Leopard print: la stampa animalier da cui siamo tutti decisamente obsessed
Dai jeans leopardati virali su Tik Tok alle molteplici interpretazioni delle passerelle, questo pattern è tornato in auge in versione chic, diventando uno dei motivi über-fashion da sfoggiare in total look, layering o con one touch
Tra i pattern più controversi di sempre, la stampa animalier conquista, invade e si impone nei guardaroba da decenni, se non da secoli. Considerata a tratti kitsch per il retaggio stilistico che nell’esagerazione l’aveva associata ad un modo di essere poco elegante, oggi si veste di nuove sfumature che la rendono versatile e sofisticata. Il 2024 ne sancisce il ritorno, tra leo print in nuances naturali fino a quelle in colori pop, tra richiami allo zebrato, tigrato e al manto della giraffa, senza tralasciare le incursioni del mondo rettile, tra pitonato e coccodrillo. Sebbene le passerelle l’abbiano declinata su capi ed accessori, tra mix and match di colori e pattern, a qualificarla a tormentone dell’anno sono stati i contenuti condivisi su Tik Tok, che attraverso items specifici hanno reso viralissimo il suo uso.
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Ossessioni dal web
Tra le ossessioni più recenti, o meglio che non accenna ad arrestarsi, c’è il viralissimo jeans leopardato, fonte degli outfit più desiderati del momento, ma difficilissimo da reperire. Tra le ispo principali che hanno reso questo capo uno dei prodotti più ricercati sul mercato è stato Ganni, brand danese tra i più in voga tra le it-girls, che mixa l’essenzialità scandinava a dettagli girlish e a fantasie eclettiche e coloratissime, decisamente bold.
Sebbene la fashion week di Copenhagen non sia così popolare tra le capitali del prèt à porter, la sua influenza globale è decisamente altissima, soprattutto quando si parla di streetstyle e dei suoi designer più innovativi e cool. Che sia stata o meno la capitale danese a introdurre questa nuova ossessione comune, non è dato saperlo, ma la portata del trend è diventata ormai globale tanto da spingere le più obsessed a ricercare questo modello nei meandri più oscuri del web. Il risultato? Un jeans rintracciabile e acquistabile su Amazon, che per taglio e colori si ispira a quello in questione. Non è stato raro poi che molte delle ragazze che lo hanno acquistato abbiano ricevuto dei pantaloni di dubbia qualità, spesso senza l’asola con cui abbottonarli.
Nuove estetiche da esplorare
Un altro caso che ha visto protagonista la viralità sbalorditiva della stampa leopardata è stato quello che ha interessato le Samba Adidas x Wales Bonner, sold out dopo poco che era stata ufficializzata la loro uscita. Le sneakers in questione, realizzate in cavallino, girano sui social come l’item perfetto da sfoggiare, amico di tutti gli outfit e di tutte le sperimentazioni stilistiche.
Anche qui la viralità ha invogliato molti utenti ad affidarsi a siti fasulli che promettevano spedizioni in tempi record e scarpe perfette, ma che spesso ha prodotto solo una maggiore diffusione di capi contraffatti e palesemente falsi.
È difficile spiegare come un item possa raggiungere popolarità così stravolgenti: probabilmente la sua estetica attraente ha un peso sostanziale, ma potrebbe anche essere dovuto alla voglia generale di esplorare e sperimentare lontano dal minimalismo, che ha imperato fino ad ora con l’old money aesthetic.
Leopard print contemporaneo
Quasi inconsciamente quindi, vengono autorizzati tocchi eccentrici qui e là per concedere ai propri look vivacità e audacia, a fronte della monotonia cromatica perpetuata negli ultimi periodi.
Poche regole da seguire e ampia sperimentazione nella scelta dei pattern e degli accessori con cui impreziosire ogni stile. Chiaramente, si consiglia un uso moderato dell’animalier e delle sue infinite sfumature: si sa, gli eccessi non fanno bene a niente e nessuno.
Il 2024 non impone limiti all’estro creativo di nessun individuo, ma declina il leopard print sui capi più diversi, dai pantaloni alle camicie, dai capispalla alle calzature, dalle borse alle calze, e li conferma una costante dei look più riusciti e sofisticati dell’anno. I dettagli poi faranno la differenza.
Dalle passerelle arriva una femminilità potente e wild che si traduce negli abiti morbidi e midi di Dior ed in quelli lunghi e sinuosi di Blumarine; nei cappotti di Bottega Veneta e nelle minigonne, giacche e abiti lunghi di Celine. Dolce&Gabbana rispolvera i suoi cult anni Duemila e li adatta alle esigenze contemporanee, così come fa Roberto Cavalli. Marni, N°21, Versace e Rotate ne prendono in prestito la sofisticatezza mista a seduzione e la traducono in capi dalle vibe rock.
Accenni storici
Molti lo odiano, tanti lo amano, alcuni non ne capiscono lo charme. L’animalier ha infatti una storia lunga e controversa, che vede le sue origini nell’uso di coprirsi con le pelli d’animali. Elemento simbolo di lusso ed estro, già amato ed indossato durante la Belle Epoque dalla Marchesa Luisa Casati e poi da Josephine Baker, prima ancora appannaggio di re e aristocratici, travolge le passerelle diventando una tendenza intramontabile grazie a Christian Dior che, nel 1947, lo adotta nella Haute Couture.
Dopo di lui, molti designer sono stati ispirati ed influenzati dallo stile esotico ed evocativo della stampa leopardata: negli anni Cinquanta e Sessanta viene associata al lusso e all’esclusività, poi ad una sexiness più spregiudicata, quindi rivisitata in una chiave glam rock e ribelle. Negli anni Settanta, Roberto Cavalli ne ha fatto la sua cifra stilistica, mentre Gianni Versace lo rilegge con colori audaci, stampe e tessuti disparati. Negli anni Novanta, Azzedine Alaïa propone il total look maculato, reintepretato qualche anno fa dalla creatività di Alessandro Michele da Gucci.