Haute Couture: storia e curiosità di un lusso per pochi
L’evoluzione di una tradizione antica che pur adattandosi alla contemporaneità, preserva le sue singolari ed esclusive peculiarità
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La moderna concezione di Haute Couture è intrinsecamente connessa alla città di Parigi, culla dei più importanti couturiers della storia, grazie al suo clima culturale libero e aperto, nonché attuale centro delle più geniali maison di moda.
Legata all’idea di opulenza, artigianalità e manifattura impeccabile, l’haute couture si traduce nella possibilità, concessa ai direttori creativi, di dare libero sfogo ai meandri della propria creatività che, in un mix and match di tradizione e sperimentazione, di passato e futuro, di eleganza e informalità, concepiscono nuovi mondi stilistici, dove la magia e il sogno fanno da protagonisti.
La nascita del couturier
Le origini dell’Haute Couture si legano alla storia del costume della corte reale francese, a partire dallo sfarzo di cui amava circondarsi Luigi XIV, con la sua attenzione per i dettagli, le sue suole rosse e le concessioni e i divieti stilistici imposti ai suoi nobili, fino al fasto di Marie Antoinette e alla sua propensione ad indossare abiti confezionati per lei dalla modista Rose Bertin. Universalmente conosciuta come una delle primissime creatrici di moda francesi, Bertin amava impreziosire le mise con gli accessori, come ventagli e ombrellini, con le rifiniture e i pizzi, rendendo ogni sua creazione un'opera d'arte.
Con la Rivoluzione francese, l’alta sartoria intraprese un processo di innovazione, i cui progressi si protraggono fino ai nostri giorni. I sarti divennero punti di riferimento per nobili e ricchi, distaccandosi dalla vecchia concezione di artigiano per avvicinarsi all’idea di una nuova figura, quella di un artista dedito alla creazione di abiti e di intere collezioni, ideate e disegnate da lui stesso. Il couturier.
Charles Frederick Worth
Artefice di questo passaggio dalla figura del sarto come semplice artigiano a quella di vero e proprio disegnatore e creatore di moda fu Charles Frederick Worth, stilista nato in Inghilterra, poi trasferito a Parigi, affascinato dal mondo della sartoria e dei tessuti. Nella capitale francese, incontrò la sua futura moglie, che fu la sua musa ispiratrice e per la quale cominciò a disegnare e realizzare svariati e invidiati modelli di abiti.
Grazie al suo talento creativo ed alla sua innovativa intraprendenza, Worth cominciò la sua rapida ascesa nel neonato mondo della moda, aprendo il suo atelier, nonché la prima vera Maison di moda a Parigi, al numero 7 di rue de la Paix. La sua consacrazione al successo arrivò quando la principessa di Metternich indossò uno dei suoi abiti durante il ballo alle Tuileries. Questo evento lo introdusse nei salotti più raffinati e da allora la sua fama crebbe a tal punto che tutti i nobili desideravano indossare le sue creazioni. Tra questi anche l’imperatrice Eugénie de Montijo, moglie di Napoleone III.
Charles Frederick Worth fu il primo couturier della storia, o meglio il primo stilista, inteso come artista creativo e non come semplice artigiano dei tessuti. Fu il primo ad inserire l’etichetta sui suoi abiti, un modo per firmare le sue creazioni ed essere ricordato; a registrare i cartamodelli da lui siglati, per evitare imitazioni e a introdurre il concetto di sfilata. Le bambole fino ad allora usate per far circolare mode e stili diversi, furono sostituite da mannequin reali, le prime indossatrici della storia, antesignane delle attuali modelle.
Con lui, la moda entrò nell’era moderna: le botteghe artigiane divennero degli atelier del lusso, quindi dei salotti raffinati dove gli stilisti ospitavano le loro esclusive clienti, sperimentando tagli e forme, materiali e tessuti, stili e colori; oggi delle maison.
L’esclusività dell’abito
Nacque l’esclusività dell’abito fatto su misura: una peculiarità adottata da tutti i couturier di fine XIX e inizio XX secolo, da Paul Poiret a Coco Chanel, da Elsa Schiaparelli a Cristobal Balenciaga, che rende ancora oggi l’haute couture intrinsecamente connessa al concetto di unicità, di un abito singolare, perfettamente cucito, in base alle misure e alle forme di un preciso individuo, con tessuti preziosi e una manifattura impeccabile.
L’Haute Couture divenne una denominazione ufficiale e legalmente registrata il 23 gennaio 1945, ma dopo la Seconda Guerra Mondiale, la moda sentiva l’esigenza di parlare ad un pubblico più ampio, anche se i couturier erano restii ad aprire le porte alla democrazia. Negli Stati Uniti, in primis, tra imitazioni e nuovi modi di produrre, si diffuse un nuovo modo di fare moda, che prendeva ispirazione dai modelli dei couturier, ma li riproduceva industrialmente ad un prezzo inferiore.
Era la fine della straordinarietà dell’abito, perché unico ed inimitabile, e l’inizio del ready to wear, e di conseguenza di quello che oggi definiamo, in extremis, fast fashion.
I parametri per definire una maison di Alta moda
Nonostante i progressi verso una moda più inclusiva e meno formale, l’Haute Couture mantiene la sua esclusività ancora oggi, configurandosi come la massima espressione dell’arte e della creatività di una maison, di avanguardie stilistiche e creative, nonché delle giuste opzioni per celebrities e reali, red carpet e grandi eventi di gala.
Solo poche maison possono sfilare durante l’Haute Couture: sono quelle che vengono annualmente approvate da un'apposita commissione gestita dalla Chambre Syndicale de la Couture e posta sotto l'egida del Ministero dell'Industria francese. Per essere considerate tali, devono rispettare alcuni parametri, quali: avere un atelier a Parigi che impieghi almeno 20 membri tecnici lavoratori a tempo pieno; realizzare capi interamente realizzati a mano (ogni dettaglio viene controllato alla perfezione da les petit mains, le sarte che svolgono questo lavoro minuziosamente) e su misura per ogni singolo cliente, che deve poterli provare personalmente; presentare al pubblico due collezioni l’anno, a gennaio e a luglio, ovviamente a Parigi, con non meno di 50 creazioni.
Haute Couture Spring Summer 2024
Ieri, Maison Margiela Artisanal, che ha la specifica dell’artigianalità proprio nel nome, ha chiuso le sfilate di Haute Couture per la presentazione delle collezioni Spring Summer 2024.
Uno show diretto da Baz Luhrmann, sotto la direzione creativa di John Galliano che, tra storie di redenzione e autoredenzione e corpi resi dismorfici tra corsetti decorticati e crinoline trasparenti, dimostra che la Couture può parlare anche di chi non possiede i mezzi per comprarla, i cui sogni però non hanno limite di budget e di pensiero.
É stata un’edizione delicata, fatta quasi di esclusiva sobrietà e quiescenza; di alieni marziani che poi tanto lontani dagli umani non sono, che fuggono dalla solitudine nonostante debbano fare i conti con il sovraffollamento della loro Terra, tra abiti 3D, volumi esagerati, pizzi, frange e microchip; di ritorni al passato; di celebrazioni al romanticismo più puro, tra tulle, strascichi, velluti e fiori tridimensionali; ma anche di nuovi modi di concepire l’haute couture, che glorifica i rituali dell’alta moda e il lavoro di chi la rende così speciale, i sarti.
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