La storia del ventaglio e l’origine della sua valenza estetica e funzionale
Il suo statement è mutato nei secoli, ma oggi l’accessorio dal fascino old style ritorna in passerella e per strada per fronteggiare il caldo torrido
Condividi su
Ausilio per rinfrescarsi, ma anche simbolo di prestigio e mezzo di seduzione, nonché strumento di comunicazione in alcune epoche, il ventaglio ha avuto innumerevoli volti e funzioni nel corso della sua storia, liberandosi oggi del suo valore sociale e trasformandosi in accessorio indispensabile per l’estate canicolare.
Dipinto a mano; incastonato di perle, di strass o di pietre; impreziosito di pizzo o di piume; in seta, in pelle sottilissima, in legno, in pergamena o in carta di riso, ne esistono di ogni materiale, colore e prezzo.
Tra le aziende che hanno contribuito maggiormente alla sua diffusione in tutta Europa, c’è senz’altro Jean-François Duvelleroy che, nata nel 1827, ha ancora un certo successo. Tra i modelli più celebri, una sofisticata e lussuosa creazione in tessuto decorato secondo la tecnica giapponese Raden e madreperla lavorata artigianalmente.
I primi esemplari di ventaglio
Le sue origini si spingono lontane nel tempo e le prime testimonianze si registrano tra gli antichi Egizi: inizialmente, si usavano grandi foglie o attrezzi fatti intrecciando vegetali, ma diversi geroglifici e bassorilievi confermano la presenza di una versione rudimentale a manico lungo, usata dagli schiavi per assolvere funzioni molto pratiche: rinfrescare i loro faraoni, scacciare gli insetti, ravvivare il fuoco.
Nella tomba di Tutankhamon sono stati rinvenuti otto ventagli e sono state altresì ritrovate raffigurazioni del loro uso dipinte sulle pareti. Erano normalmente riservati alla famiglia reale o agli ufficiali militari, spesso realizzati con piume e pietre preziose. Non a caso una delle rappresentazioni più tradizionali dell'immaginario egizio è quella del faraone rinfrescato da un servitore con un lungo ventaglio di piume.
Tra gli antichi Greci e Romani, il ventaglio o "rhipis" aveva la forma di un ramo di palma o di acacia e serviva soprattutto per allontanare gli insetti dagli altari su cui venivano posizionati i sacrifici per gli dei.
Il ventaglio dell'Estremo Oriente
La vera svolta nella storia del ventaglio e della sua evoluzione si registra in Estremo Oriente, dove in Cina veniva considerato un accessorio divino, perché si credeva che attraverso la sua oscillazione nell’aria, gli dei potessero muoversi e attraversare gli oceani. I primi ventagli erano fatti di piume e in legno di sandalo, per le sue note delicate sprigionate nell’aria da utilizzare anche come repellente per gli insetti.
Nel 32 A.C. la favorita di un imperatore cinese vergò una poesia su un ventaglio di seta rotondo, nella quale si paragonava ad un ventaglio messo da parte al giungere dell’autunno, tanto che il ventaglio d’autunno diventerà una metafora per indicare una sposa abbandonata.
Fu in Giappone che nacque l’ogi, un ventaglio pieghevole, realizzato in stecche e pagine pieghettate richiudibili, il cui meccanismo fu probabilmente ispirato dalla conformazione delle ali di pipistrello.
Questi nuovi esemplari, estremamenti più comodi, si diffusero rapidamente in Europa nel XVI secolo grazie alle relazioni commerciali portoghesi e veneziane con l’Oriente.
Uno status symbol
Durante il Rinascimento, divennero oggetti raffinati e lussuosi adorati dalla nobiltà: le esponenti della grandi famiglie aristocratiche “ostentavano” spesso i ventagli nei ritratti come status symbol e come elemento che discretamente, ma del tutto efficacemente, ne accresceva l’autorevolezza ed il carattere.
La Regina di Francia Caterina De’ Medici possedeva una ricca selezione di ventagli nel corredo da sposa e ne impose l’uso a corte, rendendolo l’oggetto più desiderabile del momento. Anche Elisabetta I d’Inghilterra li amava particolarmente, tanto da farne un suo tratto distintivo, facendosi ritrarre raramente senza: il suo intento era quello di valorizzare le mani, convinta che fossero la parte più bella del suo corpo.
I ventagli pieghevoli importati dalla Cina e dal Giappone in carta di riso e stecche di bambù subirono un cambiamento radicale per adeguarsi allo stile più sfarzoso ed eccentrico tipico delle corti europee. La struttura in bambù, detta baraja, fu sostituita da metalli lavorati incastonati di pietre preziose, avorio e legni pregiati.
Il linguaggio silenzioso del ventaglio
Durante il XVIII ed il XIX secolo, infatti, le dame della nobiltà e successivamente dell’alta borghesia ne possedevano molti esemplari: à la Fontanges, à la Pompadour, à la Madame Sans-Gêne, à la Malmaison, à la Beauharnai e molti altri da utilizzare in diverse occasioni. Ve ne erano per sancire un fidanzamento, nella corbeille de mariage (il corredo), per la presentazione a corte, per festeggiare la nascita dei figli, per gli eventi luttuosi. Sono stati ritrovati anche esemplari per bambine e da bambola.
Durante l’epoca Vittoriana, la gestualità accompagnata al ventaglio assunse un linguaggio tutto proprio, attribuito al codice galante del corteggiamento.
I balli ed i salotti venivano attraversati, grazie al ventaglio, da una sorta di telefono senza fili, che permetteva una comunicazione non verbale, conosciuta appunto come il linguaggio del ventaglio. Questo consentiva di esplicitare sentimenti e messaggi amorosi altrimenti impossibili da comunicare; tra i segnali più utilizzati: sventagliarsi lentamente comunicava di essere sposata, velocemente di essere fidanzata; appoggiarlo alla guancia o aprirlo celando lo sguardo manifestava sentimenti profondi di amore; batterlo chiuso sulla mano sinistra incitava a scrivere lettere; avvicinarlo alle labbra esprimeva il desiderio di essere baciata e così via.
Mezzo pubblicitario
Nell’Ottocento, l’invenzione della litografia e lo sviluppo dell’industrializzazione favorirono la produzione di modelli più economici e democratici, accessibili a tutti. La Spagna fu uno dei Paesi più concentrati sulla realizzazione di ventagli, tanto da essere ancora oggi, insieme al Giappone, uno dei principali produttori.
Agli inizi del ‘900, erano caratterizzati da decorazioni ispirate all’Art Nouveau e all'Art Déco, mentre Paul Poiret li trasformò in mezzo pubblicitario, quando prese l’abitudine di regalare un ventaglio imbevuto in una delle fragranze della sua Maison alle donne che partecipavano alle sue sfilate.
Negli anni ‘30 divenne extralarge e colmo di piume di struzzo: perdendo la sua funzione pratica, si trasformò in un accessorio di scena per gli spettacoli di burlesque.
Il ventaglio nella moda
Tra gli estimatori più recenti, Karl Lagerfeld gli regalò una nuova popolarità, definendolo "un muro tra il mondo e me stesso" e adottandolo come suo accessorio distintivo.
Per la cerimonia a lui dedicata al Met Gala, moltissime celebrities hanno onorato il couturier sfoggiando un ventaglio: Jordan Roth ha addirittura pensato di omaggiarlo con un abito Schiaparelli a forma di ventaglio.
Anche John Galliano lo ha spesso adottato come accessorio peculiare in diverse delle sfilate realizzate negli anni ’90 per Dior e Madonna, negli stessi anni, lo ha reso protagonista della coreografia del video musicale del singolo Vogue.
Gucci ha proposto una versione rigida nel 2017; Christopher Kane ne ha realizzato un modello con la scritta Sex stampata nero su bianco, per la capsule collection More Joy del 2019; mentre più recentemente Maria Grazia Chiuri lo ha riproposto per la sfilata Dior Cruise 2023, tenutasi a Siviglia. La collezione, ispirata alla ballerina di flamenco Carmen Amaya, ha celebrato l’estetica andalusa, con ventagli in pizzo nero, tessuto simbolo del fascino spagnolo.
[[ge:kolumbus:alfemminile:566913]]Tra proposte spiritose e modaiole e pezzi più tradizionali dal look rétro, tra mercatini e high luxury, il ventaglio è tornato nell’uso quotidiano, per farci scoprire una gestualità che ha in sé qualcosa di antico e irresistibilmente chic, persino snob, ma che, in realtà, è estremamente democratico.
Condividi su