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moda Aggiornato il: 2 minuti di lettura

Ode al corpo femminile: tutte le volte in cui la moda ha sfidato la censura dei corpi

L'abito di Gillian Anderson
L'abito di Gillian Anderson  (getty images)

Stampe di corpi nudi sugli abiti, ricami e proporzioni che rievocano ciò che per lungo tempo è stato censurato, pieghe sui vestiti che rievocano i fluidi corporei femminili e vulve ricamate. In questo articolo ripercorriamo i momenti in cui il mondo della moda ha omaggiato il corpo femminile, sfidando i costrutti sociali e portandoci a riflettere sui temi della censura.

di Chiara Trimigliozzi

Quella della rappresentazione dei corpi è una storia ricca di contraddizioni. Pensiamo al corpo femminile che nell’antichità veniva rappresentato dai corpi delle guerriere, delle dee e delle madri e che poi, per una concezione culturale imbevuta di maschilismo, è divenuto oggetto del desiderio per essere successivamente censurato, come nel contemporaneo, sui social.

La moda, che di fatto ha il compito di coprire i corpi che veste, moltissime volte ha voluto lanciare un messaggio sociale, attraversare il confine e sfidare le leggi imposte: abiti che vestono e al contempo svestono, illusioni ottiche che esibiscono i corpi e sfidano le censure di ogni epoca, da Yves Saint Laurent a Dimitra Petsa fino alla star della serie Netflix "Sex Education" Gillian Anderson. 

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L’illusione ottica della stampa naked: le interpretazioni dei designer del corpo nudo

Fu Yves Saint Laurent tra i primi a sfidare le leggi della censura con il suo Nude Look. In quel caso si parlava di trasparenze che, allora come adesso, lasciavano intravedere i seni mettendo in discussione il comune “buon senso”. La moda nel frattempo ha trovato nuove modalità di elusione della censura, per provocare e ingannare gli stretti protocolli dei social, ma anche per omaggiare e normalizzare il corpo femminile attraverso gli abiti.

Abito Naked Y-Project
Abito Naked Y-Project  (getty images)

La stampa naked ha affascinato molti designer, da Vivienne Westwood a Elsa Schiaparelli fino a Comme des Garçon, Gucci, Fendi e più recentemente Loewe, Y-Project e Puppets and Puppets. Tra i primi a sperimentare la tecnica trompe l’oeil nella moda è Jean Paul Gaultier nella Spring Summer del ’96, diffondendosi sempre di più e portando i designer a sfidare il confine tra il vestire e lo “svestire”: famosa la sfilata Fall Winter 2022 dove Glenn Martens per Y-Project ha creato diversi abiti con una stampa naked dalle tonalità vibranti. 

Abito Di Petsa
Abito Di Petsa  (getty images)

La designer che prende ispirazione dai fluidi corporei femminili: Dimitra Petsa

Un’interpretazione completamente diversa è quella della designer originaria di Atene Dimitra Petsa (fondatrice del brand DI PETSA) che parte dai fluidi corporei femminili per ispirare il suo lavoro. Dimitra Petsa riflette sul senso di vergogna instaurato dalla società, sulle aspettative sociali nei confronti del corpo femminile e sulla censura. Proprio per questo ispira i suoi capi ai fluidi corporei, dal liquido vaginale all’urina fino al latte materno e li realizza con una tecnica particolarissima che fa sembrare il tessuto bagnato anche se non lo è attraverso una serie di pieghe ricostruite e cucite, giocando così con l’idea comune del senso del pudore, mettendolo alla prova e ancora una volta omaggiando la naturalezza dei corpi femminili. 

Gillian Anderson ai Golden Globes
Gillian Anderson ai Golden Globes  (getty images)

Gillian Anderson e l’abito con le vulve ricamate ai Golden Globes

Gillian Anderson, famosa per  aver interpretato il  ruolo della  sessuologa Jean Milburn, nella celebre serie Netflix “Sex Education” ma anche per i suoi ruoli in X-Files e The Crown è da tempo che si batte per le tematiche femministe e per la sex positivity sui social così come nella vita reale. Il corpo femminile è di fondamentale importanza per Gillian Anderson che è da anni attiva nell’abbattere i tabù. L’attrice, infatti, nel tempo ha creato un brand dedicato al piacere femminile e ha dichiarato pubblicamente di aver detto per sempre addio al reggiseno

Anche durante gli ultimi Golden Globes Gillian Anderson ha voluto omaggiare nuovamente il corpo femminile. Sul Red Carpet dell’attesa cerimonia l’attrice di Sex Education ha indossato un abito creato con la designer Gabriela Hearst (ex direttrice creativa di Chloé) che ha riportato l’attenzione sulla sessualità e sui tabù legati al corpo femminile per scardinare ancora una volta i preconcetti. Un lungo abito in lana e seta di color avorio con un bustier che pone in evidenza il punto vita e delle vulve (anche chiamate in sanscrito “yoni”, come le definisce l’attrice) stilizzate e ricamate dello stesso colore su tutta la gonna dell’abito, frutto di circa 150 ore di lavoro nell’headquarter della stilista a New York City per un risultato che non ha lasciato il pubblico indifferente. 

Voi cosa ne pensate? Vi ricordate un momento particolare in cui la moda ha omaggiato il corpo femminile?