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Aggiornato alle 3 minuti di lettura

Clogs mania: il ritorno degli zoccoli 

Dr Scholl
Dr Scholl  (getty images)

Tutti i volti più originali e sofisticati degli zoccoli, tendenza moda scarpe ossessione di stagione

di Arianna Chirico

Direttamente dalla folkloristica tradizione delle lande olandesi, gli zoccoli conquistano lo street style e ri-tornano a far parlare di sé, tra rivisitazioni e nuove interpretazioni. Questo ritorno in auge però non è recentissimo, ma fa tendenza da diverse stagioni, direttamente dai primi anni post lockdown, probabilmente dovuto alla necessità di indossare senza limitazioni un abbigliamento comfy e dalla voglia di rendere trendy capi notoriamente ed esclusivamente funzionali.

Nel gergo fashionista sono definiti clogs se hanno tacco basso e largo, wooden mules se alto: in Italia sono ampiamente bistrattati come zoccoli di legno. Per donne e uomini, per il tempo libero o l’ufficio, per uno stile minimal o eclettico, questa calzatura non mette d’accordo tutti, ma apre dibattiti e dispute sul concetto di ugly e moda.

Quando ti prepari, in che ordine fai le cose?

Folklore nord europeo

Dai contadini olandesi alle geishe giapponesi, dagli allevatori del Nord Europa agli hippie anni Settanta, oggi gli zoccoli sono diventati accessori di tendenza genderless, rivisitati ogni anno in chiave fashion sia per la città che per il mare. 

Nati come calzature povere, comode ed unisex, la loro origine è rintracciabile tra il XIII e il XIV secolo in Olanda, per poi diffondersi successivamente in Belgio, Germania, Francia e Danimarca. La resistenza data dal legno, che protegge dagli urti durante il lavoro, li rese perfetti per il lavoro  quotidiano di contadini, operai, minatori, e tutte le classi sociali più povere della società. In seguito grazie al ticchettio prodotto dal legno contro il suolo furono reinventati come scarpe da ballo, diventando parte delle danze e delle tradizioni dei paesi scandinavi. Verso la fine del diciannovesimo secolo gli zoccoli, veri predecessori del tip tap, si diffusero anche nel Regno Unito e negli Stati Uniti, dove conobbero la massima espansione nei Roaring Twenties, come nuova calzatura d’elezione per passeggiate sulla spiaggia.

Clogs
Clogs  (getty images)

Zoccoli Dr School

A metà degli anni Cinquanta del XX secolo, a Chicago, William M. Scholl, fondatore dell’omonima azienda di footwear, creò una nuova versione dei clogs, mantenendo il materiale simbolo della scarpa, il legno, ma rivoluzionando la silhouette, che divenne più affusolata e leggermente rialzata nella parte anteriore, assicurando un comfort maggiore. Il piccolo cinturino posto poco sotto le dita divenne l’elemento distintivo della calzatura, declinato in bianco, rosso, blu, beige e nero. Dopo aver conquistato Hollywood e le sue star, prima fra tutte Audrey Hepburn, i cosiddetti exercise sandals vennero esportati anche in Europa. Nonostante il successo sfavillante legato al movimento hippie e all’estetica bohémien, con l’avvento dello sportswear e delle sneakers, i clogs persero parte del loro fascino, senza però scomparire mai davvero. 

Declinati in molteplici varianti di modello e colore; aperti o chiusi sul davanti; con cinturino o senza; alti o bassi; portati con o senza calzino in mostra, oggi gli zoccoli sono oggetto di nuove e contemporanee interpretazioni che, dalle passerelle alle strade, vengono accolti come must have di stagione.

Streetstyle
Streetstyle  (getty images)

Brutto è bello

In grado di squarciare gli appassionati di moda a metà, i clogs hanno contribuito a trasformare progressivamente il concetto di ugly, di cui la moda, quasi per necessità, ne ha stravolto la semiotica. A farsi artefice di questo desiderio di spostare la percezione del "bello" e del "buon gusto" oltre le consuete certezze estetiche, è stata Miuccia Prada, con la collezione Banal Eccentricity per la SS96 di Prada, con la quale ha plasmato l’estetica Ugly Chic.

Introducendo elementi di ordinarietà nel mondo del lusso, si sovverte la concezione di bellezza e praticità: il brutto diventa attraente, si eleva a rappresentazione accurata dell’umanità stessa e si afferma come concetto ben consolidato nell’arte, nel cinema ed ora anche nella moda. Il brutto, il provocatorio, il non-ordinario riguarda in qualche modo anche il disagio estetico e ideologico del rifiuto dell’omologazione, che si allontana dalla bellezza convenzionale, contribuendo alla diffusione di nuove estetiche, in un gioco di ironia e funzionalità, contaminazione e rilettura della cultura pop e dei suoi modelli mainstream.

Vivienne Westwood
Vivienne Westwood  (getty images)

Clogs: le calzature must per l’estate

Demna Gvasalia, alla direzione creativa di Balenciaga, è l’enfant terrible che ha spesso spiazzato e prontamente conquistato il fashion system con items dalla dubbia estetica, soprattutto in ambito calzature. Per la SS23, l’urban luxury del designer si traduceva in sandali Techno-clog slip-on, dal design discutibile, simile ad uno zoccolo, ma realizzati in gomma opaca, con un plateau di 90 mm e un volume esagerato dall’aspetto distintivo e avveniristico; o in sandali Clog, anch’essi realizzati in gomma, con un design ricurvo e una suola robusta dal battistrada pronunciato.

Sarah Jessica Parker
Sarah Jessica Parker  (getty images)

Questa ondata di rubber shoes dallo stile ugly chic ha spazzato via qualsiasi resilienza per Crocs, Birkenstock o zoccoli firmati Dr Scholl, a favore di un’inclusività estetica che permette ai designer di sperimentare con capi e items provenienti da qualsiasi contesto e di trasformarli in oggetti del desiderio. Così i clogs, da Sarah Jessica Parker ad Alexa Chung fino a Blanca Miro, dalle passerelle di  Isabel Marant e di Vivienne Westwood fino allo streetstyle più glam, sono diventate le calzature essenziali per la primavera e l’estate.