Il logo ha ancora importanza? Un nuovo lusso sta silenziosamente ridefinendo il mercato della moda
Nel costante emergere di nuovi trend effimeri, si sta facendo strada una nuova tendenza destinata a durare, un crescente interesse per lo stile classico e sobrio che è stato chiamato “Quiet Luxury”.
La recessione del mercato e la situazione geopolitica incerta hanno portato il mondo della moda a interrogarsi e a rimpiazzare i loghi appariscenti e il massimalismo delle scorse stagioni. I capi senza tempo, i grandi classici di alta qualità destinati a durare nel tempo stanno ridefinendo il concetto di eleganza ed esclusività. Il logo, che ha vissuto momenti di grande successo, sta lentamente scomparendo a favore delle linee pulite e di un approccio improntato sulla discrezione. In questo articolo rintracciamo le origini della logomania e del suo declino, riflettendo sull’importanza del logo nello scenario contemporaneo.
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La logomania, origini e declino del fenomeno
I loghi attraggono perché permettono di comunicare agli altri consapevolmente i valori in cui crediamo, il nostro status sociale e la nostra identità ma, quando esattamente sono diventati così importanti per noi?
Quando i tempi si fanno incerti la moda si spoglia dagli eccessi: il Quiet Luxury
È già successo con la crisi del 2008 e prima ancora durante le guerre o con la “Grande Rinuncia” del XVIII secolo: la moda, nei periodi incerti, si libera dagli orpelli, diventa più sommessa, ritorna il minimalismo. Oggi i grandi brand fanno un passo indietro e puntano sulla qualità e sui capi destinati a durare nel tempo, i consumatori dal canto loro vedono l’acquisto di un capo come un investimento e sono portati a comprare meno e a puntare sui grandi classici che superano il test del tempo piuttosto che sulla collaborazione inedita o sul logo. Nasce così l’odierno fenomeno del “Quiet Luxury”, un’eleganza sussurrata che può fare a meno del logo e che ridefinisce il concetto di classe, chic ma allo stesso tempo di qualità, funzionale e versatile. Un ottimo esempio per capire meglio il fenomeno si può ritrovare nei look discreti di Gwyneth Paltrow durante il processo per un vecchio incidente che è stato molto seguito mediaticamente, nella nuova stagione di Succession, nel successo di brand come Jil Sander, Khaite, The Row e Bottega Veneta e nell’attesissimo ritorno nel Fashion System di Phoebe Philo, pioniera del minimalismo e del Quiet Luxury, questa volta con un suo brand. L’estetica del Quiet Luxury non è nulla di nuovo, si compone di capi di estrema qualità e manifattura, materiali lussuosi e forme geometriche e lineari, il logo in questo contesto diventa superfluo per intercettare lo status di chi li indossa.
La nuova narrazione della moda: sostenibilità ed esclusività discreta
La nuova tendenza del no-logo potrebbe essere un elemento a favore anche della sostenibilità, portando i consumatori ad acquistare di meno senza farsi travolgere dall’ennesimo trend passeggero. Quello che i brand Quiet Luxury portano avanti, è un’idea di eleganza senza tempo, in antitesi alla sovrapproduzione e ai ritmi sempre più veloci della moda; contemporaneamente, si sta facendo strada anche l’idea di svincolarsi dal logo puntando di più sullo stile personale. Recentemente a Milano ha aperto il primo negozio “Logo Free” dove tutti i capi esposti sono stati privati dal logo originario, una scelta per invitare il consumatore ad acquistare realmente ciò che più gli piace senza essere influenzato dal marchio.
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