Denim, la tela jeans dal fascino inossidabile che non smette mai di piacerci
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Se esiste un tessuto che ha saputo attraversare secoli, rivoluzioni e passerelle senza mai perdere un grammo del suo fascino è il denim, la tela indaco inossidabile la cui storia intreccia tra le sue trame preghiera, ribellione, rock, couture e cultura pop.
Dal convento alle miniere, passando per Hollywood: sembra la trama di un film, vero? Tutto comincia nel XVI secolo, tra i telai di Genova e le botteghe di Nîmes, con i mercanti francesi che chiamavano quel tessuto grezzo e resistente "serge de Nîmes", che con il passare del tempo venne condensato in denim, la stessa tela che i genovesi già usavano per coprire dipinti e altari. Era blu, spessa, pratica, resistente. Niente glamour. Per lo meno non ancora.
Poi arriva Levi Strauss, emigrato bavarese con spirito imprenditoriale e un problema da risolvere, ovvero quello di vestire i minatori della corsa all’oro americana che avevano bisogno di indumenti robusti e allo stesso tempo comodi. La soluzione? Pantaloni rinforzati con rivetti metallici e cimose ribattute. Nascono i blue jeans e da lì non si torna più indietro. Negli anni ’50, il jeans diventa simbolo di ribellione e anticonformismo, con l'iconico James Dean che li indossa in Gioventù bruciata, mentre Marlon Brando li rende sexy ne Il Selvaggio. Le madri conservatrici inorridiscono, mentre le giovani generazioni impazziscono. Con l'avvento degli anni ’70 e ’80 il denim si allarga, si scolora, si decora. È hippie, è punk, è pop. Dalle sale dello Studio 54 alle strade polverose del Texas, il jeans davvero è ovunque.
Arriva anche la benedizione della moda quando Yves Saint Laurent, genio assoluto del prêt-à-porter, confessa che il suo più grande rimpianto è “non aver inventato i jeans” insieme a sahariana e tuxedo. il denim è ufficialmente sdoganato. Da allora, tutti lo vogliono e tutto lo indossano, passando dalla strada alla passerella e viceversa, senza soluzione di continuità.
Un fascino indistruttibile
Perché ci piace così tanto? Perché il denim è resiliente, democratico, grintoso. Sta bene su tutto, sta bene a tutti. Sa cambiare forma rimanendo sempre se stesso. È la tela perfetta per raccontare chi si è in tantissime occasioni, senza sentirsi mai fuori posto. Sdoganato anche nelle situazioni più formali, oggi si trova in versione sartoriale e deluxe, ma soprattutto sempre più attento alla sostenibilità, riciclato, con patchwork upcycling e in cotone rigenerato.
Ma quali sono le tendenze del momento e dell'estate 2025? Spopolano i jeans a vita alta e dalla gamba ampia, a palazzo, flared, barrel e scampanati, un'inversione netta agli skinny che al momento risultano un po' datati (anche se hanno sempre le loro addicted!), proprio come nella capsule di Fracomina Denim Signature.
Anche Levi's nella sua sterminata collezione punta molto sui tagli baggy ispirati al relaxed style degli anni ’90, sia per lui che per lei.
Gettonato anche il denim lavorato con incrostazioni, strass, disegni, tasselli e dettagli couture che trasformano ogni jeans in uno statement. In giro si vedono tante gonne in denim dalla mini alla maxi (nella foto una proposta di Please), così come bermuda e jorts, un nuovo ibrido tra pantaloni e short, ma anche abiti strutturati e volutamente un po' retro come quello di Liu Jo.
Tra i capi passepartout della Primavera Estate 2025 sicuramente la giacca-camicia over di jeans, da portare sia chiusa che aperta alla parisienne (Sézane docet).
Sempre attuale e amatissimo il total look in jeans dalla testa ai piedi, sia in bagni di colore simili che a contrasto. E voi, di che ossessione denim siete?
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