Mina, Ancora ancora ancora un’icona contemporanea
Totemica, teatrale e ipnotica, Mina continua a nutrire il suo mito tra mistero e fascinazione da circa 60 anni
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Mina, alias Mina Anna Maria Mazzini, è l’emblema dello stile italiano anni ‘60, nonché cantante, conduttrice televisiva, attrice e produttrice discografica. La sua voce singolare e variabile al tempo stesso, capace di mutare a seconda delle canzoni, è stata il suo cavallo di battaglia, ma in una sorta di ossimoro antitetico, Mina è stata da sempre popolare e sofisticata, borghese e ragazzaccia, romantica e femminista, libera e anticonformista. Noncurante dei clichès e del perbenismo, ha sfidato la morale del tempo, tra look originali e amori controversi.
Oggi, icona del mondo lgbtq+, è una ispirazione costante per la cultura contemporanea e sopratutto per la moda.
Le passerelle SS24 omaggiano Mina
Ha abbandonato la festa nel clou della sua carriera, alla fine degli anni ‘70, non smettendo però di cantare e di incantare i suoi fan. Ancora oggi le sue canzoni vengono riproposte, remixate e ascoltate senza tregua.
Quest’anno, la Milano Fashion Week, che ha visto presentare le collezioni per la prossima Primavera Estate 2024 a settembre, ha ricordato la grandezza di Mina e del suo stile personale e musicale. Diverse passerelle sono state incantate dalla sua voce: da quella di Andrea Adamo con la sua canzone Vorrei averti nonostante tutto alla sfilata Gucci, pervasa dalle note calde e seducenti di Ancora, ancora, ancora, in un remix più elettronico, firmato dal produttore di fama internazionale Mark Ronson.
Ancora ancora ancora
La riscoperta di questo classico è stata illuminante: Sabato De Sarno l’ha adottata come soundtrack del suo debutto alla direzione creativa della maison, innescando un successo senza eguali, maggiore di quello avuto per la prima uscita del brano. Dopo 45 anni, Ancora ancora ancora non solo rientra negli ascolti mainstream, ma è andato subito virale sulle piattaforme social.
Ribadendo l'essenza senza tempo della cantante, la canzone sancisce una straordinario sodalizio tra moda e musica, rafforzando la sua influenza pervasiva nell’immaginario contemporaneo. Il brano, particolarmente fatidico e simbolico, fu inciso nel 1978 e scritto da Cristiano Malgioglio come sigla finale del varietà Mille e una luce, un'esibizione che rappresenterà per anni l'ultima apparizione televisiva della grande cantante, che proprio in quel periodo scelse di ritirarsi dalla scene. Alla sua prima uscita, la canzone fu censurata e molte radio rifiutarono di programmarla: languida con il suo glitter sulle palpebre e le labbra lucide, in un’invocazione perentoria e sensuale, Mina non era nuova a provocazioni simili.
Femminilità anticonformista negli anni Sessanta
Sempre un passo davanti a tutti, Mina ha agito come meglio credeva, da donna anticonformista e libera, a discapito delle sue canzoni spesso censurate per i testi troppo espliciti. Sinonimo di femminilità fuori dagli schemi, ha segnato la società cambiando la percezione che si aveva delle donne, grazie alle sue scelte di vita e di stile. A metà degli anni Sessanta fu infatti esiliata dalla Rai, per poi tornare dopo tre anni, per aver avuto un figlio fuori dal matrimonio con l’attore Corrado Pani, all’epoca ancora sposato con un’altra donna. Madre oltre i modelli materni del tempo, versatile, dotata di enorme personalità, è una delle ultime vere dive dello spettacolo made in Italy di ieri e oggi, nonostante si sia ritirata dalle scene da oltre 40 anni.
Il suo stile era uno stile Rai, elegante ma mai ridondante: look onirici e fluttuanti si contrapponevano a tagli sartoriali tradizionalmente maschili. Paillettes, piume di struzzo, volumi eccessivi e silhouette inusuali sposavano stile convenzionale con stravaganza e invece di scoprire il corpo lo avvolgevano completamente. Peculiare era la predilezione per maniche a pipistrello, spalle ampie e polsini impreziositi per enfatizzare la sua gestualità e mimica.
Felina, sofisticata e unica
A rendere iconica la Tigre di Cremona anche la sua propensione a make-up occhi eccessivo e teatrale, d’avant-garde e sofisticato. Il suo make-up artist Stefano Anselmo giocava con una base chiarissima e labbra nude, focalizzandosi invece sul trucco occhi, che rendeva lo sguardo magnetico, espressivo, fatale, tipico di una grande diva del cinema muto. Il cat-eye allungato, quasi selvaggio, veniva reso singolare annullando le sopracciglia, una moda che fu imitata da chiunque in Italia. Prima artista ad indossare una minigonna in televisione, Mina all’epoca era una trendsetter che anticipava le mode, diventando un punto di riferimento per gli stilisti che si divertivano a farle indossare abiti provocanti e provocatori e look castigati e pudici. Tra i suoi designer preferiti Germana Marucelli, Ken Scott, Jole Veneziani, Pucci, Krizia, Mila Schon, Paco Rabanne e Valentino, ma detestava invece lo stile adolescenziale di Courrèges.
Il suo rapporto con la moda non è mai terminato: è infatti una fonte di ispirazione inimitabile. Da Versace, che creò per lei negli anni ‘90 un mantello animalier per la copertina dell’album Cremona; a Casadei che le dedicò una capsule di décolleté in raso e a Dolce&Gabbana una di gioielli. Da Vogue Italia che le riservò un numero intero nel 2018, con Giselle Bündchen trasformata in Mina in cover, a Achille Lauro che le rese omaggio a Sanremo 2021, presentandosi all’Ariston con un beauty look ispirato alla celebre cantante.
Oltre ad essere un’influenza costante nella cultura contemporanea, Mina è un punto di riferimento per la comunità queer italiana, che riconosce nel suo spirito ribelle e nelle sue provocazioni un ideale da osannare e da imitare e una fonte di ispirazione per artisti internazionali, da Lady Gaga a Frank Sinatra, da Barbra Streisand a George Michael.
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