trasformandola in una delle tendenze moda più tradizionali e rassicuranti delle ultime decadi. Il tartan è ottenuto dall’incrocio di fili di colori diversi che si ripetono nel cosiddetto sett, uno schema uguale nella trama e nell’ordito. Il decoro di questa stoffa pregiata, che oggi viene realizzata sulla lana ma anche sulla seta o su altri tipi di tessuto, usa come armatura del telaio la saia. Il termine inglese Tartan ha origini poco chiare, secondo alcuni deriverebbe dal francese Tiretain che a sua volta dovrebbe derivare dal verbo tirer, che probabilmente fa riferimento alla tessitura del pattern.

Tartan
Tartan  (getty images)

Origini ed evoluzione del tartan

La sua origine è comunemente legata alla Scozia (da cui l’uso di chiamarlo anche tessuto o trama scozzese) e in particolare alla zona delle Highland, per quanto alcuni storiografi del costume citino il ritrovamento di frammenti di tessuto simile risalenti all'VIII sec a.C. nelle miniere austriache di Hallstatt e addirittura la presenza di tessuti con queste trame geometriche nei sepolcri delle mummie di Tarim (2000 a.C.) in Cina.

Tra il XVII e XVIII secolo questo tessuto iniziò a simboleggiare la sua nazione di appartenenza e nel libro “A description of the western Islands of Scotland” di Martin Martin, pubblicato nel 1703, si parla di questa stoffa usata per distinguere gli abitanti delle diverse regioni e i clan più noti e importanti. Negli anni però le cose cambiano e nel 1746 il governo britannico vietò il suo uso attraverso l’Act of Proscription per cercare di osteggiare la rivolta dei clan gaelici giacobiti. Nel 1765, finita la guerra, il tartan venne introdotto nelle divise degli Highland Regiments. Nel 1815 si definì con precisione quale trama e colore appartenesse a ogni singolo clan. Difatti, nel libro "Wilson Key pattern book“, del 1819, vennero raccolti oltre 250 tartan differenti, mentre oggi se ne contano più di 4.000. Storicamente ogni colore aveva un significato: il rosso veniva usato come divisa da battaglia per la sua capacità di nascondere la vista del sangue, il verde simboleggiava praterie o foreste, il blu laghi e fiumi e il giallo le diverse culture.

Alexander McQueen e Sarah Jessica Parker, Met Gala
Alexander McQueen e Sarah Jessica Parker, Met Gala  (getty images)

La consacrazione del tartan a tessuto alla moda

Fu la Regina Vittoria, nel 1800, insieme a suo marito Albert, a sfoggiarlo durante i soggiorni a Balmoral e a renderlo uno status symbol. Nel 1901 Burberry progettò il Burberry check, il pattern iconico della maison, che ancora oggi è la sua signature ufficiale, oggetto di nuove e più contemporanee versioni. Nel 1921, David Doniger, intraprendente scozzese approdato a New York, membro del clan McGregor, nonché nome del suo brand, concepì la prima collezione sportiva, versatile e moderna della trama tartan, decontestualizzandola dall’uso abituale fatto fino ad allora. La tradizionale trama, unita al cashmere McGregor, alla fine degli anni ‘30 consacrò il successo dell’Anti-freeze jacket, indossata da James Dean in Gioventù bruciata.

Dagli anni ‘50, anche le attrici di Hollywood iniziarono a essere affascinate da questo tessuto e dalla sua eleganza e classe. Famoso lo scatto del 1950 che ritrae Audrey Hepburn a Londra con una giacca scozzese e un papillon o quello del 1964 che vede Brigitte Bardot sfoggiare un kilt con un pull rosso a mezza manica e tanto di fiocco abbinato sul capo.

Contestazioni anni '70
Contestazioni anni '70  (getty images)

Negli anni ‘70, il check geometrico divenne il simbolo della ribellione e della contestazione dei punk, che lo liberarono della sua accezione originale di dignità e unicità per renderlo più democratico e ribelle, ma anche simbolo dello stile preppy e Ivy League.Con il grunge degli anni ‘90, sottogenere del rock americano reso famoso da band come i Nirvana e i Pearl Jam, si diffuse la tendenza di mix and match di indumenti e pattern scoordinati e sovrapposti e il tartan fu spesso protagonista, in una versione totalmente effortless, di questo stile. D’altro canto, negli stessi anni, molti designer iniziarono a esplorare questo tessuto nelle loro collezioni: da Paul Smith a Rei Kawakubo e Jun Takahashi a Issey Miyake e Vivienne Westwood.

Vivienne Westwood 1994
Vivienne Westwood 1994  (getty images)

Must delle collezioni fw 23/24

L’autunno/inverno 2023-2024 ripropone la raffinatezza dello scozzese come must di stagione, all’insegna di macro check e di una palette colori audace e variegata. Allontanandosi dai classici ditkat che lo vogliono caratteristico di uno stile preppy, collegiale o punk, il tartan dimostra la sua incredibile duttilità non solo per prendere le forme dei soliti blazer e di gonne a pieghe, ma anche per adattarsi a ogni genere di capo.

Dior fw23/24
Dior fw23/24  (getty images)

Dalle gonne a ruota e i maglioni ultra femminili di Dior alle camicie romantiche, ai blazer con spalle bold di Saint Laurent by Anthony Vaccarello, dai cappotti oversize a macro check di Stella McCartney alle sperimentazioni grafiche di Issey Miyake; dall’effetto plaid di Etro alle rivisitazioni su cardigan e hot pants di Missoni; dal total look, colorato e irriverente, Burberry al macro colletto dal fascino naïf di Andreas Kronthaler for Vivienne Westwood.

Saint Laurent fw 23/24
Saint Laurent fw 23/24  (getty images)

Tra i must per indossare il tartan, vige la regola di non imporre nessun limite alla fantasia, anche in fatto di abbinamenti: non solo tinte neutre, ma anche colori vibranti e stampe a contrasto.